Il Gran Premio di Detroit della NTT IndyCar Series, primo appuntamento dopo la Indy 500, è stato vinto da Alex Palou (Chip Ganassi Racing). Secondo posto per Kyle Kirkwood (Andretti Global), terzo Graham Rahal (Rahal Letterman Lanigan Racing). Il pilota spagnolo, campione in carica, ha massimizzato la partenza dalla pole position con una vittoria di autorità.
That’s win No. 4 for Mr. Perfect in 2026 🔥 pic.twitter.com/4evf8kOWYK
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Il week end di gara è stato caratterizzato da un guaio ai motori Chevrolet che, dopo alcune rotture patite nelle prove, ha sostituito i propulsori su numerosi dei veicoli forniti ai team. Nonostante questo, il podio è stato interamente monopolizzato da motori Honda, con la monoposto di Alex Palou in totale livrea HRC (Honda Racing Corporation – NDR). Se consideriamo che si correva nella “Motor City” dove ha sempre avuto sede General Motors, si tratta di uno smacco difficile da digerire.
Detto questo, Chip Ganassi Racing le ha letteralmente azzeccate tutte. E, quando le azzecchi tutte e hai Alex Palou in macchina, la vittoria è una naturale conseguenza. Nonostante le numerose caution, infatti, la squadra ha sempre saputo quando richiamare la monoposto numero 10, permettendo a Palou di essere sempre al posto giusto nel momento giusto. L’ultimo stint con gomma dura, difendendosi da Kirkwood con gomma morbida, ha ribadito — come se ce ne fosse stato bisogno — i reali valori in campo. Peccato per Scott Dixon, costretto al ritiro per problemi all’ibrido. Quello di Ganassi è uno dei team più ambiti a livello di mercato, dal momento che Scott Dixon è in scadenza.
Andretti Global ha raccolto molto meno di quanto meritasse in questo week end. Sì, perché con un Will Power finalmente a suo agio con la macchina e un Kirkwood che nei cittadini gioca sempre in casa, era lecito aspettarsi non dico un primo e un secondo posto, ma almeno un doppio podio assolutamente sì. Purtroppo Power è stato toccato da Scott McLaughlin (Team Penske) e ha concluso anzitempo la sua gara, lasciando l’australiano con l’amaro in bocca. Kirkwood si è comunque rimesso in carreggiata e la speranza è che, d’ora in avanti, si riveda il Kyle di inizio stagione. I precedenti, purtroppo, non giocano a favore del nativo di Jupiter (Florida – NDR), che qui lo scorso anno vinse la gara e poi sparì letteralmente nella seconda parte di stagione. Discorso differente per il terzo pilota della scuderia, Marcus Ericsson: le voci sull’avvicendamento con Dennis Hauger sembrano essersi fatte più insistenti, d’altra parte il vincitore della Indy 500 del 2022 è da tempo in evidente difficoltà rispetto ai compagni di squadra.
Hard fought street fight. STL up next ➡️ pic.twitter.com/cUE0O1zuX8
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Rahal Letterman Lanigan Racing sta iniziando a prendere davvero confidenza con il podio. Il buon Graham è arrivato terzo, anch’egli con gomma dura nell’ultimo stint. Ottimo settimo posto per Louis Foster, peccato per Mick Schumacher, coinvolto in un duello con David Malukas (Team Penske) e giunto ventunesimo. La crescita della squadra è evidente e, per la prossima stagione, rischia di diventare una destinazione gradita a più di un pilota. Staremo a vedere, ma vedere squadre crescere così tanto quando venivano considerate di media classifica, fa davvero molto piacere.
Arrow McLaren ha messo finalmente due macchine in top 5, con Pato O’Ward quarto e Christian Lundgaard quinto. Mai in lotta per le posizioni da podio, i piloti papaya sono apparsi comunque tonici e pimpanti. Gran parte della griglia è in scadenza di contratto e, Tony Kanaan (Team Principal di Arrow McLaren – NDR) ha già fatto sapere a Nolan Siegel che, per avere la riconferma in ottica 2027, dovrà finire la stagione in top ten. Allo stato attuale, con il quindicesimo posto di oggi, l’impresa sembra piuttosto disperata.
Now that was a fight to the finish. 💪👏 pic.twitter.com/AylKf1xpok
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Team Penske che disastro, con il tema David Malukas di estremo interesse. Apparso sconvolto dopo il secondo posto della Indy 500, con la vittoria sfuggita per un soffio, il pilota di origini lituane è arrivato a Detroit nervoso e tutt’altro che sereno. Botta nelle qualifiche, partito ultimo, e poi scontro con Mick Schumacher durante la gara. Risultato? Diciottesimo posto, a tre giri di distacco dal vincitore. Il contraccolpo psicologico della 500 miglia di Indianapolis ha evidentemente lasciato delle scorie. Male Scott McLaughlin che, dopo una prima parte di gara molto buona, ha pensato bene di mettere a muro l’ex compagno di squadra Will Power, concludendo la gara di fatto con un rientro ai box. A tenere alta la bandiera del team di The Captain, ci ha pensato l’infortunato Josef Newgarden, giunto decimo con evidenti difficoltà in frenata (infortunio al piede sinistro – NDR). Se la stagione continuerà in questo modo, possiamo serenamente aspettarci dei cambi di pilota.
Adesso si vola a St. Louis, per il terzo e ultimo appuntamento del trittico post-Indianapolis.
A battle until the very end 💥
Where did your favorite driver finish in Detroit? pic.twitter.com/PRP1Mt80N3
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