Ad
mercoledì, Settembre 9, 2026
Home Notizie Interviste - Pit Talk Monza fino al 2044: adesso viene la parte difficile

Monza fino al 2044: adesso viene la parte difficile

Il 4 agosto la concessione dell'Autodromo Nazionale di Monza è stata estesa fino al 31 dicembre 2044, un orizzonte che va ben oltre il contratto con la Formula 1 in scadenza nel 2031 e che apre la strada a un nuovo rinnovo del Gran Premio d'Italia. Andrea Cremonesi, capo ufficio stampa dell'autodromo, spiega a Pit Talk perché il successo di Kimi Antonelli aiuta ma non basta: quello che conta davvero sono i 40 milioni di lavori da completare entro il Gran Premio del 2027, con il paddock trasformato in cantiere e nessuna gara fino a luglio.

Pit lane dell Autodromo Nazionale di Monza durante la 6 Ore di Monza

Il weekend di Monza si è chiuso con una bandiera a scacchi che in Italia non si dimenticherà tanto in fretta: Kimi Antonelli partito diciannovesimo e arrivato davanti a tutti, sessant’anni dopo l’ultima volta di un italiano vincitore in casa. Eppure la firma destinata a pesare di più sul futuro dell’Autodromo Nazionale di Monza era già stata messa un mese prima, il 4 agosto, in una sala senza telecamere e senza tifosi.

Quel giorno il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, l’Automobile Club d’Italia e la SIAS hanno sottoscritto la modifica della concessione dell’impianto, allungandola fino al 31 dicembre 2044. Diciotto anni di orizzonte, in un mondo che di solito ragiona su cicli di tre. Ne abbiamo parlato con Andrea Cremonesi, capo ufficio stampa dell’Autodromo Nazionale di Monza e addetto stampa ACI Sport, ospite di Pit Talk.

Un contratto d’affitto lungo diciotto anni

La struttura giuridica dell’autodromo è meno intuitiva di quanto sembri: il circuito sorge dentro un parco che appartiene al Consorzio, mentre il Gran Premio è un altro affare ancora. Cremonesi lo riassume senza giri di parole:

“Questo contratto significa sostanzialmente un contratto d’affitto, dove il Consorzio Parco Villa Reale dà in concessione, dà in affitto l’autodromo all’Automobile Club d’Italia, che è il titolare del Gran Premio di Formula 1.”

Il punto è tutto qui. Fino ad agosto esisteva un disallineamento fastidioso fra due scadenze: il contratto con la Formula 1, rinnovato nel novembre 2024 per sei stagioni, copre il periodo 2026-2031; la concessione dell’impianto, invece, si fermava prima. Difficile pianificare decine di milioni di investimenti su una casa che magari non sarà più tua. Adesso il rapporto si è ribaltato: la concessione dura molto oltre il contratto iridato, e questo apre concretamente la porta a un rinnovo del Gran Premio d’Italia oltre il 2031.

L’accordo non è solo una data spostata in avanti. Dentro ci sono impegni precisi: 12 milioni di euro di interventi a carico di ACI e SIAS entro la fine del 2029, destinati alla riqualificazione degli edifici di servizio e dei box, all’ampliamento della tribuna centrale e al recupero dei vecchi garage, più l’impegno a definire entro il 2027 un piano per la riapertura della piscina scoperta del Parco. La logica è chiara: chi gestisce l’autodromo si prende anche la responsabilità del pezzo di città che lo ospita.

L’effetto Antonelli aiuta ma non firma i contratti

Viene naturale chiedersi quanto una vittoria italiana a Monza possa pesare in una trattativa con Liberty Media. Cremonesi non nega l’evidenza ma rimette subito le cose in ordine:

“Sicuramente avere un pilota vincente della nazionalità dove si corre aiuta, perché garantisce attenzione. Certamente aiuta, però è giusto ed è onesto sottolineare che ciò che aiuta davvero sono le opere che vengono fatte.”

È una frase che vale più di molte analisi. Un pilota di casa che vince riempie le tribune, moltiplica gli ascolti e rende un Gran Premio commercialmente appetibile: tutto vero, tutto misurabile. Ma una carriera dura quindici anni nella migliore delle ipotesi, e la Formula 1 di oggi valuta i circuiti su parametri molto più prosaici: capienza, servizi, hospitality, infrastrutture per i media, tempi di deflusso del pubblico.

“Serviva questo contratto lungo per pianificare gli investimenti, per poter garantire a Domenicali e alla Formula 1 che Monza sarà sempre più allineata a quelli che sono i voleri della Formula 1.”

Tradotto: la firma del 4 agosto non è un premio per il presente, è una cambiale sul futuro. E le cambiali, prima o poi, vanno pagate.

Quaranta milioni in dodici mesi

La scadenza è già fissata, ed è vicina. Tutto deve essere pronto per il Gran Premio del 2027.

“Sono circa 40 milioni di investimenti e tutto deve essere pronto entro il Gran Premio del 2027, quindi praticamente in un anno.”

La cifra deliberata è di poco superiore: 41,2 milioni di euro per tre interventi che ridisegnano la spina dorsale dell’impianto. Il primo è la nuova sala stampa, che sorgerà nell’area oggi occupata dalla vecchia Direzione Autodromo e offrirà oltre 400 postazioni di lavoro con un’area relax per gli operatori dei media. Il secondo è la copertura permanente della terrazza del Paddock Building, quella sopra i box, che diventerà utilizzabile tutto l’anno e con qualsiasi meteo. Il terzo è la nuova Direzione Gara, circa 600 metri quadrati affacciati sulla pit lane, destinata agli ufficiali di gara.

“Dovremo realizzare, all’altezza dell’attuale centro medico, che resterà al suo posto, il nuovo edificio che ospiterà la Direzione Gara, cioè quella struttura utilizzata dagli ufficiali di gara durante gli eventi in pista.”

Un anno per fare tutto questo dentro un parco vincolato, con le regole degli appalti pubblici e gli inverni della Brianza. Non è un dettaglio: è il vero esame che Monza deve superare.

Prima il cantiere ma non subito

La domanda che si fanno in molti, dalle scuole di pilotaggio ai club di appassionati, è se il Tempio della Velocità resterà chiuso per un anno intero. La risposta è no, almeno non ancora.

“L’autodromo non si ferma per un anno, tanto è vero che adesso abbiamo comunque altre gare da qui a fine stagione.”

Il finale di stagione è denso: dal 24 al 27 settembre l’International GT Open, il 9-11 ottobre il secondo ACI Racing Weekend, dal 22 al 25 ottobre le Lamborghini World Finals con la Gran Finale del Super Trofeo, e infine, dal 6 all’8 novembre, la 6 Ore di Monza che chiude il FIA World Endurance Championship e assegna i titoli Hypercar e LMGT3. Un gran finale mondiale nel giardino di casa, poi le ruspe.

“Non potremo ospitare gare nei primi mesi dell’anno prossimo: fino a luglio potremo ospitare solo alcuni eventi, dei test, perché il paddock sarà interessato dai lavori e diventerà un cantiere per poter realizzare la copertura.”

Dal tardo autunno, insomma, il paddock smette di essere un paddock. Niente gare fino a luglio 2027, qualche test e poco altro: per un impianto che vive anche di eventi minori, corsi, manifestazioni e attività commerciale quotidiana, è un sacrificio economico e organizzativo tutt’altro che simbolico.

Resta una domanda che nessun contratto può risolvere. Monza ha appena vissuto la giornata più italiana degli ultimi sessant’anni e si è garantita la casa fino al 2044: due notizie enormi, arrivate a un mese di distanza l’una dall’altra. Ma la prima è un colpo di fortuna sportiva, e la fortuna non si programma. La seconda è una promessa scritta, e le promesse scritte si misurano sui cantieri. Fra dodici mesi, quando la Formula 1 tornerà a spegnere i motori davanti a una sala stampa nuova e a una Direzione Gara che oggi non esiste ancora, sapremo se Monza ha davvero comprato il suo futuro o se ha solo guadagnato tempo.