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domenica, Luglio 12, 2026
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IndyCar | O’Ward interrompe il digiuno a Mid-Ohio, doppietta tra le polemiche

A Mid-Ohio va in scena il primo trionfo stagionale di Pato O'Ward, che beffa il compagno di squadra Christian Lundgaard e regala ad Arrow McLaren la prima doppietta della sua storia. Sul podio anche Kyle Kirkwood, mentre Rinus VeeKay chiude quarto davanti al leader del mondiale Alex Palou. Giornata da dimenticare per Team Penske e per Mick Schumacher, alle prese con l'ennesimo cambio di ingegnere di pista. Sullo sfondo, il mercato piloti impazzisce: Lundgaard e Nolan Siegel verso l'addio a McLaren, con Scott Dixon e Felix Rosenqvist pronti a sostituirli nel 2027.

Pato O'Ward (Arrow McLaren) celebra la vittoria a Mid Ohio Credits: NTT IndyCar Series via X

La NTT IndyCar Series è giunta a Mid-Ohio, pista tortuosa, tecnica e stretta, che richiede precisione di guida e assetto perfetto. La vittoria è andata a Pato O’Ward (Arrow McLaren), davanti al compagno di squadra Christian Lundgaard (che partiva dalla pole position). Terzo posto per Kyle Kirkwood (Andretti Global). Quinto il leader del campionato Alex Palou (Chip Ganassi Racing).

Novanta giri a tutto gas, nessuna caution. Al traguardo, i primi dieci piloti erano tutti in venticinque secondi. La categoria ha innalzato tremendamente il livello, motivo per cui le squadre cercano costantemente nuovi tecnici ed ex piloti da includere all’interno del proprio organico. Chiunque voglia andare a correre oltre oceano è avvisato: ammesso che lo sia mai stata, la IndyCar non è più una categoria dove rincalzi e vecchie glorie della Formula 1 vanno a godersi la pensione. Molto meglio arrivarci competitivi e in forze perché, altrimenti, le scoppole sono dietro l’angolo.

Arrow McLaren weekend perfetto. Il team papaya non è mai sembrato così solido e, forse, tutto il movimento che sta andando in scena dietro le quinte inizia a portare i suoi frutti. Non solo doppietta con vittoria di Pato O’Ward e secondo posto di Lundgaard (partito dalla pole position), ma top ten anche per Nolan Siegel. Zak Brown il prossimo anno punta alla Indy 500 e, proprio per questo motivo, Christian Lundgaard lascerà il team perché i suoi risultati sulle piste ovali non sono stati ritenuti all’altezza. Quasi sicuro anche l’addio di Siegel, pertanto ci sono due sedili decisamente ambiti. Uno, secondo i rumors da paddock, dovrebbe andare a Scott Dixon, che ha annunciato l’addio a Ganassi. Era ora che in McLaren si decidessero a fare lo step successivo, perché in un campionato sempre più equilibrato, ogni decimo di secondo conta.

Juncos Hollinger Racing piazza Rinus VeeKay quarto, alla faccia di chi gli dava del bollito. L’olandese va forte e, a tratti, si è anche permesso il lusso di impensierire Lundgaard. Sorpresa? Solo per i non adetti ai lavori. Juncos lavora bene da tempo e VeeKay dovrebbe essere un nome sul taccuino di squadre di primissimo piano. E, se continuerà a dare queste prestazioni, ci finirà sicuramente. Quando fai una buona qualifica e hai buon ritmo gara, a Mid-Ohio il più è fatto. Non si può dire la stessa cosa dal lato box di Sting Ray Robb, ma siamo certi che il team saprà prendere le dovute contromosse in ottica futura. Quando sei un team che lavora bene, i risultati arrivano. E, quando lavori bene, diventi appetibile anche per i piloti stessi.

Andretti Global conferma le buone sensazioni delle ultime gare, con un redivivo Kyle Kirkwood e un sempre più ritrovato Will Power. Al 99% il terzetto di piloti sarà questo anche il prossimo anno, quindi se ci saranno cambiamenti saranno solo e unicamente sul lato tecnico. Gara solida di Kirkwood che, partito decimo, è andato a podio grazie a una strategia perfetta. Rosicchia qualche punto ad Alex Palou, ma serve ben altro per sperare nella rimonta. Andretti è la squadra che, da sempre, fatica a livello di costanza e il rischio è di vederli nuovamente scomparire al prossimo appuntamento. Will Power c’è, lotta e porta a casa un sesto posto che fa punti e, soprattutto, morale. Adesso serve uno step in più, necessariamente.

Chip Ganassi Racing ha giocato in difesa, visto che si sapeva che i protagonisti sarebbero stati altri fin dalle prove libere. Chevrolet nuovamente competitiva, ma Alex Palou è una garanzia anche quando non si può vincere. Novanta giri solidi, strategia fatta per massimizzare il risultato e quinta posizione al traguardo. La strada per il titolo è ancora lunga, ma la sensazione è che il pilota spagnolo abbia tutto sotto controllo. Discorso diverso per Scott Dixon, giunto diciassettesimo. Il quindicesimo posto di Kyffin Simpson certifica le difficoltà di Ganassi in questo weekend, tenuto a galla solo e unicamente da Palou.

Penske a Mid-Ohio ha ricordato il team dello scorso anno e no, non è decisamente un complimento. Malukas ottavo quando poteva andare serenamente a podio, ma tra i pit stop da incubo e un ritmo mai trovato con la mescola morbida, la gara è stata un crescendo di frustrazione. Nono posto per Josef Newgarden, ancora convalescente dopo l’operazione al piede, mentre letteralmente non pervenuto Scott McLaughlin, giunto sedicesimo e mai inquadrato dalle telecamere. The Captain sembra orientato a confermare il trio di piloti per la prossima stagione, ma la sensazione è che ci sia davvero tanto da lavorare a livello di squadra. In questa IndyCar ogni decimo conta, non si possono più buttar via dei podi perché al pit stop qualcosa non funziona o perché non si riesce a trovare il bandolo della matassa in qualifica. Il weekend buono si costruisce dal primo turno di libere, ed è tempo che in Penske lo capiscano perché le altre squadre non stanno certo a guardare.

Continua il calvario di Mick Schumacher che, per la quarta o la quinta volta (ahimè, ho perso il conto!), ha cambiato ingegnere di pista. Forse è giunto il momento che qualcuno prenda il buon Mick da parte e cerchi di farlo ragionare, perché un pilota che cambia ingegnere come il tempo in montagna, è uno che è andato totalmente in confusione. In IndyCar ci va del tempo, lo abbiamo detto mille volte e continueremo a dirlo. L’esperienza la devi fare seduto in macchina, non cambiando ingegnere di pista. Nelle ultime fasi di gara, quando stava per essere doppiato da Pato O’Ward, il tedesco non ha preso bandiera blu perché girava sui tempi dei primi. E, sicuramente, i primi non stavano gestendo perché O’Ward cercava di non far avvicinare Lundgaard, a sua volta incalzato da Kirkwood con VeeKay quasi negli scarichi (che al mercato mio padre comprò – NDR). Mick deve decidersi a migliorare la qualifica, perché in questa categoria se si parte dietro sei spacciato anche se corri per Penske, figuriamoci se guidi la monoposto di un team di seconda fascia. Menzione di merito per Caio Collet di A.J. Foyt Enterprises: il giovane brasiliano, pupillo di Helio Castroneves, ha sostituito Malukas e sta andando forte. Al di là dell’undicesimo posto, la crescita mostrata nelle ultime gare è evidente.

Prossimo appuntamento tra due settimane a Nashville!

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