Antonelli stratosferico, Larini: «Errori non ne ricordo»

Alla vigilia del primo match point di Austin, Nicola Larini promuove Kimi Antonelli: lucidità, concentrazione e una cinquina di vittorie consecutive a inizio stagione. L'ex collaudatore della Ferrari, secondo a Imola nel 1994, non ricorda errori del pilota della Mercedes e spiega quanto abbiano pesato la sfortuna e gli sbagli di Russell. Poi sostiene che un titolo con tanto anticipo non abbia precedenti. Su questo la memoria lo inganna, anche se chiudere in Texas varrebbe comunque un posto nella storia.

Domenica 25 ottobre, ad Austin, Kimi Antonelli avrà il primo match point della sua carriera. Il pilota della Mercedes arriva in Texas con 340 punti, 102 più del compagno di squadra George Russell e 111 più di Lewis Hamilton. Per chiudere i conti già lì gli serve la vittoria, con Russell nono o più indietro e Hamilton fuori dai primi quattro. Una combinazione difficile. Il solo fatto che se ne parli a fine ottobre, però, racconta bene l’annata di un ragazzo di vent’anni che in Formula 1 è appena alla seconda stagione.

Quella pressione Nicola Larini l’ha vista da vicino, anche se da un’altra prospettiva. Toscano di Lido di Camaiore, classe 1964, è stato per anni collaudatore della Ferrari, che lo ingaggiò nel 1992 per sviluppare le sospensioni attive. Nel 1993 ha vinto il DTM con l’Alfa Romeo e nel 1994 a Imola è salito sul podio, secondo dietro a Michael Schumacher. Sulla settimana che precede il primo match point di un ventenne parte da quello che Antonelli ha fatto vedere finora:

«Lui ha dimostrato in tutta la fase del campionato, in particolare nella primissima parte, dove ha fatto una cinquina incredibile, di mantenere la lucidità e la concentrazione di chi vuole divertirsi e vuole portare a casa il risultato gara per gara.»

La cinquina e la lotta in famiglia

La cinquina sono le cinque vittorie consecutive in Cina, Giappone, Miami, Canada e Monaco, che in primavera hanno indirizzato il campionato. Ne sono arrivate poi altre tre, compresa quella di Monza del 6 settembre, e il conto è salito a otto. Per spiegare il resto della stagione Larini chiama in causa anche fattori che con Antonelli c’entrano poco:

«Poi chiaramente c’è l’evoluzione del campionato: la sfortuna di Russell, gli errori sempre di Russell, la mancanza, se vogliamo, di outsider, perché alla fine il campionato è una lotta in famiglia. Questo gli ha permesso di mantenere costantemente la leadership: anche quando non vinceva, in qualche modo riusciva a fare punti pesanti, se non ad andare a podio.»

Su Russell è difficile dargli torto: è l’unico inseguitore con la stessa macchina e i suoi passi falsi hanno pesato. Sugli outsider il discorso è meno netto. Hamilton, terzo, corre con la Ferrari, e l’ultimo Gran Premio, a Singapore, l’ha vinto Max Verstappen con la Red Bull. Gli avversari ci sono stati, è mancata a tutti la continuità per stargli dietro. Antonelli a Marina Bay ha chiuso terzo, uno dei tanti podi di una stagione in cui i piazzamenti hanno contato quasi quanto le vittorie.

Un anticipo quasi da record

«Errori, veramente, non ne ricordo. Quindi ha messo insieme tutta una serie di risultati per cui potrebbe vincere il mondiale con un anticipo incredibile: io non ricordo se in passato ci sia mai stata una cosa del genere. È stato, direi, stratosferico.»

Sul precedente la memoria inganna Larini. Dopo Austin il calendario prevede ancora cinque gare: Messico, Brasile, Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi. Vincere il titolo in Texas significherebbe eguagliare Nigel Mansell, campione nel 1992 in Ungheria con cinque Gran Premi ancora da disputare. Meglio di così ha fatto solo Schumacher nel 2002, campione a luglio a Magny-Cours con sei gare d’anticipo, al volante di quella Ferrari che Larini aveva contribuito a sviluppare negli anni Novanta.

Il giudizio di fondo però resta, e i numeri lo sostengono: un ventenne che in primavera vince cinque gare di fila senza perdere la testa e che in autunno sa accontentarsi di un terzo posto quando il campionato lo chiede. Che il titolo arrivi domenica o a novembre, l’Italia aspetta un campione del mondo di Formula 1 dal 1953, l’anno del secondo titolo di Alberto Ascari. Questa volta potrebbe averlo a vent’anni, con una monoposto tedesca.

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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