La F1 è uno sport che appassiona milioni di persone in tutto il mondo, e che rappresenta la realizzazione di un sogno per tutti i piloti di auto da corsa. Trattandosi di uno sport motoristico esso è fortemente regolamentato dalla FIA, che a volte finisce per eccedere nella regolamentazione. Ogni singola norma che mira a tutelare la vita dei piloti e di tutti coloro che lavorano nel settore è assolutamente sacrosanta, ma un’eccessiva regolamentazione finirà per appiattire la competizione.
L’esempio pratico l’abbiamo visto domenica scorsa, al GP del Regno Unito, dove i commissari hanno fatto uscire la Safety Car per la troppa acqua in pista. Pioveva, si, ma non così tanto da neutralizzare una gara. Se pensiamo alle gare sul bagnato disputate qualche decennio addietro, era difficilissimo che esse venissero fermate per la troppa pioggia. Ma ancora oggi, in America le norme in materia di sicurezza sono molto meno restrittive che in Europa. Come ha riferito Giacomo Altoè, pilota IMSA, che ai microfoni di Pit Talk ha detto:

“Le piste sono veramente molto più pericolose, non hanno gli standard che ci sono in Europa, assolutamente, e lì va bene così. Tutte le piste di F1 in America sono piste nuove o comunque piste con un’impronta europea. Se tu guardi le piste dove corre l’IMSA, corre a Watkins Glen, corre a VIR, Mosport, Road America… Tutte piste della madonna che magari faceva la F1 30-40 anni fa, non so, che sono piste veramente bellissime, però hanno ancora la striscia d’asfalto, i cordoli alti come marciapiede, erba e muro, punto“.
Dal punto di vista della struttura, le piste dove la F1 corre oggi sono molto più sicure di quelle passate. Ma spesso è stato in nome della sicurezza che il circus ha abbandonato circuiti storici, che non hanno avuto il tempo, o spesso i soldi, per adeguarsi agli standard elevatissimi fissati dalla federazione. Ma alcune norme del regolamento, scritte invocando la sicurezza, in realtà non apportano alcuna maggiore sicurezza, ma solamente piattume. Costringendo tutte le monoposto ad adeguarsi al vademecum delle strategie stilato dalla FIA. Questa è l’opinione di Giacomo Altoè:

Photo credit: @12WillPower via X
“L’anno scorso alla gara di Road America – che è una gara che ho fatto spot per un team americano – abbiamo vinto. Era una gara sprint ma di due ore e quaranta, abbiamo vinto facendo due ore e quaranta con uno stop e basta. Tutto il resto è stato solo gestione di fuel saving, strategie, Safety Car, rallenta qua… È stato incredibile. Tutti gli altri hanno fatto due o tre stop, ma alla fine abbiamo vinto di sei decimi di gap dal secondo, quindi è stato incredibile“.
“Vai in altri campionati in Europa dove hai il massimo stint di guida di un’ora e cinque minuti, dopo ti devi comunque fermare in una 24 ore, allora tutti fanno la stessa strategia, bene o male. Quindi l’IMSA per molti motivi è veramente bello. Quando ci sono le Safety Car ti fanno recuperare i giri nelle gare Endurance, quindi se tu hai avuto un problema, la macchina o qualsiasi cosa, tu puoi sempre recuperare il giro, quindi sei sempre in gara fino alla fine. Quindi è bello, c’è tanto show, tanti sorpassi, tanta bagarre, tanta strategia. Bellissimo”.
Insomma, la sicurezza va sempre messa prima di tutto, anche dello show. Ma, allo stesso tempo, bisognerebbe non abusare della materia. Parliamoci chiaro. La F1 in questi anni ha perso tanto spettacolo in pista, a fronte di un maggior show fuori o intorno al paddock. Bisognerebbe guardare al di là dell’Oceano e tornare a essere un po’ meno bacchettoni.
Federico Barbara





