Tra le pieghe della crisi che sta ridisegnando il finale del Mondiale 2026, si fa strada un’ipotesi che a molti tifosi italiani farebbe piacere vedere concretizzarsi: l’ultimo atto della stagione, il 6 dicembre, potrebbe disputarsi a Imola. Ad aprile il Gran Premio del Bahrain e quello dell’Arabia Saudita sono stati cancellati per il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele; il Bahrain è stato poi ricollocato a Sepang, in Malesia, mentre Qatar (29 novembre) e Abu Dhabi (6 dicembre) restano ufficialmente in calendario ma tutt’altro che al sicuro. Il CEO di Formula 1, Stefano Domenicali, ha fissato il termine per decidere:
“Quel momento non arriverà prima di metà settembre. […] Per noi, oggi, le gare in Qatar e Abu Dhabi sono confermate. Ma ovviamente, se la situazione non sarà più chiara di quanto crediamo debba essere prima di metà settembre, prenderemo la decisione.”
Se il finale mediorientale dovesse saltare, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari è oggi il candidato più concreto per raccoglierne l’eredità, e le ragioni a suo favore sono più solide di quanto un’ipotesi nata sotto pressione lasci pensare. Il sindaco Marco Panieri e il direttore dell’autodromo Pietro Benvenuti sono stati visti nel paddock di Budapest durante il weekend del Gran Premio d’Ungheria proprio per tenere aperti i canali con la Formula 1, e Panieri ha rivendicato la disponibilità della pista senza condizioni: “L’interesse attorno a Imola ci fa piacere, noi siamo pronti e disponibili come sempre.” A dare peso alle parole c’è un pacchetto di lavori già in corso, tra cui Casa Eventi, la copertura del corpo box, il nuovo ponte Tosa e la nuova viabilità sulla via Emilia lato Faenza, oltre a un dato che vale più di mille dichiarazioni: la 6 Ore di Imola valida per il WEC, lo scorso aprile, ha fatto segnare 92.175 spettatori, record assoluto per una gara endurance in Italia. Non è la pista di un circuito in difficoltà: è quella di un autodromo che sa ancora riempirsi.
C’è poi un fattore umano che alimenta le indiscrezioni più delle cifre. Domenicali è imolese di nascita, cresciuto a dare una mano nel paddock e nel centro media di casa da ragazzino, e alla domanda sull’ipotesi di dicembre ha risposto con una battuta che gli addetti ai lavori leggono come un indizio più che come una gaffe:
“Si parlerà italiano? Chissà, vedremo!”
Secondo alcune fonti di paddock, le parti coinvolte sarebbero oggi molto più vicine a un accordo di quanto non lo fossero solo pochi giorni fa, sebbene nulla sia stato formalizzato da Formula 1 o FIA. Rafforza il quadro anche il confronto con le alternative rimaste sul tavolo: Portimão, in Portogallo, è già impegnata in lavori di ammodernamento in vista del rientro ufficiale nel 2027 e non è disponibile quest’anno; un raddoppio a Las Vegas, gara organizzata direttamente dalla FOM, è stato scartato per le complicazioni di chiudere due weekend di fila la Strip e per questioni di ordine pubblico. Imola, semplicemente, resta l’unica opzione europea davvero pronta a muoversi in tempi così stretti. E non sarebbe nemmeno la prima volta che ci riesce: nel 2020, quando la pandemia stravolse il calendario, il Gran Premio dell’Emilia Romagna fu organizzato in poche settimane, riportando la F1 sull’Autodromo per la prima volta dal 2006, e fu proprio lì, il 1° novembre di quell’anno, che la Mercedes si laureò campione del mondo costruttori. Un titolo assegnato a Imola, in emergenza, è già un precedente reale, non un’ipotesi.
Non tutto rema a favore, e vale la pena dirlo senza girarci intorno. Imola era già stata esclusa dal calendario 2026 in giugno 2025 per fare spazio a Madrid, dopo che il contratto dell’autodromo non era stato rinnovato: il ritorno in corsa nasce quindi da un’emergenza altrui, non da una scelta commerciale della Formula 1. E soprattutto resta il nodo meteo, il più concreto dei rischi se la gara si correrà davvero il 6 dicembre: la Motor Valley a inizio dicembre significa asfalto freddo, piogge frequenti e temperature che raramente superano pochi gradi sopra lo zero, condizioni lontanissime dallo slot primaverile che la pista ha sempre occupato in calendario. Nessuna monoposto dell’attuale generazione a effetto suolo, tantomeno con le nuove power unit 2026, ha mai girato a Imola in condizioni simili: l’effetto su finestre di lavoro delle gomme e bilanciamento aerodinamico resta un’incognita che nessuno, per ora, ha davvero testato.
Tra un’ipotesi che scalda il cuore e una pista che dovrebbe reinventarsi in pieno inverno, la decisione di Formula 1 arriverà comunque non prima di metà settembre. Fino ad allora, Imola può solo continuare a far parlare di sé, un lavoro nel quale, a giudicare dai numeri di aprile, sembra ancora piuttosto brava.













