A ogni passo falso della Ferrari torna la stessa difesa di Frédéric Vasseur: il team principal non avrebbe pieni poteri. Stefano Tamburini, giornalista di Autosprint, la ribalta:
«C’è la favoletta che deve avere pieni poteri: lui non solo ha pieni poteri ma li usa anche malissimo.»
Vasseur è a Maranello dal 2023 e questa è la sua quarta stagione. Per Tamburini il nodo non è quanto potere abbia ma come lo eserciti, e con chi. Il team principal riporta direttamente al presidente John Elkann, e nel racconto del giornalista il dialogo spesso coinvolge una terza persona: Nicolas Todt, figlio di Jean e procuratore di Charles Leclerc, che nel 2005 aveva fondato proprio con Vasseur la ART Grand Prix.
«C’è una specie di potere trasversale che bypassa tutti i meccanismi normali, e quindi è un’azienda che diventa ingestibile.»
Il soprannome
Tamburini riferisce anche che negli uffici e nei reparti di Maranello Vasseur sarebbe stato soprannominato «Napoleone». Più del nomignolo, per lui pesa il fatto che la voce sia uscita dalla fabbrica:
«Che questa cosa si sia risaputa fuori vuol dire che ti è scappata tutta la logica di una gestione che ormai è fuori controllo.»
Le critiche si allargano allo staff. Tamburini parla di un «circoletto dell’amichettismo francese» di cui la Ferrari, a suo dire, non ha bisogno, e mette in dubbio perfino l’utilità del ruolo di vice team principal, affidato dall’ottobre 2024 al belga Jérôme d’Ambrosio: «Non si capisce bene a cosa serva».
L’ingegnere che non c’è
L’esempio più concreto riguarda Lewis Hamilton. Per il 2026 la Ferrari aveva spostato alla guida della Ferrari Driver Academy Riccardo Adami, il suo ingegnere di pista nella prima stagione, e aveva ingaggiato dalla McLaren Cédric Michel-Grosjean per sostituirlo. In attesa che finisse il periodo di gardening leave al muretto si è seduto Carlo Santi, ex ingegnere di Kimi Räikkönen, come soluzione provvisoria. Sette mesi dopo il provvisorio è ancora lì: con Santi Hamilton ha vinto a Barcellona, e Michel-Grosjean non è mai diventato il suo ingegnere. Tamburini la racconta così:
«Avevano preso lui per fare l’ingegnere di pista di Hamilton, e poi Hamilton ha detto: “Va bene quello provvisorio che mi avete dato, teniamo questo”. Quello che hanno assunto non sanno cosa fargli fare.»
Il confronto con Jean Todt
Il paragone che Tamburini considera impossibile è quello con Jean Todt, l’uomo che guidò la gestione sportiva negli anni di Schumacher: due figure, dice, «completamente all’opposto». Alla Ferrari servirebbe qualcuno con un’altra idea del comando:
«Ci vuole una figura che riesca a dire “si fa così”, che sia un vero punto di riferimento e che faccia capire anche a chi è in seconda fila che è importante pure lui. Perché la Ferrari le professionalità ce le avrebbe.»
Sono giudizi pesanti, e da Maranello non è mai arrivata alcuna conferma né sul soprannome né sul ruolo del procuratore di Leclerc nelle decisioni. Il caso dell’ingegnere di Hamilton, però, è sotto gli occhi di tutti: un ingaggio voluto per il pilota di punta, rimasto sospeso per un’intera stagione. Se questo è il modo in cui si usano i pieni poteri, la discussione su quanti Vasseur ne abbia rischia di essere quella sbagliata.





