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Bernie Ecclestone compie 95 anni: l’uomo che creò l’impero F1

Oggi, 28 ottobre, Bernie Ecclestone festeggia 95 anni. L'ex patron del Circus ha costruito un impero miliardario partendo da zero: pilota mancato, manager visionario e infine "padrino" della F1. Un regno durato 40 anni che ha cambiato per sempre il volto del motorsport mondiale.

  • 28 ottobre 1930 – 28 ottobre 2025: 95 anni del padre-padrone del Circus

 

C’è chi ha corso, chi ha vinto e chi ha scritto la storia. E poi c’è Bernie Ecclestone, l’uomo che la Formula 1 non l’ha guidata, ma l’ha governata come un impero. A novantacinque anni, il suo nome resta sinonimo di potere, affari e controversie: un personaggio che ha segnato la F1 tanto quanto Fangio, Senna o Schumacher, ma con il casco sostituito da un contratto e una valigetta.

Dai box ai miliardi: la scalata di un ex pilota mancato
Ecclestone insieme a Nelson Piquet ai tempi della Brabham

Ecclestone nasce a Bungay, in Inghilterra, nel 1930. Dopo una breve carriera come pilota nei primi anni Cinquanta, capisce che il suo talento non è in pista, ma nei numeri. Negli anni Sessanta diventa manager di piloti come Stuart Lewis-Evans e Jochen Rindt, e nel 1972 acquista la scuderia Brabham, portandola due volte al titolo mondiale con Nelson Piquet.

Ma è negli anni Settanta che Bernie rivoluziona tutto: intuisce che la Formula 1 può essere un business globale e che i diritti televisivi sono l’oro del futuro. Così fonda la FOCA (Formula One Constructors’ Association), un cartello di team con cui strappa ai circuiti e alla FIA il controllo commerciale del campionato. Da lì in poi, niente sarà più come prima.

Il piccolo grande uomo che mise in riga la FIA

Quando si parla di Ecclestone, si parla di centralizzazione del potere. Accordi blindati, esclusività televisive, sponsor miliardari: in pochi anni la F1 passa dall’essere un circo itinerante a un colosso mediatico da centinaia di milioni di spettatori.

La sua formula è semplice: show, soldi e controllo assoluto. Decide chi entra e chi esce, chi trasmette e chi paga. Il tutto con un pugno di ferro che gli guadagna soprannomi come “il padrino del paddock”.

È anche grazie (e per colpa) sua se oggi la F1 è un evento planetario, più vicina all’intrattenimento che alla pura corsa. Le luci, le dirette globali, gli sponsor sulle tute, i calendari extra-europei: tutto nasce dalla sua visione, spesso spietata ma terribilmente efficace.

Tra ammirazione e polemica: un’eredità ingombrante
Bernie Ecclestone e Chase Carey ai tempi delle contrattazioni della cessione della Formula 1 a Liberty Media

Ecclestone ha costruito un impero, ma non senza polemiche. Accusato più volte di eccessiva rigidità, di favoritismi e di mancanza di trasparenza, ha sempre gestito la Formula 1 come un’azienda privata. Il suo regno finisce nel 2017, quando la Liberty Media acquista la F1 e lo mette da parte, pur mantenendogli il titolo onorifico di “Presidente emerito”.

Molti lo criticano per aver allontanato la F1 dai valori sportivi. Ma la verità è che senza di lui, probabilmente, la Formula 1 non sarebbe sopravvissuta all’era televisiva, né sarebbe diventata il fenomeno globale che conosciamo.

95 anni di un uomo che ha cambiato le regole del gioco

Oggi Ecclestone vive lontano dai riflettori, ma la sua impronta resta ovunque: nelle hospitality ultra-lussuose, nei contratti miliardari dei circuiti e persino nel linguaggio dei team principal, che ancora si muovono nel suo solco.

Può piacere o no, ma la Formula 1 è — nel bene e nel male — la creatura di Bernie Ecclestone.

A novantacinque anni, mentre il Circus si reinventa tra sostenibilità, Netflix e nuove generazioni, la sua ombra continua a proiettarsi lunga sui paddock di mezzo mondo.

Perché in fondo, come avrebbe detto lui, “la F1 non è uno sport. È uno spettacolo che va venduto bene.”

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