La F1 torna a correre a Shanghai, su uno dei circuiti più particolari del calendario. Il Shanghai International Circuit è infatti un tracciato tecnicamente molto eterogeneo, dove le squadre devono trovare un equilibrio complesso tra carico aerodinamico, efficienza e gestione delle gomme. Il layout della pista impone infatti un compromesso aerodinamico abbastanza chiaro: carico medio.
Un circuito dalle due anime
I primi due settori sono caratterizzati da numerose curve con raggi molto diversi tra loro. Qui troviamo sia curve da trazione sia curve ad alto carico aerodinamico — tra cui le iconiche sequenze iniziali e le pieghe veloci che generano elevati carichi laterali sugli pneumatici. È proprio questa varietà di curve che spinge i team a non scaricare troppo le vetture: avere stabilità aerodinamica e grip meccanico diventa fondamentale per affrontare sezioni come le curve 1, 2, 8, 9, 10, 12 e 16.
Il terzo settore, invece, cambia completamente filosofia. Qui troviamo il lunghissimo rettilineo da circa 1,2 km, uno dei più lunghi dell’intero mondiale, seguito da una frenata violenta per il tornante finale. A questo si aggiunge anche il rettilineo principale, che genera diversi tratti a pieno gas prolungato.
Il risultato è un tracciato che alterna richieste opposte:
• efficienza aerodinamica per difendere la velocità sul dritto
• carico e stabilità per affrontare le numerose curve tecniche.
Da qui nasce la scelta quasi obbligata di un assetto da medio carico. Efficienza energetica e gestione della power unit Dal punto di vista della gestione energetica, Shanghai presenta caratteristiche interessanti. Il circuito offre diverse frenate importanti, che favoriscono il recupero di energia da parte delle power unit ibride. Tuttavia il lungo rettilineo posteriore porterà spesso le vetture a esaurire l’energia disponibile, rendendo probabile il fenomeno del clipping negli ultimi metri. Per questo motivo l’efficienza del sistema ibrido sarà un fattore chiave durante il weekend.
Stress gomme e rischio graining
Un altro tema centrale sarà la gestione degli pneumatici. L’asfalto di Shanghai è noto per essere piuttosto abrasivo e il tracciato impone carichi laterali importanti in diverse curve veloci. Non è raro che qui si manifesti il graining, soprattutto nelle fasi iniziali del weekend quando la pista si presenta ancora sporca e con poco grip. Con l’utilizzo e il passaggio delle monoposto l’asfalto tende però a evolvere molto rapidamente, aumentando progressivamente l’aderenza.
Per questa gara Pirelli ha scelto la gamma centrale delle mescole:
• C2 (Hard)
• C3 (Medium)
• C4 (Soft)
Una scelta che riflette proprio il bilanciamento tra degrado e prestazione richiesto dal circuito.
Weekend Sprint: margini di errore ridotti
A complicare ulteriormente il lavoro dei team ci penserà il formato del weekend. Il GP di Cina sarà infatti Sprint, con una sola sessione di prove libere prima delle qualifiche. Questo significa che le squadre avranno pochissimo tempo per trovare il set-up ideale su un circuito che richiede una vettura equilibrata e versatile. E proprio a Shanghai, dove il compromesso tra carico aerodinamico, efficienza e gestione delle gomme è più delicato che mai, partire con una monoposto già vicina alla finestra di funzionamento ideale potrebbe fare la differenza.
IT’S RACE WEEK AGAIN! 💪
We’ll be racing in Shanghai, China for our first #F1Sprint weekend of the season 🤩#F1 #ChineseGP pic.twitter.com/hAihvUB0fx
— Formula 1 (@F1) March 9, 2026
Davide Rossi





