Il 30 ottobre 1961 Enzo Ferrari affidò la responsabilità tecnica delle sue macchine da corsa a un ingegnere di 26 anni, Mauro Forghieri. In quelle settimane, con la cosiddetta congiura di palazzo, se n’erano andati Carlo Chiti e diversi uomini chiave della squadra. Stefano Tamburini, giornalista di Autosprint, ricorda così quel colloquio:
«Lui si spaventò: “Ma come faccio, io, a 26 anni?”. E Ferrari rispose, perché si sono sempre dati del lei fino all’ultimo: “Lei pensi a lavorare, che al resto ci penso io”.»
Per Tamburini quella frase spiega meglio di qualsiasi analisi la Ferrari di oggi:
«Alla Ferrari il problema è il resto: ci vuole uno che gestisca il resto, cosa che è riuscita a Montezemolo e in parte a Marchionne, e adesso non lo gestisce nessuno.»
Un amministratore delegato scavalcato
Il paradosso è che al vertice dell’azienda c’è un manager tutt’altro che digiuno di tecnologia. Benedetto Vigna, amministratore delegato della Ferrari dal settembre 2021, in STMicroelectronics aveva guidato lo sviluppo dei sensori di movimento MEMS, gli accelerometri finiti nelle console e negli smartphone, quelli che fanno ruotare lo schermo del telefono quando lo si gira. «Non è uno che non conosce quello di cui si sta parlando», dice Tamburini, «e soprattutto è uno che sa gestire le aziende». Nella gestione sportiva, però, secondo il giornalista viene scavalcato.
Le professionalità che se ne vanno
Il ragionamento nasce da una domanda vecchia quanto il digiuno di Maranello: perché i grandi tecnici non arrivano e quelli bravi che ci sono se ne vanno? Tamburini sposta il problema. Le professionalità ci sono, dice, e si vedono proprio quando lavorano altrove:
«Le professionalità ci sono, perché uno esce dalla Ferrari e va da un’altra parte.»
L’esempio è Simone Resta, a lungo progettista di punta a Maranello e dal 2021 direttore tecnico della Haas. Tamburini racconta che, chiusa quell’esperienza, sarebbe stato destinato alle auto stradali e avrebbe scelto di andarsene. Nel marzo 2024 la Mercedes ne ha annunciato l’arrivo, e oggi è il vicedirettore tecnico della squadra. A Brackley lavora con James Allison, altro ex direttore tecnico della Ferrari, che ha firmato la Mercedes con cui Kimi Antonelli sta dominando il 2026.
Serve un uomo forte
La conclusione di Tamburini è una richiesta rivolta direttamente a John Elkann:
«Il presidente si deve rendere conto che ha bisogno di un uomo forte, che però sia veramente in grado di gestire tutto, come è stato con Montezemolo. Qualunque cosa si possa pensare di Montezemolo, era lui che gestiva, e aveva messo uno capace come Jean Todt.»
Anche quel modello ebbe bisogno di tempo. Luca di Montezemolo diventò presidente alla fine del 1991, Jean Todt arrivò nel 1993 e il titolo piloti tornò a Maranello solo nel 2000, con Michael Schumacher. In quegli anni, però, era chiaro chi rispondeva a chi: il presidente copriva la squadra, Todt guidava la gestione sportiva, i tecnici progettavano. Era lo schema di Enzo Ferrari con Forghieri, aggiornato agli anni Novanta. Oggi a Maranello ci sono un presidente, un amministratore delegato e un team principal. Chi si occupi davvero del resto, invece, nessuno lo ha ancora capito.




