Quando parliamo di Formula 1 parliamo di uno sport professionistico di altissimo livello. Il Circus non è soltanto prestazione: è un evento planetario che muove interessi commerciali e una quantità impressionante di soldi. In soldoni, scusate il gioco di parole, la F1 è la punta di diamante del motorsport. O almeno dovrebbe esserlo.
E come si trattano i diamanti? Con cura maniacale, attenzione ai dettagli e strumenti affidabili. Ecco: nella stagione 2026, almeno finora, qualcosa è andato storto.
Mettetevi comodi: la lista è lunga.
GP di Singapore, qualifiche Sprint. Dopo la bandiera rossa provocata dall’incidente di Sergio Perez nella SQ1, l’Overtake Mode, che consente un maggiore dispiegamento di energia elettrica, non è stato riattivato alla ripartenza. Poi qualcuno in Race Control si è accorto della dimenticanza e ha rimesso tutto su ON. Per ventisette secondi. Quindi di nuovo OFF. Una finestra sufficiente a creare condizioni diverse tra i piloti. La FIA ha ammesso l’errore umano e il suo impatto sulle prestazioni di alcune monoposto. In una categoria che misura tutto al millesimo, ventisette secondi di improvvisazione sono un’eternità. Nella stessa sessione, giusto per gradire, il cronometraggio ufficiale gestito da FOM non ha registrato subito alcuni tempi sul giro.
GP del Bahrain in Malesia, Sepang. La pioggia ha scombinato i piani, causando un tiramolla sull’orario di partenza, con i piloti che non sapevano più se aspettare nell’abitacolo, nel box o direttamente al bar. Poi, nei giri di formazione, diverse monoposto hanno perso potenza a bassa velocità sul bagnato: un problema legato alla gestione software dell’energia. Partenza sospesa e aggiornamento d’emergenza. La FIA ha poi spiegato che il software era stato verificato in simulazione e nelle prove libere di altri Gran Premi. A tradirlo è stata la combinazione di bassi regimi e limiti di potenza in certe zone del circuito, che ha prodotto un effetto inatteso. Quindi no, non era un aggiornamento mai testato: era un test che non aveva intercettato il problema. Piccola differenza, enorme sostanza. E per fortuna alla fine la gara è partita: il triplete pioggia, software e GP al simulatore sarebbe stato roba da Mourinho dei tempi d’oro.
GP di Spagna, Madring. La Virtual Safety Car (VSC) è entrata in scena proprio dopo che Lando Norris aveva superato l’ingresso della pit lane. Kimi Antonelli e Max Verstappen ne hanno approfittato per fermarsi; Norris ha perso la finestra favorevole e, dopo una sosta lenta, è scivolato indietro. Tempismo crudele? Certamente. Errore della Direzione Gara? Non necessariamente: la VSC è stata attivata per l’Aston Martin di Lance Stroll, rimasta nella via di fuga con i freni in avaria, e la sua durata dipende dalla gestione della situazione in pista, non dalla convenienza strategica dei piloti. Anche se penalizzare proprio il leader della corsa resta quantomeno opinabile e meriterebbe una riflessione. La beffa per Norris resta.
Il GP di Monaco, infine, ha trasformato il cronometraggio in un giallo. Diverse vetture sono state sanzionate per eccesso di velocità in pit lane, sulla base dei dati del Cronometrista Ufficiale. Il problema riguardava la misurazione di una zona della corsia box: la distanza impostata per il calcolo era più lunga di 77 centimetri rispetto a quella rilevata successivamente. FIA e FOM hanno dovuto ammettere l’errore nei dati e gli steward hanno restituito il podio a Pierre Gasly. Non era finita: su ricorso di McLaren e Red Bull, la Corte d’Appello Internazionale della FIA ha rimesso le penalità al loro posto e fissato la classifica definitiva solo a inizio settembre, tre mesi dopo il GP. Non proprio il modo più rapido per stabilire chi è arrivato davanti a chi.
A questo punto la domanda viene da sé.
Chi deve rispondere degli errori: FIA, FOM, Direzione Gara, Cronometrista Ufficiale? Non sono sinonimi e non hanno tutti le stesse responsabilità. Ma se i sistemi tecnici, le procedure e le decisioni sportive si inceppano a ripetizione, qualcuno deve spiegare che cosa non ha funzionato e come evitare il bis.
Perché la Formula 1 è cresciuta in tecnologia, complessità e interessi. Forse, ogni tanto, la maionese impazzisce perché chi è ai fornelli non riesce più a tenere il ritmo. Gli errori possono capitare: siamo umani. Ma quando si accumulano servono risposte, non soltanto comunicati.
Passino gli errori. Gli orrori, invece, no.

















