
Lo scorso weekend ha visto il debutto del nuovo circuito del Gran Premio di Spagna: il Madring.
Nelle settimane che hanno preceduto l’evento si era creato un hype pazzesco attorno al nuovo tracciato. E, diciamolo, sulla carta aveva tutto quello che poteva farci sperare in una gara vivace, divertente e magari anche un po’ rocambolesca.
Curve lente, curve veloci, rettilinei, salite, discese, muretti molto vicini. E poi lei: la famigerata curva 12, La Monumentàl – mettiamo l’accento al posto giusto, che se no poi i cugini spagnoli si offendono – con 45.000 spettatori concentrati solo in quel punto.
E invece.
Già dalle prime prove libere era emerso un piccolo, enorme problema: sorpassare al Madring sembrava più complicato che trovare parcheggio a Milano.
Le qualifiche, quindi, sarebbero state determinanti. E la gara? Con ogni probabilità una lunga e ordinata fila indiana.
E infatti così è stato.
Per chi è dentro l’abitacolo, però, il Madring non deve essere affatto male. È un circuito impegnativo, tecnico, con alcune curve addirittura cieche. Insomma, una bella sfida per i piloti. Tanto che qualcuno si aspettava di vedere più safety car che monoposto. Per fortuna non è andata così.
Non sono mancate, però, le critiche degli stessi piloti. Il motivo? Sempre lui: il sorpasso. Quell’illustre sconosciuto.
Quindi la gara si è decisa in partenza? Sì e no. Perché a mettere un po’ di pepe ci ha pensato la Direzione Gara.
E qui arriviamo al punto.
La virtual safety car è stata chiamata proprio un attimo dopo che Lando Norris, in quel momento leader della gara, aveva superato l’ingresso della pit lane. Risultato? Un pit stop molto più penalizzante per lui e un’occasione d’oro per chi inseguiva.
Eh no. Anche se non sono tifosa di Lando, una situazione così lascia parecchio da discutere.
A beneficiarne è stato il nostro Kimi Antonelli, secondo in quel momento, che ha potuto effettuare il pit stop in regime di VSC perdendo molto meno tempo. Da lì in poi il finale del Gran Premio è sembrato piuttosto scritto.
Prima, però, c’era stato anche il pasticcio Verstappen. Max si è ritrovato a dover restituire la posizione a Hamilton proprio mentre Sir Lewis, causa problemi ai freni, era andato a coglier fiori nei campi vicini. Per farlo l’olandese ha dovuto lasciar passare anche Antonelli e, soprattutto, ha perso abbastanza tempo da uscire dalla lotta per la vittoria. Resta comunque un meritatissimo secondo posto con una Red Bull che quest’anno non sembra avere particolare voglia di collaborare.
Ma Max è sempre Max.
E Sir Lewis?
Da un sette volte campione del mondo, con tutta l’esperienza che porta con sé, forse ci si aspetterebbe un pizzico di lucidità in più. Se la macchina praticamente non frena, magari – magari, eh – continuare per un intero giro, collezionando lunghi e rallentando per far passare gli altri, non è esattamente il piano migliore.
Soprattutto al Madring, dove muretti e rischi sembrano essere sempre dietro l’angolo.
Sir Lewis, i gradi da capitano non passano solo dai risultati. Passano anche dalla capacità di rimanere freddi quando le cose si complicano.
Tiriamo le conclusioni.
Madring promosso? No.
Bocciato? Nemmeno.
Rimandato.
Il circuito ha potenziale, ma alcuni passaggi andranno probabilmente rivisti. Perché una Formula 1 senza sorpassi è un po’ come una paella senza riso: qualcosa non torna.
Direzione Gara? Bocciatissima.
Buona la prima per il nostro Kimi. Da re di Monza a re di Spagna è stato un attimo. Sempre bravo, questa volta anche molto fortunato.
Ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci. E, ogni tanto, anche quelli che fanno il pit stop al momento giusto.
E Lando?
Verrebbe da dire: Oh-Lando.
E dargli una pacca sulla spalla.
















