IndyCar | Palou re di Long Beach, Rosenqvist beffato ai box

Alex Palou conquista Long Beach con la terza vittoria stagionale, centrando il primo successo in carriera su questo tracciato cittadino. Decisivo il pit stop sotto caution al giro 59: il meccanico Chip Ganassi Racing serve la vettura in 7,3 secondi e consegna al pilota spagnolo la testa della corsa, che non mollerà più. Felix Rosenqvist (Meyer Shank Racing), dominatore per 51 giri dalla pole, deve accontentarsi del secondo posto. Scott Dixon completa il podio tutto Ganassi. Team Penske ancora lontano dai propri standard, Arrow McLaren incompiuta.

Dopo qualche settimana di pausa, la NTT IndyCar Series ha fatto tappa a Long Beach. Novanta giri tutti da vivere, su un circuito cittadino decisamente refrattario ai sorpassi. La gara è stata vinta da Alex Palou (Chip Ganassi Racing), secondo posto per il poleman Felix Rosenqvist (Meyer Shank Racing). Terzo, il veterano Scott Dixon (Chip Ganassi Racing).

Chip Ganassi Racing, ancora loro. Alex Palou qui non aveva mai vinto, ma se sul più bello ci si mette anche Meyer Shank Racing a fare i regali, che fai? Non raccogli? Ma certo che raccogli! Sorpasso al pit stop a praticamente venti giri dalla fine, un secondo di vantaggio dopo il primo giro in ripartenza dalla caution e via con un ritmo insostenibile per chiunque. Ciao, saluti e baci. Terza vittoria in stagione, la prima a Long Beach. E, già che ci siamo, non la metti sul podio quella vecchia volpe di Scott Dixon? Ma certo, con buona pace di Kyle Kirkwood che, nonostante il tentativo, è rimasto dietro. Che Ganassi sia il team da battere lo abbiamo già detto, adesso basta però con i regali perché altrimenti gli altri non ne vincono più una.

Meyer Shank Racing, tutto bello, fino al pit stop in regime di caution. Dico io, entri ai box con due secondi e mezzo su Palou e sbagli il pit stop? Lo sai che ti puniscono se tiri giù la macchina dai cavalletti un attimo dopo. Comunque, nonostante la leggerezza, pole position e secondo posto per la numero 60. Felix Rosenqvist meritava qualcosa di più, ma è andata così. Marcus Armstrong non pervenuto, ma tutto sommato per un team di seconda fascia è un gran bel risultato. Dai ragazzi, che se si lavora bene si può fare.

Andretti Global era il grande atteso dopo il 2025. Kyle Kirkwood, specialista dei cittadini e vincitore uscente del Gp di Long Beach è rimasto tuttavia imbottigliato dietro a Scott Dixon e ha concluso in quarta posizione. Marcus Ericsson out per problema tecnico e Will Power che non sa più a che Santo votarsi. Sì, perché se riparti dal pit stop e pesti i piedi a un meccanico di A.J. Foyt Racing e vieni penalizzato, un po’ è sfortuna e un po’ è la fotografia della prima parte di stagione del pilota australiano. La storia dell’adattamento al team inizia a vacillare, occorre forse una svegliata per il buon Will. In ottica campionato, la classifica di Kirkwood non è male, peccato che quella degli altri due piloti sia alquanto deficitaria.

Team Penske di difficile lettura. Josef Newgarden è stato autore di un primo stint molto buono, con una strategia ben indirizzata. Subito dopo il pit stop, ha spiattellato la gomma anteriore sorpassando Alexander Rossi e, da quel momento in avanti, l’americano è giunto poi quattordicesimo. Apprezzabile la rimonta, a certificare che la voglia c’è. David Malukas è passato da lottare per il podio a finire indietro. Settimo posto finale, dietro Scott McLaughlin, compagno di squadra. La qualifica ormai è un caso, ma l’impressione è che la squadra sia plafonata in un limbo ormai perenne. Il problema è che il neo promosso David Malukas sta diventando rapidamente il capo squadra, pertanto bisognerà capire cosa intenderà fare il management in vista delle prossime stagioni. Josef Newgarden una gara l’ha vinta, Scott McLaughlin è, tuttora, disperso. Batti un colpo Scott!

Arrow McLaren, copia-incolla rispetto ai week end precedenti. Pato O’Ward è stato sopravanzato in partenza da Alex Palou e, sinceramente, tutto ciò che si poteva dire del team papaya è finito lì. Se poi ti chiami Christian Lundgaard e ti ritrovi a viaggiare nelle retrovie per buona parte della gara, dietro anche al tuo compagno Nolan Siegel e Mick Schumacher (Rahal Letterman Lanigan Racing), diciamo che se non è un week end da dimenticare ditemelo voi. Si invoca costanza da ormai due anni, ma la verità è che si fa una gran fatica a mettere tutto insieme.

A proposito di Nolan Siegel: dodicesimo. Niente male per chi è abituato a remare nelle ultime posizioni. Forse qualcuno gli ha acceso il fuoco sotto al sedile, ricordandogli che sarebbe l’ora di svegliarsi perché altrimenti l’anno prossimo dovrà cercarsi un’altra scuderia. Mick Schumacher diciassettesimo, l’apprendistato continua. Notte fonda e serrande abbassate, invece, su PREMA Racing. Rientrerà, forse, a giugno.

Non andate via, perché sta per iniziare il “Month of May”. 9 maggio Indy Gran Prix, poi sarà la volta della Indy500.

Fabrizio Bianchini
Fabrizio Bianchini
Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.

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