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mercoledì, Ottobre 14, 2026
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Pirro difende la FIA: «Ci sta che sbagli l’arbitro»

Il guasto software di Sepang e l'errore umano della direzione gara nella Sprint Qualifying di Singapore hanno messo la FIA sotto accusa. Emanuele Pirro, ex commissario sportivo e oggi presidente della Commissione Monoposto, invita a non gridare allo scandalo: più la tecnologia è complessa, più cresce la possibilità di sbagliare, e nessuno ha mai scritto che la Federazione sia infallibile. Precisa però che difenderla è l'ultima cosa che vuole fare e che dagli errori bisogna imparare.

Emanuele Pirro con la Dallara della Scuderia Italia al Gran Premio degli Stati Uniti 1991

Nel giro di cinque giorni la FIA è finita due volte sul banco degli imputati. Il 4 ottobre, a Sepang, durante i giri di formazione del Gran Premio del Bahrain corso in Malesia, diverse monoposto hanno perso potenza fino a fermarsi. La procedura di partenza è stata sospesa e la Federazione ha distribuito alle squadre un aggiornamento software d’emergenza durante l’attesa per la pioggia. Il 9 ottobre, nella prima fase della Sprint Qualifying di Singapore, un errore umano della direzione gara ha lasciato l’Overtake Mode disattivato dopo la bandiera rossa, per poi riattivarlo per 27 secondi e spegnerlo di nuovo.

Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto della Federazione, ha ammesso entrambi gli sbagli. Sul caso di Singapore ha parlato di «un bel pasticcio, francamente», visto l’effetto sui tempi di alcuni piloti. Da lì sono piovute critiche, anche dure, a una Formula 1 che sembra inciampare nella propria complessità.

Chi conosce la FIA dall’interno la vede in un altro modo. Emanuele Pirro, ex pilota di Formula 1 e cinque volte vincitore a Le Mans, è stato commissario sportivo nei Gran Premi e oggi presiede la Commissione Monoposto della Federazione. Interpellato su Sepang e sul peso della parte elettrica, che secondo molti porta a situazioni imbarazzanti, ha risposto così:

«Se un problema tecnico è una situazione imbarazzante… chi è senza peccato scagli la prima pietra. Le macchine si fermano, i piloti vanno a sbattere. Partiamo dal presupposto che tutto, anche le cose più sofisticate, l’elettronica eccetera, è fatto da uomini: perciò più una cosa è complessa, più è alta la possibilità, nonostante tutti i controlli, che non vada bene.»

Pirro non vuole fare il gioco del «meglio oggi o meglio ieri». Ricorda però che «ieri le macchine si rompevano tantissimo», e rigira la domanda a chi critica:

«Così come può sbagliare un team, perché non una volta la Federazione? Dove sta scritto che la Federazione è infallibile, compresi i commissari sportivi? Tante volte da fuori siamo così bravi a puntare il dito contro gli errori che ci dimentichiamo la qualità.»

Per spiegarsi racconta di un professore di matematica che all’università svolge una serie di operazioni semplici e ne sbaglia una sola, apposta. Tutti si mettono a ridere, e lui fa notare che delle 99 operazioni giuste non si era accorto nessuno. Pirro allarga il discorso alla tecnologia in generale: «bisogna conviverci, che ci piaccia o no. Bisogna accettarla, bisogna capirla e bisogna utilizzarla». Il guasto di Sepang, per lui, non è stato «un problema così grosso».

«L’ultima cosa che voglio fare è difendere la FIA»

Pirro tiene a precisare che non parla per spirito di corpo. La difesa d’ufficio, anzi, è proprio quello che vuole evitare:

«Veramente, l’ultima cosa che voglio fare è difendere la FIA. Però sinceramente penso che non è che, siccome è una Federazione, debba essere a prova di bomba. Questo non significa che uno non debba sempre cercare di fare meglio, però secondo me ci sta che qualche volta sbagli l’arbitro: sbagliamo tutti, insomma. L’importante è poi imparare dagli errori.»

Per chiudere il ragionamento cita a memoria un pensiero di Gian Paolo Dallara, l’ingegnere che costruiva i telai della Scuderia Italia con cui Pirro ha corso in Formula 1 nel 1990 e nel 1991. Dallara, racconta, non vuole ingegneri che hanno paura di sbagliare: li vuole giovani, disposti a osare, a sbagliare e a vedere nell’errore un’occasione per crescere. «Questa è un po’ la filosofia di un mondo votato al progresso», conclude Pirro.

Il ragionamento ha una sua logica, con un limite. L’errore di una squadra lo paga soprattutto chi lo commette. Quando sbaglia chi scrive e applica le regole, il conto arriva agli altri: a Singapore Carlos Sainz è stato eliminato nella SQ1, è partito ultimo nella Sprint e ha accusato la Federazione di non tenere in alcun conto l’equità sportiva. Imparare dagli errori, come chiede Pirro, vuol dire allora spiegare che cosa non ha funzionato e come si eviterà che succeda di nuovo. Su Sepang la FIA ha avviato una revisione completa con squadre e costruttori, e il software delle power unit per il bagnato sarà rivisto di nuovo prima del Gran Premio degli Stati Uniti. Ad Austin si vedrà se la lezione è servita.