F1 | Antonelli, Sabbatini: «Bisogna vincere campionati del mondo»

Kimi Antonelli porta a casa quattro vittorie consecutive nelle prime cinque gare del 2026, richiamando la statistica di Ayrton Senna nell'anno del suo terzo mondiale. Ma Alberto Sabbatini, ex direttore di Autosprint, ai microfoni di Pit-Talk traccia il confine tra predestinato e campione: «Bisogna vincere campionati del mondo e fare carriera». Il percorso del giovane bolognese è appena cominciato.

Leader del mondiale a soli 19 anni, quattro vittorie nelle prime cinque gare della stagione e un vantaggio di 43 punti sul compagno di squadra George Russell. Numeri clamorosi per Andrea Kimi Antonelli, che al suo secondo anno in Formula 1 sta già facendo parlare di sé come di un predestinato. Ma basta tutto questo per inserirlo già accanto ai grandi della storia? Secondo Alberto Sabbatini, ex direttore di Autosprint, intervenuto ai microfoni di Pit-Talk, la risposta è no: per entrare nel pantheon servono titoli mondiali.

 

Andrea Kimi Antonelli, ormai conosciuto da tutti solo come Kimi Antonelli, classe 2006 da Bologna. Gli appassionati di Formula 1 lo hanno conosciuto nel 2025, quando Mercedes gli ha affidato il sedile lasciato libero da Sir Lewis Hamilton. E non un sedile qualsiasi: quello di un sette volte campione del mondo.

Il talento e il potenziale si erano già visti lo scorso anno. Ma quest’anno Kimi sembra avere qualcosa in più: quella naturalezza che appartiene ai piloti destinati a restare al vertice a lungo. Velocità, adattamento immediato, aggressività in pista e soprattutto nessun timore reverenziale.

Lo si è visto anche nell’ultimo GP del Canada, dove ha battagliato apertamente con il suo compagno di squadra George Russell, che non è certamente l’ultimo arrivato. Certo, il ritiro dell’inglese non ci ha permesso di capire fino in fondo come sarebbe finita, ma Antonelli aveva dato l’impressione di avere qualcosa in più.

Ha la stoffa del campione? I presupposti ci sono tutti.

I numeri parlano chiaro: 131 punti, quattro vittorie consecutive nelle prime cinque gare, ottenute su circuiti molto diversi tra loro, 43 punti di vantaggio su Russell. Un avvio impressionante, che inevitabilmente ha accesso paragoni importanti.

Sull’idea che questi numeri, per quanto eccezionali, siano da soli sufficienti per affiancare il nostro Kimi a campioni del calibro di Senna, Schumacher, Vettel, Hamilton, Prost, è intervenuto Alberto Sabbatini di Autosprint ai microfoni di Pit-Talk.

«Beh, no, non lo possiamo affiancare — perché questi nomi altisonanti hanno vinto dei titoli mondiali, non hanno vinto semplicemente delle gare. Però per vincere dei titoli mondiali hanno vinto in sequenza le prime gare. Senna, nell’anno in cui vinse il suo terzo mondiale, vinse le prime quattro gare della stagione. Mi ricordo ancora che mi disse: «Sì, adesso la Williams sta recuperando, ma io intanto ho vinto le prime quattro gare — cominci bene, poi ti porti avanti il vantaggio.» E Antonelli, queste prime quattro gare della stagione, se le è messe in saccoccia [NB: «saccociaccia» nella trascrizione originale — colloquialismo meridionale per «tasca»] — e si porta questo bel vantaggio nel mondiale, aiutato anche dalla sfortuna di Russell, ma anche da un talento incredibile. »

Va detto anche che Antonelli si trova nelle condizioni ideali per crescere.

La Mercedes già nei test pre-stagionali aveva dimostrato di aver interpretato il nuovo regolamento meglio degli altri. Poi sono iniziate le gare e si è capito che non era “meglio”. Era parecchio meglio. Una monoposto con un bilanciamento aerodinamico eccezionale, trazione in uscita di curva superiore, e un motore – che lo si misuri a freddo, a caldo, o a tiepido – dominante. Veloce, stabile e pure esteticamente accattivante. Cosa si può volere di più? Brackley ha fatto all-in.

Dall’altra parte del box c’è George Russell: pilota veloce e affidabile, ma ancora distante dall’essere considerato un campione – quantomeno in pista, perchè viceversa in Instagram, sul fronte stile e glamour, il ragazzo non sbaglia un colpo.

Per onestà intellettuale va detto pure che George ha avuto una combinazione di problemi tecnici e strategici. Anomalia tecnica in Cina durante il Q3, safety car nel GP del Giappone uscita in un momento sfavorevole per la sua strategia, fino al ritiro del GP del Canada.

Ma come si dice, la fortuna aiuta gli audaci. E ad Antonelli l’audacia non manca di certo.

Stiamo comunque parlando ancora di singole gare, e Sabbatini invita a guardare oltre i singoli risultati.

«Deve ancora dimostrare di essere nella cerchia dei veri campioni: non basta vincere tante gare per diventare uno dei più forti della storia — bisogna vincere campionati del mondo e fare carriera. Però nessuno si aspettava una maturazione così rapida, al suo secondo anno di Formula 1. »

Ed è probabilmente questo il punto più corretto. Perché tutto lascia pensare che Kimi Antonelli abbia davvero la stoffa del fuoriclasse. Ma la Formula 1 insegna che il talento, da solo, non basta: servono tempo, continuità, capacità di confermarsi e soprattutto titoli – di “zeru tituli”, per usare un’espressione di Mourinhana memoria, ne è piena la storia.

Il percorso è appena iniziato.

E forse è proprio questo il bello: invece di avere fretta di inserirlo già tra le leggende, conviene godersi la nascita e il viaggio di un potenziale campione.

Prossima fermata: Monaco. E comunque vada, ci sarà da divertirsi!

Stay tuned.

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