A Singapore Max Verstappen era arrivato più volte a un passo dalla vittoria: secondo nel 2018, nel 2024 e nel 2025. Marina Bay sembrava un tabù, almeno fino a questo weekend.
Quando Max trova una Red Bull competitiva, raramente si accontenta. A Singapore ha firmato un weekend quasi perfetto: pole e vittoria nella Sprint, pole e vittoria nel Gran Premio, al comando dal primo all’ultimo giro. Gli è sfuggito solo il giro più veloce, andato a Charles Leclerc. Niente Grande Slam, dunque: resta comunque una sinfonia mica male.
Dopo la Malesia, Singapore: due vittorie di fila. Bentornato, Max!
Come nel 2025, la Red Bull sembra aver ritrovato il bandolo della matassa nella seconda metà della stagione. E quando la monoposto gira, Verstappen torna a fare ciò che gli riesce meglio: vincere.
Una rimonta “monstre” come quella dell’anno scorso su Lando Norris e la McLaren, chiusa a due soli punti dal titolo, stavolta sembra però fuori portata: Max ha 119 punti da recuperare e restano sei gare. Da italiani, possiamo almeno goderci un motivo per sorridere: davanti a tutti c’è Kimi Antonelli.
A Singapore Kimi ha conquistato il terzo posto con una gara di testa e pazienza. È rimasto lontano dai guai e ha aspettato il momento giusto. Quando Lewis Hamilton è andato largo per difendersi da Norris, a una decina di giri dalla fine, ha piazzato la stoccata: un doppio sorpasso, prima sulla McLaren e poi sulla Ferrari. Il tutto mentre, a ogni rettilineo, staccava una mano alla volta dal volante per prendere un po’ d’aria: con l’allerta caldo dichiarata dalla FIA, Antonelli aveva scelto di correre senza giubbotto refrigerante. Lucido e resistente. Niente male per un ragazzo che ad Austin, il 25 ottobre, avrà la prima occasione per chiudere il Mondiale.
Sarà un match point per diventare il più giovane campione del mondo di Formula 1, a vent’anni, togliendo il primato a Sebastian Vettel, e il primo italiano a riuscirci dai tempi di Alberto Ascari, nel 1953. Fa un certo effetto anche solo scriverlo. Dopo il Texas resteranno in palio 125 punti e Kimi ne ha 102 di vantaggio su George Russell e 111 su Hamilton: per chiudere la partita già ad Austin dovrà vincere e sperare che i due raccolgano poco o niente.
Chi invece ha lasciato per strada un’occasione è Lewis Hamilton. Partito con le medie, si è fermato al 18° giro per montare le soft e poi, durante la Virtual Safety Car del 39° giro, è rimasto in pista nonostante il muretto gli chiedesse di seguire Leclerc ai box. Così si è ritrovato a tirare quelle gomme per 44 giri, fino alla bandiera a scacchi, scivolando in sesta posizione nel finale.
Stavolta la scelta è stata del pilota, che a fine gara si è scusato con la squadra via radio. In Ferrari, a quanto pare, muretto e pilota si danno il cambio nel complicarsi la vita. Peccato, perché dopo il secondo e il terzo posto della Sprint la Rossa poteva fare il bis anche in gara. A salvare il bilancio ci pensa Leclerc, con un ottimo secondo posto e il giro veloce.
E poi c’è George Russell, che quest’anno sembra avere un abbonamento premium alla sfortuna. O forse non solo alla sfortuna.
Nella Sprint, sull’asfalto bagnato, era in testa e ha buttato via tutto da solo: testacoda all’uscita dell’ultima curva del primo giro e botto contro il muro dei box. Come se non bastasse, in gara è partito diciannovesimo per la penalità legata alla sostituzione di componenti della power unit. Ha provato a raddrizzare una domenica già in salita. Al momento del pit stop, però, è arrivata l’ennesima beffa: la Virtual Safety Car è finita proprio mentre entrava in pit lane, vanificando il vantaggio della neutralizzazione. Nono al traguardo: tra errori e tempismo sbagliato, quest’anno George non riesce proprio a trovare pace.
E adesso occhi sul Gran Premio degli Stati Uniti: tra due settimane Kimi potrebbe trasformare il match point in una pagina di storia. Pop-corn pronti, bandiere in mano.
Next Stop: Austin
Stay tuned!

















