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venerdì, Agosto 14, 2026
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Imola a dicembre per chiudere il Mondiale? C’è più di un problema

Dopo la cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita, la Formula 1 ha trovato una soluzione originale: il Bahrain Grand Prix si correrà a Sepang, in Malesia, il 4 ottobre. Ma è l'ipotesi di chiudere il Mondiale a dicembre a Imola a far discutere. Luigi Mazzola, storico ingegnere Ferrari, spiega ai microfoni di PitTalk perché correre sull'Autodromo Enzo e Dino Ferrari in pieno inverno, tra umidità, poche ore di luce, foglie sull'asfalto e possibile neve, sarebbe tutt'altro che semplice.

Rettilineo del traguardo dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari a Imola
Foto: Jmmuguerza, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Il calendario della Formula 1 quest’anno ha subito scossoni non indifferenti.

Come noto, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno costretto alla cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita. E, con la situazione ancora lontana dall’essere risolta, anche Qatar e Abu Dhabi, che dovrebbero chiudere la stagione, restano in forte dubbio.

Nel frattempo, è stata ufficializzata una soluzione decisamente originale: il GP del Bahrain verrà recuperato il prossimo 4 ottobre. Dove? A Sepang, in Malesia.

Sì, avete letto bene.

Il nome ufficiale sarà “Gulf Air Bahrain Grand Prix in Malaysia”. Il governo del Bahrain finanzierà l’evento, mantenendo diritti commerciali e sponsor, nonostante la gara si disputerà a oltre 6.000 chilometri da Sakhir.

Una di quelle notizie che ti costringono a rileggere il comunicato una seconda volta per essere sicuro di non aver capito male. Tutto ruota attorno a interessi commerciali, sponsor e denaro. Business is business.

Però… c’è un però.

Negli ultimi giorni è emersa un’ipotesi che, se possibile, lascia ancora più perplessi: chiudere la stagione a Imola. A dicembre.

Sulla carta sembrerebbe anche una buona idea.

Il circuito è omologato. Bene.

L’organizzazione ha già dimostrato, nel 2020, di saper allestire un Gran Premio con poco preavviso. Benissimo.

La logistica europea è più semplice rispetto a organizzare una gara extra in altri continenti. Ottimo.

Si correrebbe a dicembre. Malissimo.

Chi conosce l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari sa bene che in quel periodo dell’anno il problema non è solo il freddo. Umidità, poche ore di luce e foglie sull’asfalto renderebbero estremamente complicato, se non pericoloso, disputare un Gran Premio.

Non è una semplice opinione.

A confermarlo è Luigi Mazzola, storico ex ingegnere Ferrari, intervenuto ai microfoni di PitTalk.

«Negli anni ’90 c’era la richiesta da parte dell’ente motore di fare dei long run a gennaio. Io dissi che non si poteva fare, che non si riusciva. Alla fine abbiamo fatto tre giorni, e per tre giorni abbiamo fatto solo tre installation lap: esci, fai un giro, tutto a posto, poi aspetti — il giorno dopo aspetti. Perché? Perché è un circuito dove c’è umidità e il sole non basta, perché a dicembre o gennaio hai poche ore di luce. E poi c’è anche il problema delle foglie: con la caduta autunnale e invernale, le macchine che passano le portano in pista, e te le ritrovi sempre lì. Quindi non siamo mai riusciti a girare bene.»

E stiamo parlando di condizioni normali per quei mesi. Perché poi c’è un altro dettaglio che ogni tanto l’inverno ama ricordarci: la neve.

Sempre Mazzola.

«A meno che, con il cambiamento climatico che stiamo vivendo, non arrivi qualche condizione migliore. Però mi ricordo qualche fotografia, non di decenni fa ma di pochi anni fa, di gennaio a Imola sotto la neve.»

A questo punto potremmo suggerire direttamente il nome: “Qatar Grand Prix in Imola” o “Abu Dhabi Grand Prix in Imola”. In fondo, Imola è notoriamente una delle località più esotiche del Golfo Persico.

Speriamo resti soltanto un’ipotesi. Perché il business è fondamentale, ma il buon senso dovrebbe esserlo ancora di più.

Anche Babbo Natale, pare, si sia già detto disponibile a ospitare il gran finale del Mondiale il 25 dicembre in Lapponia. E, se le monoposto dovessero avere qualche problema di percorrenza, le renne sarebbero pronte a trainarle.

A pensarci bene, non sembra nemmeno l’idea più assurda sentita quest’anno.

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