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venerdì, Agosto 14, 2026
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Ferrari all’esame Hungaroring: il circuito può interrompere il dominio Mercedes

L'Hungaroring, il secondo circuito più lento del Mondiale dopo Monaco, cambia le priorità tecniche rispetto a Spa: meno power unit, più carico aerodinamico e gestione delle gomme posteriori. Caratteristiche che sembrano premiare la Ferrari SF-26, reduce da un 2025 in cui Leclerc sfiorò la vittoria prima di un problema al telaio. Mercedes resta favorita ma con margini ridotti, mentre McLaren porta un pacchetto di aggiornamenti importante e Red Bull punta sulla trazione per restare in scia al gruppo di testa.

La Ferrari SF-26 di Lewis Hamilton in azione sul Circuito di Barcellona-Catalunya durante il Gran Premio edizione 2026.

Dopo la velocità e l’efficienza aerodinamica richieste da Spa-Francorchamps, la F1 cambia completamente scenario. L’Hungaroring rappresenta quasi il suo opposto: un circuito tortuoso, tecnico e ricco di curve a media e bassa velocità dove la potenza della power unit conta molto meno rispetto alla capacità della vettura di generare carico aerodinamico, mantenere il corretto bilanciamento e soprattutto preservare gli pneumatici posteriori.

È una pista spesso definita la “Monaco senza muretti”, ma il paragone è solo parzialmente corretto. Se infatti il tracciato ungherese condivide con il Principato l’importanza della trazione e del grip meccanico, presenta un numero decisamente maggiore di curve veloci e medio-veloci nelle quali anche l’aerodinamica assume un ruolo fondamentale.

Proprio per queste caratteristiche, Budapest potrebbe rappresentare una delle migliori occasioni stagionali per Ferrari.

Un circuito che cambia completamente le priorità

L’Hungaroring è il secondo circuito più lento del Mondiale dopo Monaco. Qui non servono velocità di punta elevate né configurazioni da basso drag: il tempo sul giro si costruisce quasi esclusivamente nelle continue sequenze di curve, dove conta mantenere la vettura stabile, precisa e ben bilanciata.

L’alto carico aerodinamico diventa quindi una necessità più che una scelta.

Anche il lato energetico cambia radicalmente rispetto alle ultime gare. L’impatto della power unit è infatti tra i più bassi dell’intero calendario.

Il motivo è semplice. Le numerose frenate medio-forti e le tante curve lente permettono di recuperare facilmente energia, mentre manca un vero rettilineo lungo nel quale scaricare completamente la batteria. Di conseguenza, gestione energetica e potenza massima incidono molto meno rispetto a piste come Spa, Monza o Arabia Saudita.

Il vero limite sarà invece rappresentato dalle gomme.

Con temperature dell’aria previste tra i 28 e i 32 gradi e un asfalto che tradizionalmente supera facilmente i 40°C, il surriscaldamento degli pneumatici posteriori rischia di diventare uno dei temi principali del weekend. Pirelli porterà le tre mescole più morbide della gamma: C3, C4 e C5.

Ferrari trova un circuito amico

Osservando le caratteristiche della SF-26, è difficile non considerare Budapest come uno dei tracciati più favorevoli rimasti in calendario.

Ferrari continua infatti a distinguersi soprattutto nelle curve lente e medie, dove la vettura riesce a generare molto carico aerodinamico senza sacrificare eccessivamente il bilanciamento. Proprio il livello di downforce rappresenta ormai uno dei punti di forza della monoposto di Maranello.

Le prime indicazioni raccolte a Spa vanno in una direzione simile, anche se con qualche riserva: la SF-26 ha confermato buone doti di carico nel giro secco, ma nel settore centrale del circuito belga ha comunque scontato un compromesso non semplice tra aerodinamica, velocità di punta e gestione dell’energia, con Mercedes e Red Bull davanti in quel tratto specifico del tracciato.

Anche il precedente del 2025 lascia spazio all’ottimismo. In una stagione decisamente più complicata rispetto all’attuale, Charles Leclerc conquistò una sorprendente pole position e resse al comando per gran parte della gara, prima che un problema al telaio — e non una semplice questione di assetto, come chiarito dalla stessa Ferrari nel dopo gara — gli facesse perdere progressivamente il passo fino a scivolare al quarto posto finale.

Quest’anno la situazione tecnica appare decisamente più favorevole.

Per il GP d’Ungheria arriverà inoltre una nuova ala posteriore “reverse”, accompagnata da ulteriori piccole modifiche aerodinamiche pensate proprio per aumentare il livello di carico richiesto dall’Hungaroring.

Esiste però anche un punto interrogativo.

La pista è fortemente “rear limited”, cioè tende a mettere sotto pressione soprattutto gli pneumatici posteriori. È un aspetto sul quale Ferrari ha mostrato ancora qualche limite, come visto chiaramente in Austria, dove il degrado della gomma posteriore aveva compromesso il passo gara.

Se la SF-26 riuscirà a contenere il surriscaldamento degli pneumatici posteriori, allora potrà diventare una seria candidata alla vittoria.

Mercedes resta il riferimento, ma il vantaggio potrebbe ridursi

Mercedes arriva ancora da favorita dopo una prima parte di stagione praticamente perfetta, ma Budapest potrebbe ridurre alcuni dei vantaggi mostrati finora.

La power unit, uno dei principali punti di forza della squadra di Brackley, qui inciderà molto meno rispetto ad altri circuiti. Anche la grande efficienza nelle curve ad alta velocità perderà importanza, mentre il lavoro si concentrerà soprattutto sul bilanciamento e sulla gestione del posteriore.

C’è però anche un aspetto favorevole.

La W17 si è dimostrata molto efficace nella gestione degli pneumatici posteriori durante gli stint lunghi e questa caratteristica potrebbe diventare un’arma importante proprio su una pista rear limited come Budapest.

Il risultato è che Mercedes dovrebbe restare pienamente nella lotta per il successo, ma senza quel margine visto su altri tracciati.

McLaren si affida agli aggiornamenti

Tra le quattro squadre di vertice, McLaren rappresenta probabilmente l’incognita più grande del weekend.

A Spa la monoposto inglese ha mostrato segnali incoraggianti nelle curve medio-veloci grazie a una configurazione particolarmente carica. Rimangono invece alcuni dubbi nelle curve più lente, dove il grip meccanico continua a non essere il punto di forza della vettura.

Per Budapest arriverà però un pacchetto di aggiornamenti importante, incentrato su un nuovo fondo e su ulteriori interventi aerodinamici.

Storicamente gli sviluppi McLaren hanno quasi sempre prodotto risultati concreti e proprio per questo sarà probabilmente la squadra da osservare con maggiore attenzione durante le prove libere.

Se gli aggiornamenti funzioneranno come previsto, McLaren potrebbe inserirsi stabilmente nella lotta con Ferrari e Mercedes.

Red Bull spera nella trazione

Sulla carta l’Hungaroring non sembra invece il terreno ideale per Red Bull.

La velocità di punta e la power unit avranno un peso limitato, mentre il livello di carico aerodinamico puro prodotto dalla RB appare leggermente inferiore rispetto ai diretti rivali.

Esistono però anche elementi positivi.

Negli ultimi appuntamenti la monoposto ha mostrato un netto miglioramento proprio nelle curve lente e nella capacità di scaricare la potenza in uscita, caratteristiche che potrebbero compensare almeno in parte il deficit di downforce.

Anche Isack Hadjar, nei giorni scorsi, ha indicato Budapest come uno dei circuiti potenzialmente più favorevoli alle caratteristiche della vettura.

Qualifiche decisive

Se esiste un circuito dove partire davanti conta quasi quanto il passo gara, quello è proprio l’Hungaroring.

I sorpassi restano estremamente complicati e il traffico rappresenta ogni anno uno dei principali problemi, soprattutto durante le qualifiche.

Per questo motivo la gestione del giro di preparazione, la ricerca della finestra ideale di utilizzo delle gomme e il corretto posizionamento in pista potrebbero incidere quasi quanto il puro potenziale della vettura.

Anche una differenza di pochi decimi rischia di tradursi in diverse posizioni sulla griglia.

Ferrari può davvero giocarsi la vittoria

Guardando esclusivamente le caratteristiche tecniche del circuito, Budapest sembra una delle migliori opportunità stagionali per interrompere il predominio Mercedes.

Le curve lente e medie, il ridotto impatto della power unit e la richiesta di elevato carico aerodinamico valorizzano infatti molte delle qualità già mostrate dalla SF-26 nel corso del campionato.

Molto dipenderà dalla capacità di Ferrari di controllare il degrado del posteriore, vero punto interrogativo del weekend, mentre sarà interessante valutare quanto gli aggiornamenti McLaren riusciranno a cambiare gli equilibri.

La sensazione è che, almeno sulla carta, la gerarchia possa essere molto più equilibrata rispetto alle ultime gare.

Ferrari sembra avere il potenziale per partire leggermente davanti, Mercedes rimane il riferimento soprattutto sulla distanza, McLaren rappresenta la grande incognita grazie agli sviluppi tecnici e Red Bull proverà a sfruttare le caratteristiche della pista per restare agganciata al gruppo di testa.

Per la prima volta dopo diverse settimane, il dominio Mercedes potrebbe davvero essere in discussione.

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