Negli ultimi anni Liberty Media, la società statunitense che possiede i diritti commerciali della Formula 1, ha rivoluzionato il modo di vivere il Circus ed il suo impatto mediatico.
Non è più soltanto sinonimo di gara automobilistica — per quanto resti, da sempre, la più prestigiosa. È diventata un evento planetario: un mondo glamour e patinato, ricco di sponsor e iniziative collaterali, un successo commerciale indiscutibile.
Fino a pochi anni fa il paddock, durante i weekend di gara, si animava solo di addetti ai lavori. Ora invece vip — o presunti tali — e star di qualsiasi settore vogliono essere presenti, incontrare i piloti, visitare i box e ovviamente essere inquadrati in mondovisione. A Monaco — e dove se no? — si sono viste anche immagini piuttosto emblematiche, al limite del surreale. Durante una fase di grande tensione sportiva, con il pubblico in attesa delle decisioni dei commissari, la regia internazionale indugiava sugli yacht del porto, dove molti ospiti sembravano più interessati al party che alla gara.
Ma va bene, fa parte del gioco. Però, come si dice, il gioco è bello quando dura poco.
E adesso qualche nodo è arrivato al pettine.
Le iniziative collaterali a cui i piloti sono obbligati a partecipare si sono moltiplicate a dismisura. Ovviamente tutte legate a questioni di sponsorizzazione e ad aspetti economici. Risultato? Agende dei piloti troppo compresse e attività talvolta discutibili — forse anche più di «talvolta» — al limite del ridicolo, possiamo dirlo?
L’ultima in ordine di tempo è quella che ha scatenato polemiche. Domenica a Silverstone, la classica parata pre-gara dei piloti è stata diversa dal solito. Non c’è stato il tradizionale giro di pista a bordo del camion, bensì una mini-gara a bordo di monoposto F1 costruite con i mattoncini Lego: oltre 28mila pezzi per vettura. In realtà non si è trattato di una novità perché già nel 2025 a Miami era stata proposta questa splendida attività ludica. Ma errare è umano, perseverare è diabolico. Quindi, se l’anno scorso i piloti l’avevano presa tutto sommato bene, quest’anno ad alcuni di loro non è andata giù.
E indovinate chi ha polemizzato senza troppo girarci intorno? Proprio lui, Max Verstappen — che piaccia o no sicuramente non è uno che si nasconde — il quale ha dichiarato:
«Io coi Lego preferisco giocarci a casa con i bambini. Siamo piloti di Formula 1, non dobbiamo fare la figura dei ragazzini o dei pagliacci che provano a scontrarsi. Non è ciò di cui ha bisogno la F1».
Non è stato l’unico a storcere il naso: anche Lewis Hamilton, in conferenza stampa, ha scherzato definendo la mini-gara il momento più pericoloso del weekend, lasciando aperta la porta a un forfait dell’ultimo minuto.
La Formula 1 è e deve rimanere anzitutto un evento di motorsport, in cui adrenalina e passione si fondono in una miscela esplosiva. Uno sport che ha costruito la sua credibilità e fama su epiche battaglie sia in pista che fuori, sorpassi ai limiti della comprensione di noi comuni mortali, ingegneria spinta all’ennesima potenza.
È stata trasformata in uno spettacolo planetario e di per sé non è sbagliato, ma ai piani alti di F1 e Liberty Media forse una domanda dovrebbero farsela: qual è il limite tra spettacolo e spettacolarizzazione?
La Formula 1 è uno show, quindi: the show must go on!
E lo show, puntualmente, è andato in scena.


















