Ci sono stati anni in cui le gare di Formula 1 erano molto noiose. Il binomio monoposto — pilota migliore era talmente superiore a tutto il resto della compagnia da trasformare molte gare in lunghe cavalcate solitarie. Distacchi di decine di secondi che non consentivano nemmeno di avere quel brividino lungo la schiena per la variabile pit stop.
L’anno scorso, ultimo anno del precedente regolamento, abbiamo vissuto un mondiale spettacolare e combattuto fino all’ultima gara, grazie soprattutto a Verstappen — probabilmente il miglior pilota in griglia — che ha continuato a crederci fino alla fine nonostante le astronavi papaya.
Quest’anno, invece, il nuovo regolamento ha cambiato completamente lo scenario. Ogni weekend è un’incognita. Le monoposto sono profondamente diverse rispetto al passato, team e piloti stanno ancora cercando di comprenderle fino in fondo. Ogni pacchetto di aggiornamenti può cambiare gli equilibri e il fattore affidabilità continua ad avere un peso determinante.
Silverstone ne è stata la dimostrazione perfetta.
Alla vigilia sembrava già tutto scritto: Mercedes favorita, McLaren e Red Bull subito dietro, Ferrari addirittura tra le incognite. Invece è successo davvero di tutto.
Leclerc ha costruito una gara di carattere: scattato bene al via, ha guidato la corsa a fasi alterne con Antonelli, salvo poi riprendersi la testa dopo il pit stop del rivale e non lasciarla più fino alla bandiera a scacchi — bentornato Charles. Certo Antonelli, se non avesse avuto un problema con la sua monoposto, avrebbe avuto un ritmo tale che molto probabilmente sarebbe andato a prenderlo. Russell, dopo una gara piuttosto anonima e una foratura, si è ritrovato sul secondo gradino del podio. Hamilton ha invece pagato una scelta strategica discutibile del muretto Ferrari, con il pit stop effettuato negli ultimi giri dietro la Safety Car, mentre Verstappen è uscito di pista quando occupava la terza posizione.
Ed è proprio questo il bello della Formula 1 di oggi.
Chi vince non lo fa con un vantaggio tale per cui da metà gara in poi ci ritroviamo sul divano con la bolla al naso. Al contrario, negli ultimi Gran Premi sono stati proprio gli ultimi giri ad averci fatto saltare in piedi.
Back on the top step of the podium for the first time in 37 races 🏆#FIA #F1 #BritishGP pic.twitter.com/eRYIJfW21d
— FIA (@fia) July 5, 2026
È vero, la gestione dell’energia continua a far discutere. Vedere Mercedes «sverniciare» gli avversari sul dritto con una facilità disarmante, grazie a una gestione dell’energia superiore rispetto alla concorrenza, non rappresenta certo l’immagine più affascinante della Formula 1.
Ma se guardiamo il quadro generale, forse questo nuovo regolamento non è poi così terribile come molti sostengono. Ci sono aspetti da migliorare? Assolutamente sì. Come accade per ogni grande cambiamento, servirà tempo per trovare il giusto equilibrio.
Nel frattempo, però, godiamoci ogni gara, ogni colpo di scena, la fortuna e la sfortuna che possono ribaltare un weekend e il lavoro di team e piloti nel cercare il miglior assetto su ogni circuito.
A proposito di bravura, un applauso va ad Antonelli. Ha dimostrato carattere e maturità decidendo di restare in pista nonostante i problemi alla vettura, adattando in pochissimi giri il proprio stile di guida e continuando a girare su tempi impressionanti.
Anche il mondiale promette spettacolo. Dopo appena nove gare troviamo Antonelli, Russell e Hamilton racchiusi in appena 32 punti. Se aggiungiamo anche Leclerc, il distacco sale a soli 71 punti.
Mercedes continua ad avere il miglior pacchetto auto, nonostante i problemi di affidabilità, e con un Antonelli così «on fire» come dicono quelli bravi, la strada di Brackley continua ad essere quella più battuta per il titolo mondiale.
Ma, da italiani, godiamoci questa vittoria Ferrari e un Leclerc che, dal gradino più alto del podio, canta persino l’inno italiano. Bravo Charles!
Next stop: Spa-Francorchamps
Stay tuned!















