Monza, 30 agosto 2024, prima sessione di prove libere del Gran Premio d’Italia. Andrea Kimi Antonelli ha diciotto anni compiuti da cinque giorni ed è al debutto in un weekend di Formula 1 con la Mercedes di George Russell. Gira forte, troppo: dopo una decina di minuti perde il posteriore alla Parabolica e finisce contro le barriere. Il giorno dopo la Mercedes lo annuncia come erede di Lewis Hamilton per il 2025, e parecchi addetti ai lavori storcono il naso.
Tra i perplessi c’era anche Vitantonio Liuzzi, ottanta Gran Premi in Formula 1 tra il 2005 e il 2011 e oggi commissario FIA. Due anni dopo, con Antonelli campione del mondo, lo ammette senza girarci intorno:
«Io, dopo il suo debutto a Monza, pensavo che magari era meglio aspettare un altro po’. Se vi ricordate, nel venerdì in cui uscì di pista dopo pochi giri, quando era ancora in FP1, pensavo che ci volesse ancora un po’ più di attenzione per maturare.»
A rileggerlo oggi, quel dubbio aveva le sue ragioni. Antonelli aveva saltato la Formula 3 ed era in Formula 2 da una sola stagione. Gli chiedevano di prendere il posto di un sette volte campione del mondo, nella squadra che aveva dominato l’era ibrida. Il rischio di bruciarlo c’era eccome.
La fiducia di Wolff
Secondo Liuzzi a fare la differenza è stato Toto Wolff. Quel venerdì il team principal gli disse via radio che andava tutto bene, e più tardi ripeté che l’incidente non aveva cambiato il giudizio della squadra su di lui. Una linea che non è mai cambiata:
«Il fatto che Toto gli abbia dato completa credibilità gli ha permesso di maturare in maniera forse più serena nella passata stagione, e quest’anno ha dimostrato di avere una maturità incredibile.»
Per spiegare quel rapporto Liuzzi pesca il precedente più famoso di un capo squadra che punta tutto su un ragazzino: Ron Dennis e Lewis Hamilton. Hamilton, poco più che bambino, si era presentato a Dennis a una premiazione dicendogli che un giorno avrebbe voluto correre per lui. Nel 1998 la McLaren lo mise sotto contratto, a tredici anni. Antonelli è entrato nel programma junior della Mercedes nel 2019, a dodici, dopo che il team lo osservava già da qualche tempo sui kart.
«Avere un personaggio come Toto Wolff che crede in un pilota e ci punta, come ha fatto Ron Dennis con Lewis Hamilton… Toto ha fatto la stessa cosa con Kimi Antonelli: l’ha preso giovanissimo, l’ha spinto fino alla Formula 1, ci ha creduto dal primo all’ultimo secondo, gli ha dato questa possibilità, e Kimi è stato fenomenale a cogliere tutta l’opportunità che gli è stata data.»
Il confronto con Russell
I numeri danno ragione a Wolff. Antonelli ha chiuso il conto in Messico con quattro gare d’anticipo, è il più giovane campione del mondo della storia e il primo italiano a vincere il titolo dai tempi di Alberto Ascari, nel 1953. Ha 380 punti, 130 più di Russell, che guida la sua stessa macchina. Ed è proprio il confronto interno a colpire di più Liuzzi:
«Ha disputato un campionato fenomenale sotto tutti gli aspetti, e non soltanto perché ha vinto il titolo: come ha demolito moralmente il suo compagno di squadra, per me, è stato qualcosa di incredibile.»
Su Russell il giudizio è duro, e resta un parere personale di Liuzzi. Resta anche il fatto che due anni fa, a Monza, la Mercedes di Russell era finita contro le barriere con Antonelli al volante. Oggi nel box di Brackley il passo lo detta lui. Wolff aveva visto giusto quando in molti, Liuzzi compreso, avrebbero consigliato prudenza.




