L’ultimo italiano campione del mondo di Formula 1 è stato Alberto Ascari, nel 1953, con la Ferrari. Oltre settant’anni dopo un altro italiano è a un passo dal titolo, e lo farà con la Mercedes. A Nicola Larini, che a Maranello ha passato buona parte degli anni Novanta come collaudatore, è stato chiesto se la cosa stoni. La sua risposta guarda meno ad Antonelli e più a come le due squadre scelgono e crescono i loro piloti:
«Questo purtroppo è legato un po’ alle politiche del management Ferrari che si è succeduto negli anni, dove per un motivo o per un altro non hanno sviluppato un pilota dalle origini, seguendolo già a 10-12 anni, prendendolo in considerazione nel momento in cui si vedeva che c’era qualcuno che faceva la differenza nei kart.»
Il metodo Wolff
La Mercedes lo ha fatto con Antonelli, inserito nel programma junior nell’aprile del 2019, a dodici anni, quando correva ancora nei kart. E secondo Larini lo sta già rifacendo:
«E qui c’è da dire che Toto Wolff, in quel senso, è un’aquila: come vedi, hanno già ingaggiato un ragazzino, come lui alla stessa età, che sta stravincendo nei kart. E questo fa sì che alla fine ti porti in casa un pilota competitivo.»
Larini non fa il nome. Il profilo però coincide con quello di Niccolò Perico, undici anni, entrato quest’anno nel Mercedes Junior Programme insieme al tedesco Devin Titz. Figlio del pilota di rally Alessandro Perico, nel 2025 ha vinto la Superfinal della ROK Cup e a settembre è stato visto nel box Mercedes di Monza accanto a Toto Wolff. Un ingaggio del genere costa poco, all’inizio. Il conto vero arriva dopo:
«Chiaro, ci devi investire tanto, perché Antonelli, prima di iniziare il mondiale due anni fa, per allenarsi ha fatto quasi più chilometri lui di quelli che partecipavano al mondiale stesso. Ma è così: lo devi mettere in condizione di essere forte fisicamente e mentalmente, di avere in mano la situazione.»
Detta così è un’iperbole, però rende l’idea. Tra il 2024 e l’inizio del 2025 la Mercedes ha fatto girare Antonelli con le proprie monoposto di qualche stagione prima, sfruttando i test con vetture vecchie consentiti dal regolamento, e prima del debutto Wolff calcolava per il suo pupillo circa 9.000 chilometri al volante di una Formula 1.
Otto nomi sono troppi
L’altra metà del ragionamento riguarda la Ferrari Driver Academy, ed è la parte più critica:
«E questa è una cosa che alla Ferrari secondo me manca un po’, perché di tutti questi piloti che vengono annunciati nella driver academy, alla fine qualcuno a metà strada se ne va, e non capisci. Secondo me sono troppi: ho visto che ne hanno annunciati 7-8, una roba del genere. Dovrebbero invece concentrarsi su un paio di elementi, poi individuare quello che veramente merita e supportarlo fino alla fine, cioè portarlo in Formula 1.»
Il numero è giusto. Il 16 ottobre Maranello ha presentato la squadra 2027 dell’accademia: otto piloti, dal kart alla Formula 2. Ci sono Tuukka Taponen, che salirà in F2 con ART, gli italiani Niccolò Maccagnani in Formula 3 e Filippo Sala in F4 spagnola, Salim Hanna, Alp Aksoy, Noah Baglin, Alba Larsen in F1 Academy e il kartista Daniel Miron. Escono i due piloti che quest’anno correvano in Formula 2: Rafael Câmara, promosso in Formula 1 con la Haas, e Dino Beganovic, che resterà a Maranello come pilota di riserva e di sviluppo.
Proprio la Haas è il canale che Larini indica come risorsa:
«Loro hanno anche la squadra satellite per poter gestire queste situazioni: la Haas ormai è evidente che è la squadra che la Ferrari utilizza per far esordire i suoi piloti, come ha fatto con Bearman e tanti altri. Non lo so, questo è lo stato delle cose: io spero che possa cambiare in meglio.»
È la strada già percorsa da Mick Schumacher e da Oliver Bearman, e che dal 2027 percorrerà Câmara. Il problema, per Larini, è quello che succede dopo. La Mercedes ha preso un bambino, lo ha accompagnato fino alla Formula 1 e ora se lo ritrova in testa al Mondiale. La Ferrari di talenti ne ha cresciuti, Charles Leclerc su tutti. Negli ultimi anni però ha preferito allargare la rosa invece di puntare tutto su uno o due nomi. Larini sceglierebbe senza dubbi la prima strada. Se Antonelli diventerà campione, ad Austin o a novembre, a Maranello sarà difficile dare torto a Larini.





