Turrini su Ferrari 2026: Coletta il nome giusto se Vasseur fallisce

Leo Turrini indica il 2026 come anno spartiacque per Frédéric Vasseur alla guida della Ferrari. Se la stagione dovesse chiudersi senza vittorie, il giornalista vede in Antonello Coletta — artefice del dominio Ferrari nel WEC — il candidato naturale alla successione. Ma dietro la questione del team principal, Turrini individua un problema strutturale più profondo: un deficit cronico di metodo, organizzazione e valorizzazione dei talenti interni.

Se il 2026 dovesse chiudersi senza vittorie, per Leo Turrini il cambio al vertice della Scuderia Ferrari diventerebbe inevitabile. E il nome che indica con decisione è quello di Antonello Coletta, l’uomo che ha riportato il Cavallino a dominare nel Mondiale Endurance. Ma il vero nodo, secondo il decano del giornalismo motoristico italiano, è ancora più profondo: non riguarda soltanto il team principal, bensì un problema strutturale che la Ferrari si trascina da oltre un decennio.

Vasseur sotto esame: “Un’altra stagione così e qualcosa cambierà”

Per la prima volta in modo così esplicito, Turrini individua nel 2026 una sorta di anno spartiacque per Frédéric Vasseur. Il giornalista non nasconde di augurarsi che il manager francese riesca a difendere il proprio ruolo con i risultati, ma ammette che un’altra stagione negativa renderebbe naturale una riflessione profonda.

“Questo è il quarto anno di Vasseur al muretto rosso. Se dovesse essere un’altra stagione come l’ultima che abbiamo alle spalle, molto negativa, senza vittorie, è normale supporre che qualcosa possa cambiare.”

Parole che pesano, soprattutto perché arrivano da una voce da sempre vicina all’ambiente Ferrari e storicamente prudente quando si tratta di mettere in discussione i vertici della Scuderia.

Turrini sceglie Coletta: “È l’uomo giusto per la Ferrari”

Alla domanda su chi potrebbe raccogliere l’eredità di Vasseur, Turrini non ha dubbi: Antonello Coletta.

L’attuale responsabile del programma Hypercar è reduce da risultati straordinari: tre vittorie consecutive alla 24 Ore di Le Mans e il titolo mondiale nel FIA World Endurance Championship 2025. Un curriculum che, secondo Turrini, dimostra una qualità fondamentale per chi deve guidare la Ferrari in F1: la capacità di costruire e motivare un gruppo vincente.

“Non è vero che uno debba per forza essere un praticone di Gran Premi. La cosa fondamentale è saper far lavorare un gruppo.”

Il paragone con Jean Todt non è casuale. Quando il francese arrivò a Maranello nel 1993 non proveniva dall’F1, eppure pose le basi per il ciclo più vincente della storia Ferrari.

Il vero problema Ferrari? “Un deficit di metodo e organizzazione”

Per Turrini, però, cambiare il team principal non basterebbe da solo. Il problema della Ferrari è molto più profondo e precede sia Vasseur sia i suoi predecessori.

“Lì c’è un problema di metodo, c’è un problema di organizzazione del lavoro, c’è un problema di valorizzazione delle energie interne.”

Una diagnosi severa ma lucida. Secondo Turrini, non è credibile pensare che oltre 1.200 persone impegnate nel progetto F1 siano incapaci. Il nodo è piuttosto l’assenza di una struttura organizzativa in grado di far rendere al massimo le competenze presenti a Maranello.

I casi Resta e Rivola: talenti lasciati andare

Per sostenere la propria tesi, Turrini cita due esempi emblematici.

Il primo è Simone Resta, tecnico di grande esperienza rientrato nell’orbita Ferrari e poi lasciato partire verso Mercedes-AMG Petronas Formula One Team.

Il secondo è Massimo Rivola, cresciuto professionalmente a Maranello e oggi protagonista del rilancio di Aprilia Racing.

Per Turrini, sono segnali evidenti di una difficoltà cronica nel trattenere e valorizzare figure di alto livello.

Leadership cercasi

La parola chiave del ragionamento di Turrini è una sola: leadership.

Secondo il giornalista, la Ferrari ha tutto ciò che serve per vincere — risorse economiche, infrastrutture e competenze tecniche — ma manca una figura capace di restituire credibilità all’intero progetto e di attrarre i migliori talenti del paddock.

Ed è proprio per questo che il nome di Coletta, uomo Ferrari e leader già vincente, assume un significato particolare. Non come semplice sostituto di Vasseur, ma come possibile simbolo di una nuova fase.

La domanda, ora, è tutta nelle mani di John Elkann. Se il 2026 dovesse chiudersi senza successi, la tentazione di seguire il modello vincente del WEC potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più concreto. Perché, come suggerisce Turrini, il tempo delle attenuanti a Maranello sta finendo.

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