Il calendario ufficiale non cambia: il Mondiale 2026 si chiuderà in Medio Oriente, con il Qatar il 29 novembre e Abu Dhabi il 6 dicembre. Stefano Domenicali lo ripete da inizio ottobre. Attorno alle due gare, però, il clima non si è affatto rasserenato. Il 23 ottobre il Dipartimento di Stato americano ha ordinato la partenza del personale non essenziale e delle famiglie dall’Arabia Saudita, bersaglio degli attacchi degli Houthi, e ha ridotto ancora lo staff di altre sedi diplomatiche della regione, tra cui quelle in Qatar e negli Emirati. A Imola, intanto, il piano di riserva per il 6 dicembre resta in piedi.
Stefano Tamburini, giornalista di Autosprint, legge la fermezza di Domenicali come una mossa tattica:
«Domenicali sta facendo esattamente il suo gioco, nel senso che non può essere lui a dire “non veniamo”, perché sennò rimette i soldi dei contratti: quindi sta aspettando di farselo dire da loro.»
Ambasciate, assicurazioni e navi
Sul piano economico il ragionamento sta in piedi. Le quote che Qatar ed Emirati pagano per ospitare i due Gran Premi valgono decine di milioni di dollari, e finché i due Paesi si dichiarano sicuri una cancellazione decisa dalla Formula 1 rischierebbe di costarle quei soldi. Per Tamburini, però, a togliere le castagne dal fuoco a Liberty Media potrebbero pensarci altri. Il primo è Washington:
«Diventa difficile dire che il personale non essenziale delle ambasciate torna a casa e chiedere a quelli di Cadillac, di Audi, di Ferrari di portare il personale là.»
Il secondo sono gli assicuratori. Tamburini sostiene che i Lloyd’s di Londra al momento non siano intenzionati a coprire le trasferte. Conferme ufficiali non ce ne sono. Già a fine giugno, però, circolavano voci di assicurazioni tedesche legate a squadre e partner logistici poco disposte a garantire una regione considerata zona di conflitto. Il terzo fattore è la logistica: per arrivare via mare a Lusail e a Yas Marina bisogna passare dallo Stretto di Hormuz e, partendo dall’Europa, risalire il Mar Rosso, dove gli Houthi controllano lo stretto di Bab el-Mandeb. Nelle ultime settimane hanno rivendicato diversi attacchi contro impianti della compagnia petrolifera saudita Aramco.
«A un certo punto Liberty Media avrà in mano un’arma per poter dire che per loro diventa impossibile, anche dal punto di vista logistico.»
Il resto dello sport, intanto, si muove. Nei giorni scorsi ASO e Saudi Motorsport Company hanno annunciato che la Dakar 2027 non si correrà in Arabia Saudita: la nuova sede sarà comunicata a breve e il Marocco è l’ipotesi più accreditata.
Il titolo vinto «in segreteria»
C’è poi un effetto collaterale che riguarda Kimi Antonelli. Dopo la vittoria di Austin il pilota della Mercedes ha 123 punti di vantaggio su George Russell, con 125 ancora in palio in cinque gare. Se Qatar e Abu Dhabi saltassero, i punti disponibili scenderebbero a 75 e il titolo sarebbe già suo. Anzi, i conti dicono che lo sarebbe stato fin da Singapore: l’11 ottobre il margine era di 102 punti e, tolte le due gare del Golfo, ne restavano 100. Tamburini la mette così:
«Aspetteranno che abbia vinto veramente, e poi si scoprirà che la data della conquista del primo titolo mondiale del campione del mondo più giovane della storia della Formula 1 non è quella della prossima domenica.»
Per lui è anche il motivo per cui nessuno ha fretta di decidere. Con il campionato già assegnato, accorciare il calendario non falserebbe niente: «Sarà anche più facile».
Il piano d’emergenza per il 2027
L’incertezza non si ferma a dicembre. Il calendario 2027, presentato a settembre, prevede i test invernali in Bahrain dal 24 al 27 febbraio e il via del campionato sullo stesso circuito il 14 marzo, seguito dall’Arabia Saudita. Tamburini vede «grossi problemi» anche lì, se la situazione non si sblocca, e richiama l’alternativa che aveva già descritto su Autosprint un mese fa:
«C’è già un piano di emergenza, con una possibile partenza dei test da Barcellona e il primo Gran Premio a Barcellona; per il secondo vediamo se se ne fa un altro europeo.»
Di ufficiale non c’è nulla. In estate erano circolate ricostruzioni diverse, con i test a Barcellona e l’apertura in Asia, magari in Malesia, che quest’anno ha già ospitato il Gran Premio del Bahrain. Su un punto Tamburini è netto: Imola non potrebbe fare da riserva in tutte e due le stagioni, perché ci sarebbero «due Gran Premi di Imola nel giro di tre mesi e mezzo».
Rinviare la decisione conviene a tutti, almeno sulla carta. La Formula 1 non rinuncia ai soldi dei contratti, gli organizzatori non si prendono la responsabilità di tirarsi indietro, Imola tiene montate le tribune. L’ultima parola potrebbe arrivare anche a metà novembre. A quel punto Antonelli avrà probabilmente già festeggiato in Messico o in Brasile, e scoprirà dai conti che il titolo era suo già da settimane.





