Ad
mercoledì, Ottobre 14, 2026
Home Notizie Interviste - Pit Talk Antonelli arma letale, Pirro: «Dov’è la fregatura?»

Antonelli arma letale, Pirro: «Dov’è la fregatura?»

A pochi giorni dal primo match point di Austin, Emanuele Pirro descrive Kimi Antonelli come un'arma letale, un pilota con così tante qualità da far chiedere dove sia la fregatura. L'ex pilota di Formula 1, cinque volte vincitore a Le Mans e per un anno alla guida del programma giovani della McLaren, spiega perché oggi la gioventù può essere un vantaggio e quanto contino accademie come quella della Mercedes. E racconta di non aver mai avuto modelli: voleva diventare il meglio di sé stesso.

Kimi Antonelli con la Mercedes durante il Gran Premio del Bahrain in Malesia 2026

Domenica 25 ottobre, ad Austin, Kimi Antonelli avrà la prima occasione per chiudere il Mondiale. Dopo Singapore il pilota della Mercedes ha 340 punti, 102 più di George Russell e 111 più di Lewis Hamilton. Per diventare campione già in Texas dovrà vincere, con Russell nono o più indietro e Hamilton quinto o più indietro. Ha vent’anni, è alla seconda stagione in Formula 1 e ha già vinto otto Gran Premi.

I giovani di talento Emanuele Pirro li ha visti crescere da vicino. Romano, classe 1962, alla fine degli anni Ottanta era il collaudatore della McLaren-Honda di Ayrton Senna e Alain Prost. Poi ha disputato 37 Gran Premi con Benetton e Scuderia Italia tra il 1989 e il 1991, e con l’Audi ha vinto cinque volte la 24 Ore di Le Mans. Tra il 2023 e il 2024 ha guidato per un anno il programma di sviluppo dei giovani piloti della McLaren, e oggi presiede la Commissione Monoposto della FIA. Di Antonelli parla così:

«Kimi è un’arma letale. Sai quando vivi un sogno e ti viene da darti un pizzicotto perché pensi “non è vero”? Kimi ha così tante qualità che viene quasi da chiedersi: dov’è la fregatura? È tutto così perfetto. In più è un ragazzo normale, è un ragazzo gentile, è un ragazzo educato ma non in modo forzato: è genuino, è fantastico.»

Il diamante grezzo

Alla domanda su come un pilota di vent’anni riesca a isolarsi e a restare calmo quando si cala il casco, davanti a gente che fino a pochi anni prima guardava in televisione, Pirro parte da un’immagine che secondo lui descrive bene il motorsport di oggi:

«Il motorsport è cambiato tanto negli ultimi anni. Spesso si dice “un diamante grezzo”: secondo me si adatta benissimo al motorsport di oggi, perché chiaramente un pilota deve avere tanto del suo quando nasce, quello che in modo un po’ vago si definisce talento naturale. Però adesso ci sono queste accademie, e la Mercedes è bravissima, che aiutano un pilota a crescere nel miglior modo possibile. Oramai guidare è una scienza, non è più una disciplina di autodidatti come ai tempi miei.»

Nel caso di Antonelli quella struttura c’è da quando era un bambino. La Mercedes lo ha inserito nel suo programma junior nell’aprile del 2019, a 12 anni, dopo i titoli nei kart. Da lì il percorso non ha conosciuto pause: i campionati italiano e tedesco di Formula 4 vinti nel 2022, la Formula Regional europea nel 2023, il passaggio diretto in Formula 2 con la Prema nel 2024 senza fermarsi in Formula 3, e il debutto in Formula 1 nel 2025, al posto di Hamilton passato alla Ferrari.

Per Pirro, Kimi è un misto tra quello che aveva dalla nascita e quello che ha imparato strada facendo, «quello che gli inglesi chiamano nature or nurture», e buona parte del merito va a chi lo ha accompagnato. Poi aggiunge un’osservazione che ribalta il modo in cui si guardava ai giovani piloti fino a qualche decennio fa:

«Paradossalmente, quando sei così giovane, hai quell’incoscienza per cui neanche ti rendi completamente conto di cosa stai vivendo, dei mostri sacri contro cui stai combattendo. Perciò in qualche modo la gioventù, che nell’automobilismo del passato era un handicap per inesperienza (negli anni 70-80 un pilota giovane doveva farsi un sacco di gavetta prima di esprimersi al meglio), adesso può essere anche un vantaggio, perché hai quella spensieratezza che poi, crescendo, ti viene a mancare.»

Di quella spensieratezza Antonelli ha dato più di una prova. A Monza, il 6 settembre, è partito diciannovesimo per aver superato il numero di componenti della power unit consentiti e ha vinto, prendendosi la testa a pochi giri dalla fine con un sorpasso su Russell. Nessun italiano vinceva il Gran Premio d’Italia dai tempi di Ludovico Scarfiotti, nel 1966. A Singapore, l’11 ottobre, ha chiuso terzo dietro a Max Verstappen e Charles Leclerc, mentre Russell e Hamilton finivano fuori dal podio.

Senza modelli

Antonelli non ha mai nascosto il suo idolo. È Senna, scoperto da bambino guardando i DVD delle sue gare, al punto da scegliere il numero 12 in suo onore. Pirro, che quella McLaren la conosceva dall’interno, racconta invece di non essersi ispirato a nessuno quando è arrivato in Formula 1:

«Io sinceramente a nessuno ma non per presunzione. Io sono fatto in un modo, giusto o sbagliato: le mode non mi sono mai piaciute, sono sempre andato avanti per la mia strada. Chiaramente avevo i miei idoli, stimavo tantissimo un sacco di persone, però modelli, sia nella vita che nelle corse, non ne ho mai avuti.»

Questo non vuol dire che abbia fatto tutto da solo. Pirro riconosce di aver preso molto dalle persone straordinarie incontrate in pista e fuori, che lo hanno aiutato a diventare «una persona migliore». L’obiettivo però era un altro:

«Ho sempre colto l’opportunità di catturare il meglio delle persone straordinarie con cui ho avuto a che fare, che sono state tante. Però da dire “io voglio diventare Tizio, Caio o Sempronio”, no: io volevo diventare il meglio di me stesso, e quello era il mio obiettivo.»

Pirro viene da un automobilismo in cui si imparava da autodidatti e si aspettava il proprio turno, Antonelli è entrato in un’accademia a dodici anni ed è arrivato in Formula 1 a diciotto. Il giudizio di Pirro vale proprio perché arriva da uno che i modelli non li ha mai cercati, che ha visto lavorare da vicino Senna e Prost e che oggi, davanti a un ventenne, ammette di non trovargli un difetto. Ad Austin servirà una vittoria e un aiuto da Russell e Hamilton. Altrimenti resteranno le ultime gare della stagione, con un margine di oltre cento punti da amministrare.