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domenica, Ottobre 11, 2026
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Nodo batterie Mercedes: Antonelli vince ma non può attaccare

Gian Carlo Minardi rilegge la vittoria di Kimi Antonelli al Madring alla luce di un problema che la Mercedes si trascina da mesi: le batterie della W17 che si surriscaldano quando si resta in scia per attaccare. Dopo i ritiri di Russell in Canada e dello stesso Antonelli a Barcellona, a Madrid la parola d'ordine è stata gestire, e questo limite pesa soprattutto su chi deve inseguire.

Otto vittorie, 81 punti di vantaggio su George Russell e il primo Gran Premio mai disputato al Madring messo in bacheca: numeri da padrone del campionato. Eppure la domenica di Madrid di Kimi Antonelli nasconde anche un lato meno trionfale, che Gian Carlo Minardi ha tirato fuori senza troppi giri di parole. Riguarda una Mercedes che, quando c’è da attaccare, deve pensarci due volte.

Il fondatore della scuderia faentina, interpellato sulla vittoria del bolognese, ha risposto così.

«Ha fatto una gara attenta sull’affidabilità, perché è inutile nascondersi i problemi che ha avuto la Mercedes con le batterie che si surriscaldavano: è successo a Russell quando cercava di attaccare nelle prime gare, ed è successo a Kimi per due gare, quando cercava di attaccare Russell. Di conseguenza, giustamente, dal box l’ingegnere gli ha detto: “Stai lontano da Leclerc, Leclerc deve fare comunque un pit stop, gestisci la tua gara.” Lui ha gestito la gara e le gomme, tant’è vero che, quando Leclerc si è fermato, ha recuperato abbondantemente il suo vantaggio, che poi non è mai sceso sotto i 4 secondi nei confronti di Verstappen.»

Un difetto già costato caro

Minardi mette in fila episodi che a Brackley conoscono fin troppo bene. In Canada Russell si è fermato al giro 30 mentre era in testa, con la vettura letteralmente spenta: batteria andata e danni da calore, confermati poi dalla squadra. A Barcellona è toccato ad Antonelli, rimasto a piedi a tre giri dalla fine pochi istanti dopo aver passato proprio il compagno per il secondo posto.

A giugno la Mercedes ha ammesso che dietro i due ritiri c’era la stessa causa. Il caldo di quelle gare e i lunghi tratti trascorsi in scia ad altre monoposto avevano fatto salire lo stress termico sugli accumulatori della W17. James Allison parlò di un mezzo passo indietro per proteggere il materiale, in attesa dei nuovi moduli da introdurre nel corso della stagione: una cura graduale che, a sentire Minardi, a settembre non ha ancora chiuso del tutto la questione.

Madrid, rivista con quella lente

Proviamo allora a rileggere la gara spagnola. Lando Norris scatta dalla pole, Antonelli dalla seconda casella. La Virtual Safety Car chiamata per l’Aston Martin ferma di Lance Stroll arriva un istante dopo che il leader ha superato l’ingresso della pit lane, e la Mercedes richiama subito il suo pilota, che rientra davanti a Norris e a Max Verstappen. Davanti a lui resta però Charles Leclerc: la Ferrari lo tiene fuori a oltranza, sperando in una Safety Car che non arriverà mai.

Per più di venti giri Antonelli rimane alle spalle della Rossa, a una manciata di secondi, senza mai portare un vero attacco. Leclerc rientra al giro 48, Kimi si ritrova in testa e va a vincere con poco più di quattro secondi su Verstappen.

Dalla tv sembrava semplice prudenza, e in parte lo era: che senso aveva rischiare contro una Ferrari con gomme vecchie, destinata prima o poi a fermarsi? Se però la lettura di Minardi è giusta, dietro c’era anche altro. Restare incollati agli scarichi di un’altra macchina, in un weekend in cui l’asfalto del Madring aveva toccato i 51 gradi nelle libere, è proprio lo scenario che in passato ha mandato in crisi le batterie della W17. Tenersi a distanza voleva dire anche proteggere il punto debole della macchina.

Il limite pesa su chi insegue

A un leader con 81 punti di margine gestire conviene parecchio, perché ogni gara chiusa senza rischi lo avvicina al titolo. Il discorso cambia per Russell: per riaprire il Mondiale dovrebbe prendersi dei rischi in ogni corpo a corpo, cioè fare esattamente ciò che la sua monoposto sembra sopportare peggio.

Il calendario, poi, non gli dà una mano. Prima delle trasferte americane ci sono Baku, con i suoi lunghissimi rettilinei, e il caldo umido di Sepang e Singapore, piste dove la gestione dell’energia conta moltissimo e una batteria sotto stress rischia grosso.

Per gli avversari il quadro è quasi beffardo. Una Mercedes che vince anche evitando i duelli ravvicinati ha evidentemente un margine di prestazione ampio. Allo stesso tempo sta convivendo con un limite che finora non ha dovuto pagare fino in fondo. Il giorno in cui qualcuno riuscirà ad avvicinarsi davvero ad Antonelli, restare a distanza di sicurezza potrebbe non essere più un’opzione, e allora si capirà quanto calore sia in grado di reggere quella batteria.