
In F1 Andrea Kimi Antonelli va in vacanza da leader del mondiale, con ben 50 punti di vantaggio sul primo degli inseguitori, ovvero Lewis Hamilton con la Ferrari. In pratica il bolognese ha 2 GP di vantaggio sul suo diretto rivale per il titolo. Ma in F1 si sa che un vantaggio di 50 punti può essere sperperato rapidamente.

Credits: Mercedes-AMG PETRONAS F1 Team via X
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Ciò non toglie che Antonelli merita pienamente di essere leader del mondiale piloti, frutto di ben 6 vittorie sino a questo momento del campionato. E che ora come ora è il favorito numero uno per la conquista del titolo, anche se la strada è ancora molto lunga. Il classe 2006 è senza ombra di dubbio un pilota eccezionale, un fenomeno, ma definirlo campione è troppo prematuro. L’Ing. Luigi Mazzola ai microfoni di Pit-Talk ha affermato che Antonelli esprime talento ed exploit straordinari, con un’ottima chiave di lettura della gara.
Ma far paragoni con i grandi del passato della F1 secondo Mazzola è ancora troppo presto, con l’ex Ferrari che cita i vari Prost, Senna, Schumacher e Verstappen. I paragoni con i grandi campioni del passato si potranno fare solo quando Antonelli conquisterà (o se conquisterà) un titolo in F1:
Allora, è diverso dire “un fenomeno” e dire “un campione”. Un campione deve vincere, e deve continuare a vincere: quello è quello che fa un campione. Un fenomeno è uno che riesce a usare il suo talento e ad avere degli exploit incredibili, quindi a fare cose incredibili. Ora, i campioni che ho conosciuto io erano già consolidati: un Prost, uno Schumacher — Senna non ci ho lavorato, l’ho solo conosciuto — erano già piloti che avevano vinto, con una loro mentalità, un loro approccio e una loro dedizione al lavoro.
Quest’anno vedo — forse anche favorito dal regolamento, da una macchina un po’ più facile da guidare, meno pilota-dipendente — vedo un ragazzo che esce dalle prove libere e va davanti, poi va in qualifica e va davanti, poi fa la gara, e sento per radio un pilota che non è più quello che ha bisogno del team, ma uno che in qualche modo spinge il team. La Mercedes ha sbagliato qualche strategia — direi anche nell’ultima gara, secondo me ha sbagliato qualcosa, non fosse altro che fargli fare il pit stop dieci giri dopo gli altri: vai a perdere un sacco di secondi quando c’è un degrado gomme così elevato, a meno che tu non vada fino in fondo — invece no, poi l’hanno richiamato ai box quando lui stava comunque andando forte.
Però lui, alla radio, si fa sentire: in pista lo attaccano — c’è stato un momento in cui era sotto attacco di Hamilton — ma non fa errori, e quando deve attaccare, attacca e va, e quando deve andare in aria libera, va. Questo pilota si sta costruendo, si trova bene con la macchina, si trova bene con il team, il team lo supporta, e ha annientato il suo compagno di squadra. Questo è un dato di oggi, perché non era così l’anno scorso.
Se questo pilota è cresciuto in questa maniera, è uno degli elementi che fa pensare a un livello superiore, perché nemmeno i compagni di Michael lo hanno mai visto davanti — lo stesso vale per Prost, a meno che non fosse Senna, e Verstappen ancora meno. Quindi sembra che stia andando in quella direzione. Ma per paragonarlo, prima deve diventare campione — io faccio fatica a dirlo finché non lo diventa — e poi lo paragoniamo.
D’altronde Mazzola ha pienamente ragione, perché Antonelli oltre a non aver ancora vinto un mondiale in F1 deve ancora lasciare il segno in questo sport. Nonostante il pilota Mercedes abbia già frantumato diversi record in questa stagione, primo fra tutti quello di essere diventato il più giovane pilota nella storia della F1 a guidare la classifica piloti. Però se c’è qualcosa che sorprende è la maturità raggiunta da Antonelli, solo al suo secondo anno in F1.
Un fattore chiave che potrà fare la differenza a fine stagione, quando la pressione potrebbe giocare qualche brutto scherzo agli avversari. Magari a cominciare dal team-mate Russell, con l’inglese (al momento) nettamente sconfitto anche dal punto di vista morale. Ma come più volte sottolineato dal team principal della Mercedes Toto Wolff, guai a “caricare” troppo Kimi, perché potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Il manager austriaco fa riferimento alla stampa italiana, sempre capace (purtroppo) di esaltare oltre il dovuto gli sportivi di “Casa Nostra”, ottenendo però l’effetto contrario. Antonelli ha bisogno di non essere caricato troppo dai media, e di vivere con tranquillità la sua attuale leadership nel mondiale.
Alberto Murador












