Larini: «Con Montezemolo a Fiorano tutti sull’attenti»

Per Nicola Larini i vertici della Ferrari non si intromettono nella gestione sportiva, ed è giusto così: la squadra di Vasseur è competitiva, seconda dietro la Mercedes, e quando qualcosa non quadra si cerca sempre un capro espiatorio. Poi l'ex collaudatore ricorda Luca di Montezemolo, che quando arrivava ai box di Fiorano metteva tutti sull'attenti, e gli anni bui del 1992 e del 1993, prima della risalita con Jean Todt fino al titolo del 2000.

A sei gare dalla fine la Ferrari è seconda nel Mondiale costruttori con 444 punti, 134 meno della Mercedes e oltre cento più della McLaren. Il titolo piloti, però, se lo giocano altri. Quando le cose vanno così, a Maranello parte sempre la stessa discussione: la colpa è della gestione sportiva di Fred Vasseur o di chi sta più in alto? Nicola Larini, collaudatore della Ferrari per buona parte degli anni Novanta, assolve i vertici:

«Ma no, io credo che i vertici alti non si intromettano più di tanto. Come dovrebbe essere: la gestione sportiva, una volta che l’hai affidata a una persona di spiccata importanza, che hai scelto tra quelli che pensi siano i migliori, non puoi andare tanto a metterci mano. Puoi magari avere la tua opinione, però…»

E sulla macchina è meno severo di tanti tifosi:

«Credo che comunque ora la Ferrari sia competitiva, non è che non lo sia, perché bene o male quest’anno, dopo la Mercedes, mi sembra che ci siano loro. Purtroppo, sai, la Formula 1 è fatta così: vince il pacchetto migliore, che alla fine comprende anche i piloti, perché se la macchina non è competitiva i piloti non possono fare niente. […] C’è tutta una serie di elementi che funzionano bene quando tutto va bene, però quando c’è qualcosa che non quadra si cerca sempre un capro espiatorio.»

«Sembravano dei soldati»

La provocazione che segue è inevitabile: alla Ferrari di oggi manca un Luca Cordero di Montezemolo? Larini con Montezemolo presidente ci ha lavorato per anni, e il ricordo che ne ha è molto preciso:

«Montezemolo era uno di carattere. Io con lui ci ho passato parecchi anni, quando ero in Ferrari, quindi ho avuto modo di conoscerlo, e devo dire che quando veniva ai box lì a Fiorano erano tutti sull’attenti, sembravano dei soldati. Non conosco la situazione attuale, però era uno che pretendeva: dava ma pretendeva.»

Montezemolo era tornato a Maranello da presidente alla fine del 1991, quasi vent’anni dopo l’esperienza da direttore sportivo al fianco di Niki Lauda. Trovò una squadra a pezzi. Nel 1992 e nel 1993 la Ferrari non vinse nemmeno un Gran Premio, e Larini quegli anni li ha vissuti al volante delle macchine da sviluppare:

«Lui all’inizio non ha passato un periodo facile, perché la Ferrari negli anni ’90 non è stata semplice: ha risalito la china verso la fine, fino a quando ha potuto vincere il primo Mondiale, quello del 2000, che è stato il coronamento di un susseguirsi di anni gestiti da Todt. […] Era veramente buio: il ’92 in particolar modo, il ’93, quegli anni lì erano tosti.»

La scelta di non cambiare

Jean Todt arrivò nell’estate del 1993. Il digiuno di vittorie finì l’anno dopo a Hockenheim con Gerhard Berger, nel 1996 arrivò Michael Schumacher. La strada però restò in salita. Proprio nel 1996, dopo i ritiri di Canada e Francia, Todt si disse pronto a dimettersi. Montezemolo lo tenne al suo posto e chiese alla squadra di continuare a lavorare senza ascoltare le critiche. Il titolo costruttori arrivò nel 1999, quello piloti nel 2000 con Schumacher, il primo per un pilota Ferrari dai tempi di Jody Scheckter, nel 1979.

Il presidente che a Fiorano metteva tutti sull’attenti è lo stesso che, nel momento più difficile, scelse di non toccare il capo della gestione sportiva. Larini oggi chiede la stessa cosa per Vasseur: lasciarlo lavorare. Il carattere di Montezemolo, però, non era fatto solo di fiducia. Era fatto anche di pretese, e di una presenza che in fabbrica si sentiva. Resta da capire se alla Ferrari del 2026 manchi più la pazienza o la pressione. I ventuno anni di attesa tra Scheckter e Schumacher ricordano quanto tempo possa servire per trovare il giusto equilibrio tra le due.

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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