Austin: noia mondiale, Antonelli vince e il titolo aspetta

Antonelli domina il GP degli Stati Uniti dalla pole, con una sola sosta e 13 secondi di margine su Leclerc, autore di un bel secondo posto davanti a Verstappen. Il titolo però non arriva: Hamilton chiude quarto e Russell ottavo, appena sopra la soglia che serviva. Le Ferrari dominano le libere e si riscattano in gara, Russell incassa una penalità e soffre ancora il confronto con il compagno. In Messico a Kimi basterà un nono posto.

Il GP di Austin si presentava con un carico di aspettative mica da ridere. Il primo championship point di Antonelli, la prima fila Kimi-Max, antipasto del duello 2027 che tutti aspettano, e una Ferrari che sembrava avere qualcosa da dire.

Gli ingredienti per una domenica scoppiettante c’erano tutti. Peccato che la gara, quanto a spettacolo, abbia deciso di mettersi in modalità risparmio energetico.

Partiamo da lui, Andrea Kimi Antonelli. Sì, perché il primo nome è Andrea e sospettiamo che a chiamarlo così sia rimasta soltanto sua madre.

A vent’anni ha gestito il weekend con una freddezza che farebbe impallidire molti veterani. Dopo libere passate sempre alle spalle delle Ferrari, sabato si è preso la pole position, rifilando 179 millesimi a Max Verstappen. Domenica, allo spegnimento dei semafori, ha difeso la posizione alla prima curva e poi ha amministrato la gara senza sbavature.

Partenza perfetta, gomme gestite alla grande e strategia a una sosta portata a casa senza drammi: medie nel primo stint, dure dal giro 24 fino alla bandiera a scacchi, nonostante le insidie dell’asfalto sconnesso e dei cordoli texani.

Alla fine è arrivata la vittoria numero nove della stagione, con 13,078 secondi rifilati a Charles Leclerc, secondo al traguardo.

Eppure, per il titolo, non è bastato.

La combinazione per chiudere i giochi ad Austin era chiara: Kimi primo, Lewis Hamilton quinto o peggio e George Russell nono o peggio. Tradotto: troppo complicato. E invece ci siamo andati vicino, molto vicino. Lewis ha chiuso quarto e George ottavo.

Russell ha vissuto un’altra domenica storta. Partito sesto, ha concluso ottavo, incassando anche cinque secondi di penalità per aver tratto vantaggio da un’uscita di pista nel duello con Oscar Piastri al primo giro.

Siamo davvero sicuri che guidi la stessa Mercedes di Kimi? Il dubbio, ogni tanto, viene. Il britannico non è un campione, lo sappiamo e ce lo siamo già detti. Però non è nemmeno Ronzinante, il cavallo malconcio di Don Chisciotte. Resta il fatto che fatica, e parecchio, a tenere il passo del compagno.

Dai George, resisti: il Mondiale non aspetta e le vacanze si avvicinano, con un matrimonio da organizzare dopo la proposta di agosto. All’altare, almeno, la pole è ancora alla portata.

Quanto alle Ferrari, hanno dominato le prove. Sì, quelle libere: Leclerc davanti nelle prime due sessioni, Hamilton nella terza. Poi, nelle qualifiche che contano, Leclerc ha strappato la quarta posizione e Sir Lewis la quinta. Non esattamente il risultato che sognava il popolo rosso.

In gara, però, Charles ha cambiato copione. Al via ha infilato Verstappen nelle Esse con un sorpasso da applausi. Max si è ripreso la posizione con un controsorpasso aggressivo prima della fine del primo giro, e intanto il monegasco aveva già fatto vedere velocità e carattere.

La battaglia strategica tra Ferrari e Red Bull ha tenuto vivo almeno un pezzo di domenica. A sette giri dalla fine Leclerc ha sferrato l’attacco decisivo in fondo al rettilineo, alla staccata di curva 12, conquistando un secondo posto splendido e meritato davanti a Verstappen, terzo.

Hamilton, invece, ha vissuto una gara meno brillante. Partito con gomme soft usate e a corto di grip nel primo stint, ha chiuso quarto a un secondo da Verstappen, dopo una rincorsa frenata anche dalla Virtual Safety Car provocata dal ritiro di Valtteri Bottas. Il passo c’era. Stabilire che il podio fosse ormai alla portata, però, resta un esercizio di fantasia.

Austin ci lascia un Antonelli sempre più vicino alla storia, una Ferrari capace di riscattarsi in gara e un Mondiale che si concede un’ultima settimana di suspense.

In Messico Kimi avrà un’altra occasione: gli basterà arrivare nono se a vincere sarà Russell, oppure decimo se a trionfare dovesse essere Hamilton. Se nessuno dei due rivali salirà sul gradino più alto del podio, potrà addirittura chiudere i conti senza conquistare nemmeno un punto.

E visto come sta guidando, pensare che il prossimo championship point sia quello decisivo non è affatto azzardato, anzi.

Del resto, in terra messicana, da Speedy Gonzales a Kimi Gonzales è un attimo. E vuoi mettere festeggiare con sombrero, tacos e tequila invece che con cappello da cowboy, hamburger e patatine?

Next stop: Città del Messico.

Stay tuned!

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