Sulla carta il Mondiale 2026 finisce ancora il 6 dicembre sotto le luci di Yas Marina, una settimana dopo il Gran Premio del Qatar. Chi però mette in fila quello che è successo nelle ultime settimane fatica a crederci. La situazione in Medio Oriente, che in primavera ha già tolto dal calendario Bahrain e Arabia Saudita, resta incerta, e intorno all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari gli indizi si stanno accumulando uno sopra l’altro.
Nessuno, in Formula 1, ha ancora pronunciato la parola cancellazione. Quello che si vede è una serie di scelte concrete, e quasi tutte portano a Imola.
Una scadenza che continua a scivolare
A luglio Stefano Domenicali aveva indicato la metà di settembre come termine per decidere il destino delle ultime due gare. La data è legata alla logistica: il materiale diretto nel Golfo viaggia in buona parte via nave, e le navi devono partire con settimane di anticipo. Settembre è passato senza annunci. Oggi i team principal parlano apertamente di metà ottobre.
«Stefano punta a comunicarcelo a metà ottobre, così sapremo tutti qual è la situazione. Imola si sta preparando nel caso dovessimo correre lì.»
Così Ayao Komatsu, team principal della Haas. Mattia Binotto, a capo del progetto Audi, è stato ancora più netto.
«Metà ottobre è l’ultima chiamata per una decisione del genere.»
Il rinvio ha una spiegazione economica prima ancora che organizzativa. Secondo le stime più diffuse, le fee di Qatar e Abu Dhabi valgono insieme tra i 95 e i 113 milioni di dollari, mentre un GP a Imola porterebbe nelle casse di FOM una frazione di quella cifra. Chi cancella per primo rischia di pagare il conto, e finché nessuno si muove il calendario resta formalmente intatto. Il Corriere dello Sport, già il 9 settembre, aveva scritto che la gara era di fatto assegnata a Imola, con tanto di nome, Gran Premio dell’Emilia-Romagna e del Made in Italy, e che il silenzio ufficiale dipendeva solo da ragioni assicurative e dal rischio di penali.
I cantieri parlano più dei comunicati
L’indizio più solido è il via libera che Formula One Management ha dato all’autodromo per montare tribune provvisorie, aree hospitality per squadre e ospiti, una sala stampa temporanea e una fan zone. I costi restano a carico della F1 anche se a dicembre a Imola non dovesse correre nessuno. Difficile pensare che si spendano soldi per un semplice esercizio di stile.
Il resto del quadro va nella stessa direzione. Gli alberghi della zona tengono bloccate da settimane le prenotazioni per il primo weekend di dicembre. Il 15 e 16 settembre la pista ha ospitato i test Pirelli sulle gomme 2027: Lewis Hamilton e Charles Leclerc hanno girato con la SF-26 (64 e 63 giri), il giorno dopo è toccato alla Racing Bulls. Il sindaco Marco Panieri era nel paddock di Baku per seguire da vicino la trattativa, e Leclerc, a Spazzate Sassatelli, frazione di Imola, per inaugurare il centro civico, ha salutato il pubblico con un «spero di rivedervi a fine anno» che in città nessuno ha preso come una frase di circostanza.
Domenicali e quel «si parlerà italiano»
Il 26 luglio, dopo il Gran Premio d’Ungheria, Domenicali aveva scelto parole prudenti per il Golfo e molto meno prudenti per l’alternativa.
«Aspetteremo Qatar e Abu Dhabi fino all’ultimo minuto possibile e vogliamo essere positivi al riguardo. Altrimenti, può darsi che si parlerà italiano.»
Detto dal numero uno della F1, imolese di nascita e cresciuto proprio intorno a quell’autodromo, non suona come una battuta buttata lì. A settembre ha ripetuto che il calendario resta confermato fino ad Abu Dhabi, senza mai escludere il piano B.
C’è poi la classifica. Dopo Baku Kimi Antonelli, bolognese, guida il Mondiale con 66 punti di vantaggio su George Russell. Un ultimo atto a mezz’ora da casa sua, con Maranello a un’ora di strada e la Racing Bulls di casa a Faenza, sarebbe un evento che per la F1 vale molto più di un semplice rimpiazzo. E sarebbe anche la prima chiusura di stagione in Europa dal 1997, quando a Jerez si decise il duello tra Villeneuve e Schumacher.
Il resto del motorsport ha già scelto
Un segnale forte arriva anche dalle altre categorie. Il WEC ha cancellato le gare di Qatar e Bahrain e le ha sostituite con Barcellona e Monza. La MotoGP, che come la F1 fa capo a Liberty Media, si prepara a rinunciare al suo GP del Qatar dell’8 novembre senza sostituirlo. L’Asian Le Mans Series correrà l’intera stagione invernale in Europa, la 24 Ore di Dubai è stata spostata a Kyalami e la Porsche Carrera Cup Middle East si è fermata a tempo indeterminato.
Anche le formule propedeutiche hanno fatto le valigie. La F4 UAE e la Formula Regional Middle East, da anni appuntamento fisso di gennaio per i giovani che puntano alla F1, non si correranno più a inizio anno: il promotore Top Speed le ha spostate a fine 2027. Quasi tutti gli organizzatori hanno messo nero su bianco lo stesso problema, cioè costi e affidabilità dei trasporti verso il Golfo. È esattamente il nodo con cui deve fare i conti anche la F1.
Perché proprio Imola
Le alternative sono cadute una dopo l’altra. Portimão ha in corso i lavori per i Gran Premi del Portogallo 2027 e 2028. Il Paul Ricard si porta dietro vincoli operativi e la legge Évin, che in Francia limita la pubblicità di alcol e tabacco. Una seconda gara a Las Vegas è stata scartata per non svalutare l’evento. Istanbul e Barcellona sono state citate senza che nessuno ci mettesse mai mano.
Imola, invece, sa già come si fa. Nel 2020 ha ospitato un GP a novembre, inserito in corsa nel calendario stravolto dal Covid, e nel 2021 ha preso il posto della Cina. L’ultima volta che la F1 ci ha corso era il 18 maggio 2025, con la vittoria di Max Verstappen.
Anche la data ha una sua logica. Da Las Vegas, dove si corre il 21 novembre, il materiale non può arrivare in Italia senza passare dal Regno Unito, e il 29 novembre sarebbe troppo stretto: per questo si parla del 6 dicembre. C’è poi un conto che torna. Il calendario attuale ha 23 gare e almeno un contratto televisivo ne richiede un minimo di 22: sostituendo Abu Dhabi con Imola e rinunciando al Qatar, la F1 resterebbe esattamente sulla soglia.
Resta l’inverno romagnolo, l’obiezione più frequente. Binotto la liquida ricordando che a inizio dicembre Imola è più calda di Las Vegas, e anche Pirelli non vede criticità particolari, a parte un riscaldamento delle gomme più lento. Il vero limite è la luce: il sole tramonta intorno alle 16:30, quindi la partenza andrebbe anticipata a prima delle 13 per lasciare margine a safety car e bandiere rosse. Chi conosce la pista da una vita, come Gian Carlo Minardi, ha già detto di non temere il freddo e di vedere nella nebbia l’unica vera incognita di un Gran Premio a dicembre.
Cosa manca
Manca la parola della F1, e non è un dettaglio. I promotori di Doha continuano a ripetere che il Qatar è sicuro e che l’aeroporto funziona a pieno regime. Abu Dhabi aggiunge concerti al programma del weekend come se nulla fosse, ed entrambe le gare risultano esaurite. Dal paddock di Baku è arrivato l’ennesimo messaggio: il piano A resta correre nel Golfo. Hamilton, per dire, ci andrebbe volentieri.
«Personalmente voglio andarci. Adoro correre in Medio Oriente.»
Il punto è che un piano A difeso a parole e un piano B finanziato con tribune, hospitality e alberghi bloccati raccontano due storie diverse. A metà ottobre si capirà quale delle due era quella vera. Se le navi partiranno per il Golfo, a Imola resterà un allestimento pagato e mai usato. Altrimenti il Mondiale 2026 si chiuderà nella città del suo amministratore delegato, e sarà difficile sostenere che sia stato un caso.

















