La NTT IndyCar è finalmente arrivata al suo appuntamento “clou”, ovvero la leggendaria 500 Miglia di Indianapolis. L’edizione numero 110 ha consegnato alla leggenda Felix Rosenqvist (Meyer Shank Racing), davanti a due piloti del Team Penske, David Malukas e Scott McLaughlin. Settimo posto per il leader del campionato Alex Palou, che si è alternato più volte al comando della gara. La minaccia di pioggia ha portato le squadre a cercare di completare i primi 101 giri per rendere valida la distanza di gara e, seppur con due bandiere rosse (una a otto giri dalla fine – NDR), lo spettacolo non è certo mancato. Nessuno si aspettava la vittoria del pilota svedese di Meyer Shank ma, come abbiamo già detto diverse volte, la Indy 500 è una gara che non accetta i pronostici sulla carta. Gara tiratissima, con il minor distacco della storia della Indy 500 tra il primo e il secondo classificato. Vi basti pensare che la top 5 era racchiusa in meno di mezzo secondo.
FELIX ROSENQVIST WINS THE CLOSEST FINISH IN INDY 500 HISTORY! pic.twitter.com/BBGobsgX3I
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Iniziamo proprio da Meyer Shank, la squadra vincitrice. Una tattica di gara da “tutto o niente” ha portato Felix Rosenqvist a festeggiare con la bottiglia del latte. Grande prestazione anche per Marcus Armstrong, giunto quinto, a testimonianza che tutta la squadra ha saputo lavorare al meglio durante tutto il week end di gara. Team come questo stanno lavorando bene già da tempo e sono sempre pronti ad approfittare di circostanze particolari e battute a vuoto delle squadre più titolate.
Team Penske riconferma che, quando si tratta di ovali, c’è sempre. Peccato per Josef Newgarden, finito a muro per una leggerezza che, su un ovale, non puoi permetterti. Gomme fredde più cordolo interno sono un mix letale nel 99% dei casi. David Malukas è, senza alcun dubbio, il grande sconfitto di giornata. A un soffio dalla leggenda fino all’ultima curva, beffato da Rosenqvist sul traguardo per 23 millesimi. Ottima gara, finalmente, per Scott McLaughlin. Adesso, come diciamo sempre, c’è da trovare costanza, ma è evidente che Malukas sia sempre più il faro che può portare il team di The Captain fuori dal tunnel.
Arrow McLaren e Pato O’Ward, quando sentono parlare di Indy 500, danno sempre quel qualcosa in più. Peccato per il messicano: quando c’è da parlare di fortuna alla Indy 500, è chiaramente a credito. Ne ha perse due all’ultimo giro e, quest’oggi, aveva tutte le carte in regola per vincere. Peccato, la strategia non gli ha sorriso e l’ultima bandiera rossa ha rimesso in gioco il treno di Malukas che, altrimenti, non avrebbe mai rimontato. La notizia di giornata è Nolan Siegel (undicesimo) che batte Christian Lundgaard, giunto diciassettesimo e, di fatto, mai in gara per qualcosa di importante. Adesso attendiamo il Team Papaya al prossimo appuntamento, nella speranza che il rendimento torni a livello generale.
Chip Ganassi Racing, vittima delle strategie che, probabilmente, non hanno avuto il coraggio di mettere in pratica. Sia Alex Palou che Scott Dixon avevano una strategia di gara standard, ma tra caution e bandiere rosse si sono ritrovati invischiati nelle posizioni di rincalzo. Il campione spagnolo è giunto settimo, con Kyffin Simpson quattordicesimo e Dixon quindicesimo. Peccato, la prestazione c’era come al solito, ma se alla Indy 500 la strategia non ti sorride, arrivi dietro. Poco male comunque, danni limitati come sempre; ma, col senno di poi, con Dixon si sarebbe potuto rischiare qualcosa di diverso, tanto per sparigliare un po’ le carte.
Andretti Global, notte fonda e senza stelle. Will Power fuori per un guasto meccanico, Marcus Ericsson tredicesimo e Kyle Kirkwood sedicesimo. Mai nelle posizioni di vertice, mai nel gruppetto di quelli anche solo presi lontanamente in considerazione per un risultato importante. Alex Palou, intanto, scappa in classifica. La speranza per Kirkwood è il pronto ritorno sui circuiti cittadini, ma la squadra si sta disunendo in maniera preoccupante. Urge una sterzata, perché contro questo Palou altrimenti diventa difficile e gli altri non stanno di certo a guardare. Forse una figura esperta come Michael Andretti al muretto potrebbe fare comodo.
A livello di wild card, non possiamo non segnalare il decimo posto di Takuma Sato (Rahal Letterman Lanigan Racing), autore anche di una chiusura kamikaze sul malcapitato Ed Carpenter (Ed Carpenter Racing), che non gliele ha certo mandate a dire. Peccato per Ryan Hunter-Reay (Arrow McLaren), finito a muro e che ha causato poi il ritiro anche di Katherine Legge, alla sua coraggiosa tentata “doppia” tra Indy 500 e Coca-Cola 600. Posizione numero 25 per Helio Castroneves (Meyer Shank Racing). Prestazione di tutto rispetto per Mick Schumacher, diciottesimo alla sua prima Indy 500, affrontata con il casco che replicava i colori del grande Michael. Ottima gara anche di A.J. Foyt Enterprises che, con Santino Ferrucci, è stata spesso nelle parti alte della classifica. Peccato per Alexander Rossi, eroico a voler partecipare alla gara dopo il botto delle prove.
Ora non andate via, perché il prossimo week end si torna in pista a Detroit!
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Incredible shot of @FRosenqvist‘s 🥛 celebration! #Indy500
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