Quando si discute del futuro di Frédéric Vasseur di solito si parla di risultati, strategie sbagliate e rapporti con i piloti. Leo Turrini alza lo sguardo di un paio di piani, fino agli uffici dove si prendono le decisioni che contano. E lì, a suo giudizio, la Ferrari di oggi ha un vuoto che le gestioni del passato non avevano.
«È assolutamente evidente: io non voglio fare il nostalgico di Montezemolo, che per me è stato un presidente straordinario. Ma posso dirti che, pur avendo idee certamente diverse nell’approccio alla materia, anche Marchionne era un presidente che trasmetteva quanto ci teneva.»
Da Montezemolo a Elkann
Luca di Montezemolo ha guidato Maranello dal 1991 al 2014, gli anni della ricostruzione affidata a Jean Todt e dell’era Schumacher. Dopo di lui è arrivato Sergio Marchionne, presidente fino alla morte nel luglio del 2018: un manager con un’idea di corse molto diversa, esigente fino all’eccesso, che però in pista si faceva vedere e di Formula 1 parlava in prima persona. Da allora la presidenza è di John Elkann, mentre dal settembre 2021 l’amministratore delegato è Benedetto Vigna, fisico di formazione arrivato dalla STMicroelectronics.
«Oggi abbiamo John Elkann, che ha uno stile completamente diverso. E allora siamo schietti: quando il curato di campagna, alias Fred Vasseur, ormai alla fine del suo quarto anno in quel ruolo, va a parlare con i vertici dell’azienda, trova Benedetto Vigna, l’amministratore delegato, molto probabilmente un genio su altre cose ma che non sa assolutamente niente di Formula 1, e John Elkann, che non sa niente di Formula 1 neanche lui.»
Un team principal senza sponda
Il giudizio è durissimo e va preso per quello che è, l’opinione di chi Maranello la frequenta da decenni. Il problema che solleva però è concreto. Un team principal ha bisogno di qualcuno sopra di sé che capisca davvero cosa gli sta chiedendo quando domanda tempo, soldi o un tecnico da un’altra squadra. Senza quella sponda, ogni decisione diventa una trattativa con chi ragiona da azienda quotata in Borsa.
In famiglia resta un solo nome, e Turrini lo fa con una punta di affetto e parecchia amarezza.
«Quindi chi sono i referenti di Vasseur? Il mio amico Piero Ferrari ha 81 anni.»
Piero Ferrari, figlio del fondatore e vicepresidente dell’azienda, è rimasto l’ultimo legame diretto con la storia sportiva della Rossa. Ma non si può chiedere a lui di fare da parafulmine alla Gestione Sportiva. Chiunque siederà sul muretto nel 2027, che sia ancora Vasseur o un suo successore, rischia di trovarsi nella stessa posizione: solo, con un amministratore delegato che guarda ai conti trimestrali e un presidente che ha molti altri fronti aperti, da Stellantis alla Juventus. Cambiare il team principal, in queste condizioni, basterà?

















