
Il GP di Monaco ha visto trionfare – e non esiste termine più appropriato – il nostro Kimi Antonelli: quinta vittoria consecutiva in stagione. Manita, per usare un gergo calcistico. Oppure cinquina, se preferite un termine più tradizionale.
Fin dalle FP3, il pilota italiano e la sua Mercedes hanno mostrato una netta superiorità. La pole position conquistata sabato all’ultimo giro, con appena 43 millesimi di vantaggio su un certo Max Verstappen, aveva fatto capire molto, ma non ancora tutto.
Domenica Antonelli ha dominato sulle strade del Principato, affrontando gran parte dei 78 giri come fossero tornate da qualifica. Il ritmo imposto è stato semplicemente irraggiungibile, con una serie impressionante di giri veloci. I telecronisti a un certo punto sono quasi andati in loop nel ripetere la frase: “accende un fucsia!” E pensare che il GP di Monaco doveva essere, almeno sulla carta, quello meno favorevole allo strapotere Mercedes.
Ancora più impressionante della velocità è stata però la gestione della gara. Freddezza, lucidità, maturità e totale controllo della situazione. Perfino nel finale thrilling, che avrebbe potuto mettere pressione a molti piloti più esperti, Antonelli non ha mostrato la minima esitazione, riprendendo immediatamente il largo alla ripartenza.
Ma in Formula 1 le monoposto sono due. E allora viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto l’altra Mercedes?
Arrancava in mezzo al gruppo e al traffico, chiudendo soltanto con un dodicesimo posto. E questa volta George Russell non può nemmeno recriminare sulla sfortuna – sì, ci sarebbe da discutere sul penalty di 5 secondi mal gestito dal team, ma in fondo non sarebbe cambiato un granché.
Per tutto il weekend è apparso costantemente in difficoltà, distante non solo dal proprio compagno di squadra, ma anche dai principali rivali.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più interessante.
Com’è possibile che una Mercedes voli e l’altra fatichi così tanto?
Russell non è un fenomeno, ma resta comunque un pilota solido e veloce, che ha fatto della costanza il suo marchio di fabbrica. Per questo il divario mostrato a Monaco sorprende.
A rendere il quadro ancora più emblematico c’è stato anche il doppiaggio subito in pista proprio da Antonelli. Un’immagine che a inizio stagione sarebbe sembrata fantascienza. Chiunque l’avesse pronosticata probabilmente sarebbe stato preso per un “folle visionario”.
Eppure, oggi è realtà.
L’inglese prima dell’inizio della stagione aveva dichiarato che il 2026 sarebbe stato il suo anno. Un’affermazione comprensibile, considerando il potenziale della Mercedes. Più curiosa era stata invece la risposta alla domanda sui principali avversari per il titolo: “Verstappen e Leclerc”.
Nessun riferimento ad Antonelli. Una valutazione che era già parsa poco elegante verso il suo compagno di squadra, e che oggi appare decisamente poco lungimirante.
Perché se Toto Wolff, uno dei team principal più brillanti dell’era moderna della Formula 1, uno che il suo mestiere lo sa fare e pure bene, decide di affidare una Mercedes ufficiale a un diciannovenne definendolo addirittura un “fenomeno generazionale”, forse qualche campanello d’allarme avrebbe dovuto suonare.
Non è passata inosservata nemmeno la decisione dello stesso Wolff di salire sul podio monegasco per ritirare il trofeo costruttori. Un gesto che non si vedeva da molti anni: forse la consacrazione definitiva per l’italico “giovane virgulto”?
Certo è che la cinquina di Kimi è arrivata dritta sul volto dell’inglese, che nel post gara di domenica è apparso visibilmente scosso.
Probabilmente il vero problema di Russell, in questo momento, è la fiducia. Quando i risultati non arrivano e il compagno di squadra continua a vincere, il rischio è quello di entrare in un circolo vizioso difficile da interrompere.
Per il bene del campionato, però, sarebbe importante rivedere presto il miglior Russell.
Siamo italiani e naturalmente ci entusiasma vedere un nostro pilota dominare la scena mondiale. Ma siamo anzitutto sportivi e appassionati di Formula 1, e vorremmo vedere un campionato avvincente e combattuto.
Per ora, però, il mondiale sembra comunque un affare di casa Mercedes. Se alla prima accelerata sulle strade monegasche, la seconda monoposto – la Ferrari di Lewis Hamilton – si è trovata già in affanno, beh ditemi voi in cosa dobbiamo sperare per un campionato avvincente.
Quindi dai George, su con il morale e scendi in pista con grinta e convinzione e facci divertire.
Noi ci crediamo!
Next stop: Barcellona
Stay tuned.

















