
A Spa i numeri non sono mai semplici numeri. Sono fotografie del tempo.
E il primo numero rilevante del Gran Premio del Belgio è questo: 73 anni.
Tanti ne sono passati dall’ultima vittoria di un pilota italiano sul circuito delle Ardenne. L’ultimo era stato Alberto Ascari nel 1953, con la Ferrari. Immagini in bianco e nero.
Poi è arrivato Kimi Antonelli. E ha rimesso il tricolore davanti a tutti. Ma la cosa più impressionante non è stata la vittoria. È stato il modo.
Perché Spa è chiamata l’Università della Formula 1. E Antonelli, al secondo anno nella categoria regina, non ha corso da matricola. Nemmeno da laureato. Ha corso da professore. Nessuna sbavatura. Nessuna fretta. Nessun errore. Ha aspettato il momento giusto e quando è arrivato lo ha preso.
Così, dopo la sesta pole della stagione è arrivata anche la sesta vittoria. Un numero che fa sorridere: sei successi, a una sola lunghezza da George Russell, fermo a quota sette. Solo che c’è un piccolo dettaglio. Russell è alla sua ottava stagione di Formula 1. Antonelli alla seconda. E questa differenza, più dei numeri, racconta tutto.
Chissà cosa sarà passato nella testa di George, dopo la prematura uscita di scena a Spa a causa di un contatto con Hamilton. Perché in Formula 1 il confine tra capitano e gregario, per usare termini ciclistici, è sottile. Un anno sei il futuro della Mercedes, quello chiamato a raccogliere l’eredità dei campioni. Poi arriva un ragazzo italiano di diciannove anni e improvvisamente devi guardare lo specchietto.
Che male deve fare.
E in casa Ferrari? Charles Leclerc non ha vinto, ma ha corso una gara da pilota che non vuole arrendersi. Che grinta Charles, che cuore. Applausi. Chiudere in seconda posizione a nemmeno due secondi dalla freccia d’argento è davvero tanta roba. Chapeau.
E Sir Lewis Hamilton? Sul circuito delle Ardenne è arrivata un’altra penalità di cinque secondi per il contatto con Russell. La terza della stagione. Un dato che fa rumore per un sette volte campione del mondo. Questa volta, va detto, la decisione dei commissari ha lasciato qualche dubbio. Lo stesso Russell ha parlato di incidente di gara. Gli amanti delle teorie del complotto potranno tirar fuori il fantasma del “peso Mercedes” sulla FIA.
Nonostante tutto, Sir Lewis è salito al secondo posto della classifica iridata. E la Ferrari sembra aver imboccato la strada giusta per tornare ad essere competitiva. C’è ancora parecchio da fare, ma a inizio stagione qualcuno ci avrebbe scommesso anche un solo euro?
Chi invece continua a vivere una stagione complicata è Max Verstappen.
Partito secondo grazie alla splendida scia concessa dal compagno nelle qualifiche, ha chiuso terzo. Ma non abbastanza per uno come lui. Perché mentre tutti guardavano Verstappen sul podio, il vero sorriso in casa Red Bull probabilmente era quello di Isack Hadjar.
Partito dal fondo della griglia per la sostituzione di componenti della power unit. Il francese ha rimontato fino al sesto posto. Quindici posizioni recuperate. Non capita tutti i giorni. E soprattutto dimostra due cose: il talento di Hadjar e una Red Bull che forse è meno malata di quanto raccontino i continui mugugni del suo campione.
E poi c’è Fernando Alonso.
Uno che ormai sembra avere sviluppato una pazienza da monaco tibetano. Parte indietro. Si ritira. Arriva nelle retrovie. E spesso sorride comunque. Ma anche per uno come lui deve essere stato difficile digerire Spa.
Perché quando Antonelli lo ha doppiato di due giri, probabilmente dentro il casco qualche pensiero sarà passato. E no. Alonso non merita una fine del genere. Newey, adesso tocca a te. Nel prossimo Gran Premio debutterà la nuova Aston Martin. L’ingegnere britannico e il suo team sono chiamati al classico numero da prestigiatore: tirare fuori qualcosa dal cilindro.
Spa archivia così il suo weekend di numeri. Numeri belli. Numeri impietosi. Numeri che raccontano una Formula 1 dove il futuro ha iniziato a bussare forte alla porta. E qualcuno, dall’altra parte, ha iniziato ad accorgersi che il tempo passa per tutti.
Next Stop: Ungheria
Stay tuned!













