In Formula 1 esistono piloti che ti battono in pista. E poi esistono piloti che ti entrano anche nella testa.
Sir Lewis Hamilton appartiene a quest’ultima categoria. E c’è chi inizia a chiedersi se Charles Leclerc non stia già sperimentando sulla propria pelle quello che, anni fa, visse Nico Rosberg.
Il paragone può sembrare esagerato. D’altronde Leclerc, fresco di rinnovo Ferrari, resta uno dei talenti più cristallini della griglia e due Gran Premi non fanno una sentenza. Però qualche segnale interessante c’è.
Il precedente Rosberg
Facciamo un passo indietro. Nico Rosberg, contro Hamilton, nel 2016 vinse persino un Mondiale. Missione compiuta, trofeo in bacheca, titolo conquistato e nome inciso nell’albo dei piloti immortali.
Peccato che pochi giorni dopo abbia deciso di ritirarsi. Come dire: “Ho scalato l’Everest, adesso lasciatemi respirare”. A essere maliziosi, ci si potrebbe aggiungere anche un “Quando mi ricapita?”. Perché Nico era un buon pilota, ma non un fenomeno. E lo sapeva. In quell’anno, evidentemente, i pianeti si erano allineati.
Negli anni successivi il tedesco ha raccontato quanto fosse stato mentalmente devastante convivere con Hamilton dall’altra parte del box. Per batterlo serviva essere perfetti. Sempre. E vivere così, alla lunga, consuma. Ultimamente Rosberg ha commentato anche le angherie psicologiche inflittegli da Michael Schumacher… ma ce l’avevano tutti con lui?
L’analisi di Stirano: l’osservazione che fa rumore
Comunque, tornando a noi: ecco perché qualcuno oggi vede una situazione simile in Ferrari. Ai microfoni di Pit Talk, nell’ultima puntata, l’ingegner Giorgio Stirano non smentisce questa lettura.
Hamilton è arrivato a Maranello tra fanfare, selfie e aspettative fuori scala. Il primo anno di adattamento era inevitabile. Nuova squadra, nuovi metodi, nuova macchina. Ma adesso il sette volte campione del mondo sembra aver iniziato a capire come muoversi all’interno dell’universo Ferrari.
“Hamilton è riuscito a trovare degli spazi e a portare la squadra progressivamente più vicina a lui. Lo vedi tranquillo nel comportamento, perché da inglese ha finalmente capito come funzionano gli spaghetti, come si devono far cuocere.”
Ed è qui che la faccenda diventa interessante. E, contestualmente, complicata per Charles.
Per anni Leclerc è stato il centro del progetto. Il predestinato. Il volto Ferrari. Quello attorno a cui costruire il futuro. Il re di Maranello, per dirla in francese da monegasco purosangue: le roi.
Poi è arrivato Hamilton, che di mestiere fa il campione del mondo e, come effetto collaterale, attira tutta l’attenzione disponibile nel raggio di chilometri. Dentro e fuori dal paddock, visto lo stile glamour e il mondo patinato che lo circondano.
E quindi cosa succede? Improvvisamente, il box rosso non ruota più soltanto attorno a Charles.
Sul tavolo c’è anche la questione del recente rinnovo contrattuale. Da un lato avrebbe dovuto dare la giusta serenità a Leclerc, ma dall’altro ha probabilmente aggiunto pressione, soprattutto dopo le sue dichiarazioni di amore incondizionato verso la Rossa e di estrema fiducia nella bontà del progetto.
I segnali di Canada e Monaco
Nel frattempo, sono arrivati i GP di Canada e Monaco: due weekend che hanno acceso qualche campanello d’allarme. Attenzione: Monaco è Monaco. Vale sempre metà come indicazione tecnica e il doppio come fonte di polemiche. Quindi niente processi sommari.
Però, messi insieme, gli ultimi due GP hanno mostrato un Leclerc meno sereno del solito. Qualche errore, qualche tensione e, soprattutto, quella sensazione che il confronto interno stia diventando più pesante del previsto. I dati dei distacchi in qualifica e in gara raccontano una storia da tenere d’occhio.
È presto per parlare di crisi? Assolutamente sì. È presto per chiedersi se Hamilton stia iniziando a fare Hamilton? Forse no.
Perché il britannico ha una caratteristica che solo i campioni possiedono: trasforma ogni compagno di squadra in un esame continuo. Non basta essere veloci. Devi esserlo ogni sabato, ogni domenica, ogni sessione. Se sbagli, lui è lì. Se esiti, lui è lì. Se pensi di aver fatto un gran giro, spesso lui è ancora lì davanti.
Una presenza che, alla lunga, può diventare scomoda. Molto scomoda.
E non dimentichiamo nemmeno che Sir Lewis, a differenza di molti altri suoi illustri colleghi, ha apertamente apprezzato il nuovo corso della Formula 1 e le nuove monoposto. Qualcosa che, in prospettiva, vorrà pur dire.
Barcellona, primo banco di prova
Ecco perché Barcellona potrebbe dirci qualcosa in più. Non tanto sulla classifica mondiale, quanto sugli equilibri interni Ferrari.
Se Leclerc tornerà a mettere le cose in chiaro, il dibattito si spegnerà rapidamente. Se invece Hamilton dovesse continuare a crescere e a stargli addosso, allora la domanda diventerà inevitabile.
Hamilton sta davvero iniziando a far friggere il cervello a Leclerc?
Per ora è soltanto una teoria. Ma in Formula 1 le grandi storie iniziano quasi sempre così: con un dubbio che sembra esagerato. E, qualche gara dopo, diventa l’argomento principale del paddock.


















