
Da qualche tempo, guardando un GP di Formula 1, capita sempre più spesso di vedere comparire in sovraimpressione messaggi come “Incident noted” oppure “Under investigation”.
In pratica, basta un contatto, una manovra al limite o una situazione dubbia e immediatamente i commissari iniziano ad analizzare l’episodio. Una sorta di VAR in salsa Formula 1.
Sia chiaro: controlli e regole sono indispensabili. Parliamo di uno sport in cui i piloti viaggiano a oltre 300 km/h e nel quale la sicurezza deve restare la priorità assoluta. Su questo non ci possono essere discussioni.
La domanda però è un’altra: dove si trova il confine, quella sorta di “linea Maginot”, tra il giusto controllo e l’eccesso di regolamentazione?
Nel GP di Monaco, ad esempio, si sono registrati ben 14 episodi tra penalità e investigazioni. Otto sanzioni e sei verifiche da parte dei commissari. Numeri che fanno riflettere — per quanto si tratti di un circuito che rappresenta un unicum nel calendario.
Molte penalità erano legate al superamento del limite di velocità in pit lane. Mai così tante in una singola gara.
Vicenda piuttosto controversa.
Dalle verifiche effettuate dopo il GP è emerso che diversi piloti sono stati sanzionati per scostamenti minimi dal limite di velocità previsto in pit lane. In alcuni casi la differenza registrata era nell’ordine di un decimo di chilometro orario rispetto ai 60 km/h consentiti nel Principato. Per questo motivo alcuni team e piloti hanno ipotizzato possibili criticità legate ai sistemi di controllo della velocità. Alpine ha avviato la procedura per chiedere una revisione della sanzione assegnata a Pierre Gasly.
Di parere diverso la FIA. Dopo aver esaminato i dati disponibili, la Federazione ha escluso malfunzionamenti delle apparecchiature di rilevazione e dei sistemi di cronometraggio. Secondo la sua interpretazione, alcune vetture avrebbero seguito una traiettoria leggermente diversa nella fase di ingresso ai box, circostanza che avrebbe portato a rilevare valori medi superiori al limite regolamentare.
Poi ci sono state le investigazioni più disparate: dal contatto tra Hulkenberg e Sainz al Tornantino fino alla posizione di Hadjar durante una fase di bandiera rossa.
Le regole servono. Nessuno chiede il “liberi tutti”. Con il tasso di adrenalina che scorre nelle vene dei piloti ed il fuoco che arde negli occhi quando abbassano la visiera, è inevitabile che possano verificarsi errori o manovre troppo aggressive.
Ma la Formula 1 vive anche di istinto, coraggio e capacità di interpretare il limite.
È proprio quella sottile linea tra rischio e talento che rende questo sport così affascinante, adrenalinico ed appassionante.
Una volta esistevano i cosiddetti “incidenti di gara”. Oggi, invece, la sensazione è che qualsiasi contatto o manovra particolarmente energica finisca quasi automaticamente sotto la lente d’ingrandimento dei commissari.
Il risultato è che spesso l’attenzione si sposta dalla pista alle decisioni della Direzione Gara.
A Monaco, in alcuni momenti, è stato difficile persino capire quale fosse la situazione reale. Penalità da cinque o addirittura dieci secondi, drive-through, investigazioni ancora aperte a pochi giri dalla fine. Nemmeno dopo la bandiera a scacchi si è avuta la certezza definitiva della classifica.
A ben vedere ancora oggi la classifica del GP di Monaco potrebbe rischiare di essere messa in discussione: qualora venisse accolto il ricorso di Alpine, Gasly sarebbe terzo. Ma, a quel punto, perché le altre scuderie non dovrebbero fare a loro volta ricorso? Con un conseguente possibile rimescolamento generale delle carte.
Il povero Hadjar, che ha chiuso quarto, salito in terza posizione causa penalità a Gasly, poi messo sotto osservazione per una presunta irregolarità durante la bandiera rossa, e infine invitato sul podio a stappare bollicine… potrebbe trovarsi costretto a ricomprare la bottiglia di champagne per farla stappare a qualche altro pilota.
Sembra fantascienza, anzi fantacampionato.
Aggiungiamo anche il discorso delle indicazioni, o forse sarebbe più corretto dire istruzioni, dal muretto.
La McLaren che lascia in pista Norris con una macchina che non aveva più potenza solo per rallentare il gruppo a vantaggio di Piastri, la Williams che chiede ad Albon di scambiare la posizione con Sainz per poi fare da “tappo” agli avversari.
Niente di nuovo sotto il sole: situazioni che hanno sempre fatto parte della storia della Formula 1. Ma sommate all’aumento di investigazioni e penalità contribuiscono a dare la sensazione di uno sport sempre più controllato e sempre meno spontaneo.
La domanda allora diventa inevitabile: non si sta esagerando?
Perché il rischio esiste. E non riguarda la sicurezza, che deve rimanere intoccabile. Il rischio è quello di limitare eccessivamente la libertà dei piloti di esprimere il proprio talento nelle battaglie in pista, infiammando così l’animo dei tifosi sugli spalti e sul divano.
Perché una Formula 1 senza regole sarebbe pericolosa.
Ma una Formula 1 con troppe regole rischia semplicemente di essere meno Formula 1.

















