Sprint a Monaco, Pirro controcorrente: «Hanno fatto bene»

Dopo la prima Sprint di Singapore, Verstappen e Leclerc hanno bocciato le gare brevi sui circuiti cittadini, e nel 2027 il format arriverà anche a Monaco. Emanuele Pirro va controcorrente: le Sprint gli piacciono, il weekend con due gare è perfetto per gli appassionati e non capisce dove stia l'eresia. All'idea che i piloti non rischino risponde «non la compro», e nel Principato vede un vantaggio preciso: una qualifica in più, forse la cosa più interessante del weekend.

La prima Sprint nella storia di Singapore, sabato 10 ottobre, è partita con mezz’ora di ritardo per la pioggia ed è stata segnata subito: George Russell, appena passato in testa, ha perso la sua Mercedes alla fine del primo giro ed è finito contro il muro. Ha vinto Max Verstappen. A fine giornata, però, hanno fatto più rumore le parole dei piloti sul format. Verstappen ha detto che non si dovrebbe organizzare una Sprint dove non si può sorpassare. Charles Leclerc è andato oltre:

«Non credo abbia senso fare Sprint sui circuiti cittadini, in generale. Qui o a Monaco non penso che aggiunga nulla al weekend.»

Monaco non è un esempio scelto a caso. Nel calendario 2027 le Sprint passeranno da sei a dieci e cinque piste le ospiteranno per la prima volta: Bahrain, Australia, Giappone, Abu Dhabi e proprio Monaco, il circuito dove sorpassare è più difficile.

In mezzo a tante perplessità, Emanuele Pirro va nella direzione opposta. L’ex pilota di Formula 1, oggi presidente della Commissione Monoposto della FIA, le Sprint le difende e non capisce perché piacciano così poco:

«A me piacciono. Io non capisco, e ogni tanto mi trovo a discuterne, perché non piacciano. Io rispetto tantissimo quelli a cui il motorsport non piace, nessun problema. Ma se ti piacciono le corse di due ore, io penso che il weekend con le Sprint Race, dove hai le qualifiche il venerdì, la gara e la qualifica al sabato e una gara la domenica, sia un weekend perfetto per gli appassionati. Non riesco a capire dove stia l’eresia.»

«Non la compro»

L’obiezione più comune è nota. La Sprint dà punti solo ai primi otto, da 8 a 1, e poche ore dopo c’è la qualifica del Gran Premio: con così poco in palio, un pilota ci pensa due volte prima di rischiare la macchina, e il risultato sono gare ingessate. Pirro non ci sta:

«No, no, non la compro. Nessun pilota vuole fare un incidente. Perciò è vero che la Sprint Race viene affrontata in un altro modo, però è una gara di macchine. Dipende dai circuiti, dipende dalle situazioni ma è una gara di macchine che sinceramente io vedo volentieri.»

A Singapore, del resto, di gente che amministrava se n’è vista poca. Oltre a Russell, diversi piloti non hanno visto la bandiera a scacchi, e all’ultimo giro Lando Norris e Oscar Piastri si sono toccati, con l’australiano costretto al ritiro.

Sulla durata Pirro ha le idee chiare. I Gran Premi durano al massimo due ore, in passato erano più lunghi, e quel formato «non sta scritto sulla pietra». Per spiegarlo sceglie un paragone da tavola:

«Uno mi deve veramente convincere, e l’ho fatta questa discussione con gli amici: convincermi che gli piace la gara di due ore ma non gli piace quella di un’ora è come dire “mi piace una porzione di spaghetti alle vongole ma mezza porzione non mi piace”. C’è una partenza, è una gara. Le gare di biciclette hanno diverse lunghezze.»

La porzione, a dire il vero, è anche più piccola di così: una Sprint misura circa 100 chilometri, un terzo di un Gran Premio, e dura una mezz’ora. Sulla pietra, intanto, non sta scritta nemmeno la distanza delle gare lunghe. Dal 2027 i Gran Premi passeranno da 305 a 290 chilometri per far quadrare i consumi dei nuovi motori, una modifica già approvata dalla Commissione F1 e in attesa del Consiglio Mondiale.

Monaco, due qualifiche

Su Monaco Pirro sa di andare controcorrente. Proprio lì, però, vede il vantaggio più evidente del format:

«E c’è anche una qualifica in più. Su Monaco, per quanto io vada controcorrente, hanno fatto bene a mettere la Sprint, perché avremo una qualifica in più, che forse a Monaco è la cosa più interessante dell’intero weekend. Quindi forse mettere due qualifiche rende la cosa doppiamente interessante.»

È la critica di Leclerc vista dall’altro lato. Nel Principato la gara aggiunge poco perché sorpassare è quasi impossibile, e proprio per questo tutto si gioca sul giro secco. Con la Sprint i giri secchi diventano due, la Sprint Qualifying del venerdì e la qualifica del Gran Premio del sabato. Chi a Monaco aspetta soprattutto il giro perfetto a un centimetro dai guardrail avrà una sessione in più da guardare. Chi aspetta i sorpassi, con ogni probabilità, resterà deluso anche nella gara del sabato.

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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