Hamilton in Ferrari, Tamburini: «Sta pagando un prezzo»

Stefano Tamburini, giornalista di Autosprint e autore del libro Il prezzo da pagare, che si chiude con la storia umana di Lewis Hamilton, spiega quale conto il sette volte campione del mondo stia pagando in Ferrari. C'è un'amicizia retroattiva con Frédéric Vasseur, suo capo ai tempi della GP2, e c'è una prima stagione in rosso in cui nessuno lo ascoltava. Da quando ha cominciato a pesare nelle scelte, con la vittoria di Barcellona e la lotta per il secondo posto nel Mondiale, Hamilton è tornato protagonista.

Nel 2022 Stefano Tamburini, giornalista di Autosprint, ha pubblicato con Il Foglio Letterario Il prezzo da pagare: trenta storie di donne e uomini che hanno trasformato lo sport in una battaglia per i diritti civili, con un’appendice dedicata alla vicenda umana di Lewis Hamilton. Quattro anni dopo, il titolo del libro si adatta bene anche all’avventura del sette volte campione del mondo in Ferrari:

«Sta pagando un prezzo importante anche lui.»

Un’amicizia retroattiva

Il primo prezzo, secondo Tamburini, è una «specie di amicizia retroattiva» con Frédéric Vasseur. Nel 2006 Hamilton vinse il campionato GP2, l’antenato della Formula 2, con la ART Grand Prix, la squadra di cui Vasseur era cofondatore e capo. Vent’anni dopo se l’è ritrovato come team principal a Maranello. Per Tamburini, però, le due esperienze non si possono paragonare:

«In Formula 2 non c’è sviluppo, le motorizzazioni sono tutte uguali, sono solo le regolazioni che devi gestire, e poi l’allenamento del team per fare il pit stop. La gestione di una macchina di Formula 1 è una cosa molto diversa.»

E il giudizio sul team principal è severo: «Ormai sono quattro anni che è lì e non c’è stato nulla che abbia fatto pensare a un cambio di passo».

Il campione che nessuno ascoltava

Il secondo prezzo è stato il modo in cui la squadra lo ha accolto. Hamilton è arrivato a Maranello nel 2025 con sette titoli mondiali, e la prima stagione in rosso si è chiusa senza un podio in Gran Premio, con la sola vittoria nella Sprint in Cina. Tamburini usa parole dure:

«La stessa gestione di Hamilton è stata folle. L’hanno messo lì e non lo ascoltavano: prendi uno che ha vinto sette campionati del mondo, può darsi che ti dia qualche suggerimento giusto.»

Il 2026 è un’altra storia. A giugno Hamilton ha vinto a Barcellona, la sua prima vittoria in un Gran Premio con la Ferrari. Dopo Austin, dove ha chiuso quarto, è terzo nel Mondiale con 241 punti, uno solo meno di George Russell. Per Tamburini la svolta è arrivata quando il pilota ha cominciato a pesare nelle scelte: «Appena ha cominciato a incidere un pochino, ha cominciato anche a fare un altro tipo di figura».

Va nella stessa direzione la storia dell’ingegnere di pista. Per il 2026 la Ferrari aveva ingaggiato dalla McLaren Cédric Michel-Grosjean. Hamilton, però, ha preferito tenersi Carlo Santi, arrivato a inizio anno come soluzione provvisoria. È con lui al muretto che ha vinto a Barcellona.

Hamilton ha compiuto 41 anni a gennaio, e il tempo per aspettare che la Ferrari impari ad ascoltarlo non è infinito. Il conto più salato l’ha pagato nella prima stagione. La seconda, con una vittoria e un posto da protagonista nella lotta per il secondo posto nel Mondiale, dice che dargli retta conviene anche alla squadra.

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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