Sul calendario ufficiale il Mondiale 2026 si chiude in Medio Oriente: Qatar dal 27 al 29 novembre, Abu Dhabi dal 4 al 6 dicembre. A inizio ottobre Stefano Domenicali ha confermato che si correrà lì, e la scadenza di metà ottobre indicata alle squadre è passata senza cambi di programma. Il piano di riserva però è ancora in piedi. La Formula 1 ha dato il via libera ai lavori a Imola, con tribune aggiuntive, hospitality e sala stampa, per poter ospitare l’ultima gara il 6 dicembre se la situazione nell’area dovesse precipitare. E i segnali non sono rassicuranti: di recente un attacco missilistico ha colpito un impianto petrolifero a Dhahran, in Arabia Saudita, a circa 165 chilometri da Lusail.
Pochi conoscono l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari come Nicola Larini. Ci ha girato per anni da collaudatore della Ferrari e in altre categorie, e lì ha conquistato il suo unico podio in Formula 1, secondo dietro a Michael Schumacher nel Gran Premio di San Marino del 1994, il weekend in cui morirono Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Sull’ipotesi di correre lì a dicembre con le monoposto di oggi, il suo giudizio è netto:
«È improponibile. Ma è improponibile sotto altri aspetti, non tanto per queste macchine: potrebbe esserci la nebbia, fa buio presto, c’è un’umidità pazzesca. Ci sono tante situazioni…»
Il problema è la luce
I numeri gli danno ragione. A inizio dicembre in Romagna il sole tramonta poco dopo le 16:30, e una gara di Formula 1 tra giro di formazione, eventuali bandiere rosse e cerimonia del podio occupa facilmente più di due ore. La nebbia del mattino può mettere a rischio prove e qualifiche, e l’umidità rende l’asfalto lento ad asciugarsi. Larini lo riassume con una battuta:
«Però io penso che non sia proprio il posto adatto, perché a dicembre fa buio veramente presto: voglio dire, dovrebbero correre a mezzogiorno.»
Non è il solo a pensarla così. Valtteri Bottas ha detto che l’idea di correre a Imola a dicembre non lo entusiasma, citando proprio la nebbia del mattino, il tramonto anticipato e le temperature basse. Anche Lewis Hamilton, che il circuito lo definisce bellissimo, ha fatto capire di preferire una chiusura in Medio Oriente e ha espresso dubbi sul meteo di un finale invernale in Italia.
La festa che piacerebbe a tutti
A favore di Imola gioca invece Kimi Antonelli, bolognese, che lì correrebbe in casa e a quel punto potrebbe essere già campione del mondo. Larini lo riconosce:
«Secondo me sarebbe bello, soprattutto per Kimi, a prescindere che magari abbia già vinto il mondiale: chiuderlo in Italia, a casa sua, sarebbe una festa, una festa nazionale.»
Un assaggio di quella festa c’è già stato il 6 settembre a Monza, quando Antonelli ha vinto il Gran Premio d’Italia partendo diciannovesimo. Un italiano non ci riusciva dal 1966.
Sul resto Larini non si sbilancia: «Se la ciambella riuscirà col buco, lo si scoprirà vivendo». E aggiunge che, se il 6 dicembre a Imola arrivasse un sole mai visto in quella stagione, sarebbe il primo a essere contento di aver sbagliato, almeno per la festa di Kimi. Imola a dicembre resta una soluzione d’emergenza, da usare solo se in Medio Oriente non si potrà correre. Se servirà davvero, la Formula 1 dovrà fare i conti con nebbia, freddo e buio, e magari anticipare l’orario di partenza, come suggerisce Larini. In cambio avrebbe uno spettacolo che nessun circuito del Golfo può offrire: un autodromo pieno di tifosi pronti a festeggiare il primo campione del mondo italiano da settantatré anni.





