Tra storia e leggenda
Quando nel 1973 il circuito di Interlagos fece il suo debutto ufficiale nel calendario del Mondiale di Formula 1, il Brasile stava vivendo un’epoca di entusiasmo automobilistico senza precedenti. La nazione, spinta dal talento di Emerson Fittipaldi, appena campione del mondo con la Lotus, si scopriva innamorata delle corse come poche altre al mondo.
L’asfalto di San Paolo, costruito attorno a due laghi artificiali — da cui il nome Interlagos, “tra i laghi” — diventò presto teatro di gare epiche, caotiche e imprevedibili, spesso condizionate da un meteo che cambia in pochi minuti, dal sole cocente al diluvio tropicale.
Gli eroi di casa: da Fittipaldi a Senna
Negli anni ’70 e ’80 il Brasile divenne una potenza sportiva anche in Formula 1. Dopo Fittipaldi arrivarono Carlos Pace, cui il circuito venne dedicato dopo la sua scomparsa nel 1977, Nelson Piquet e infine Ayrton Senna, che trasformò il GP di casa in una vera e propria questione d’onore.
Il 1991 resta scolpito nella memoria collettiva degli appassionati: Senna vinse con la McLaren nonostante un problema al cambio che gli lasciò la sola sesta marcia. L’urlo “Finalmente!” che accompagnò la bandiera a scacchi e il crollo di Ayrton sul podio, stremato, è forse una delle immagini più umane e potenti della storia della Formula 1.
“I don’t believe it!”
The emotions came pouring out after Senna’s first home victory in 1991! #F1 #BrazilGP pic.twitter.com/MsDUJPhoc4
— Formula 1 (@F1) November 4, 2025
Ferrari a Interlagos: gioie e rimpianti
Il Brasile è stato spesso terreno fertile ma anche amarissimo per la Ferrari.
Il primo successo risale al 1977 con Carlos Reutemann, seguito da leggende come Nigel Mansell, Alain Prost, Michael Schumacher, Kimi Räikkönen, Felipe Massa e Sebastian Vettel.
Indimenticabile il 2008, quando Massa vinse la gara e per 38 secondi fu campione del mondo prima che Hamilton, con il celebre sorpasso su Glock all’ultima curva, ribaltasse la storia. Le lacrime di Felipe sul podio restano tra le pagine più toccanti del Cavallino moderno: un eroe che vinse ma perse tutto nello stesso istante.
Anche negli anni successivi Interlagos ha regalato momenti chiave per la Rossa: Vettel nel 2017 con doppietta sfiorata, il podio di Leclerc nel 2022 e le battaglie con McLaren e Red Bull sul bagnato, dove la strategia spesso conta più della potenza.
Il teatro dell’imprevedibile
Interlagos è uno dei pochi tracciati che ha mantenuto il suo carattere “vecchia scuola”: curve cieche, dislivelli importanti e un giro breve che esalta i piloti più coraggiosi.
Le sue gare sono state spesso decisive per i titoli mondiali: Schumacher nel 2002, Räikkönen nel 2007, Hamilton nel 2008, Vettel nel 2012 — tutti incoronati o sconfitti sotto il cielo di San Paolo.
A title-clinching Grand Prix to remember!
Against all the early-race odds, Sebastian Vettel secured his third Drivers’ Championship in 2012 at Interlagos #F1 #BrazilGP pic.twitter.com/FkwiGvFyUN
— Formula 1 (@F1) November 3, 2025
E in un’epoca di circuiti nuovi e uniformi, Interlagos rappresenta una rarità preziosa: un luogo dove il pubblico vibra, la pioggia minaccia sempre, e ogni giro può cambiare il destino di un mondiale.
Oggi come ieri
Oggi il GP del Brasile è tornato a essere tappa fissa e amatissima del calendario, con una città che vive la Formula 1 come un rito collettivo.
Le battaglie recenti tra Verstappen, Norris, Leclerc e Hamilton hanno rinnovato la tradizione del duello puro, riportando Interlagos al centro del palcoscenico mondiale.
Non importa chi vinca: a San Paolo, ogni anno, il protagonista è sempre lo stesso — lo spirito della Formula 1 vera, quella che non si piega alla monotonia ma vive di passione, pioggia e cuore.
IT’S RACE WEEK IN SAO PAULO!!
Who here is excited for us to go racing in Brazil? #F1 #BrazilGP pic.twitter.com/sYfkMe0HYz
— Formula 1 (@F1) November 3, 2025




