Il momento difficile della Ferrari prosegue, anche se all’orizzonte si intravede qualche timido spiraglio di luce. Dopo cinque gare senza podio la Rossa ha arpionato un terzo posto a Sepang con Lewis Hamilton. Il “Vecchio Leone” ha dimostrato ancora una volta di che pasta è fatto, caricandosi sulle spalle l’intera squadra in una situazione a dir poco compromessa. Ha raddrizzato una gara che sembrava persa. Solo i grandi campioni non si danno mai per vinti, soprattutto quando hanno a disposizione una macchina che consente di fare determinate cose.
Nelle mani di Lewis la SF-26 ha dimostrato che il passo c’era, soprattutto con le gomme soft. Al netto delle scelte del muretto al via, a dir poco discutibili, a fare la differenza è stata la testardaggine (in senso buono) di Hamilton. Partito con le slick su una pista ancora bagnata, nella prima parte di gara l’inglese si è rifiutato di rientrare ai box per montare le intermedie: sapeva che una sosta in più non avrebbe avuto senso.
«No, abbiamo già preso la decisione. Dobbiamo conviverci, e resteremo fuori finché questo dannato posto non si asciuga».
Il prezzo è stato alto, con Hamilton scivolato nelle retrovie a oltre un minuto dalla testa. Poi le due Safety Car e il ritiro di George Russell gli hanno dato una mano, inutile negarlo. Questo però non toglie nulla a una rimonta splendida, chiusa con il sorpasso su Isack Hadjar a tre giri dalla fine. Forse a Maranello dovrebbero ascoltare di più il sette volte campione del mondo, e non solo quando si parla di strategia di gara.
L’esperienza di Lewis non può che far crescere il team del Cavallino Rampante. Le parole di un pilota vincente ed esperto come il britannico possono essere utili alla Ferrari, magari non tanto per la progettazione della monoposto quanto per tutto ciò che riguarda il “muoversi in sincronia” all’interno della squadra. Una squadra vincente nasce anche dall’unione degli uomini che la compongono. Su questo Lewis può portare l’armonia e l’energia positiva che servono a Maranello, oltre a essere un gran motivatore per tutto il gruppo.
È una dote che forse Charles Leclerc, a differenza del compagno di squadra, al momento non possiede. Sul talento e sulla velocità del monegasco non si discute. Charles però non sembra ancora capace di fare gruppo dentro la Ferrari come Hamilton, e forse gli servirà altra esperienza per arrivarci. In parte va capito: da quando è a Maranello ha raccolto qualche vittoria, mai un titolo. Anche a Sepang, chiuso al quarto posto, ha avuto da ridire con il team. E ci sta, perché Charles non è in Formula 1 per arrivare quarto.
Ora la Ferrari dovrà confermare a Singapore, già il prossimo fine settimana, quanto di buono visto in Malesia. Sulla carta il tracciato di Marina Bay potrebbe essere amico della SF-26, anche se ormai parlare di piste favorevoli o meno serve a poco. Il team di Maranello deve chiudere il Mondiale nel miglior modo possibile, magari evitando altri errori di strategia. Alla Ferrari manca un traghettatore, o forse non si erano ancora accorti di averlo già in casa? A Sepang si è visto che quando la squadra si fida fino in fondo di Lewis i risultati arrivano. Coincidenza? Lo diranno le prossime gare.
Alberto Murador


















