La NTT Indycar Series è entrata finalmente nel Month of May, con il Sonsio Grand Prix di Indianapolis, sul circuito interno al leggendario ovale. La vittoria è andata a Christian Lundgaard (Arrow McLaren), secondo posto per David Malukas (Team Penske) con Graham Rahal (Rahal Letterman Lanigan Racing) a completare il podio. Quinto il leader del campionato Alex Palou, che scattava dalla pole position. 85 giri di pura adrenalina, con tanti colpi di scena e sorprese inaspettate.
Questa gara avrebbe dovuto avere un finale probabilmente diverso ma, complice la direzione gara e qualche incomprensione di troppo, abbiamo assistito a qualcosa di speciale da parte di Christian Lundgaard e, allo stesso tempo, all’ennesima dimostrazione del perché Alex Palou abbia il numero 1 stampato sul musetto della sua Dallara IR18 Honda. Ma, a questo punto della storia, ci torneremo dopo.
Arrow McLaren dimostra che, quando indovina il week end, il risultato arriva. Christian Lundgaard ha vinto con pieno merito, con un sorpasso da antologia su David Malukas e un passo spaventoso nell’ultimo tratto di gara. Peccato per Pato O’Ward, centrato in curva 1 da Felix Rosenqvist (Meyer Shank Racing) e successivamente alla curva 13 da Sting Ray Robb (Juncos Hollinger Racing), episodi che non gli hanno consentito di andare oltre la diciottesima posizione. Altra buona prestazione di Nolan Siegel, giunto in top ten. Sarebbe ora, come per altro già detto, che questi exploit da parte del team papaya diventassero la normalità. O’Ward scattava dalla seconda posizione, a dimostrazione del week end solido da parte della squadra.
Goodnight papaya fans. pic.twitter.com/xVwpce1vh4
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Team Penske con l’amaro in bocca. Sì, perché alla prima vittoria di David Malukas ci avevano ormai fatto la bocca, ma Lundgaard ha avuto altri piani. Il neo acquisto del team di The Captain è sempre più leader di una squadra che fatica a trovare costanza (e sostanza). Se Josef Newgarden ne ha già vinta una e ha concluso quarto, Scott McLaughlin giunto quattordicesimo è sempre più in una spirale discendente dalla quale sembra non riuscire a venir fuori. Di certo, una squadra con il blasone di Penske non può permettersi piloti a mezzo servizio o con poca convinzione. Will Power ha lasciato la squadra l’anno scorso, chi sarà il prossimo?
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Rahal Letterman Lanigan Racing inizia a diventare una costante dell’alta classifica e, la cosa, non può che far piacere. Parliamo di un team di seconda fascia che è già a due podi e che ha messo Graham Rahal e Louis Foster in top ten. Ventesimo posto per Mick Schumacher che insomma, bene ma non benissimo. Se qualcuno cerca di convincervi che in IndyCar si possa fare risultato soltanto in un team di livello, ditegli che il buon Graham ha gli stessi punti di Scott McLaughlin (Team Penske) e sette punti in meno di Pato O’Ward (Arrow McLaren). Ragazzi, conta lavorare bene e darci del gas, tutto il resto sono frasi fatte.
This is at its absolute finest#INDYCAR pic.twitter.com/YAxNcnDUAR
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Chip Ganassi Racing: non hanno vinto, ma il discorso è paradossalmente più articolato delle altre volte. Alex Palou partiva in pole position e stava comandando la gara, poi la Dallara Chevy di Ed Carpenter Racing guidata da Alexander Rossi si è ammutolita proprio sul traguardo e galeotta fu la bandiera gialla. Sì, perché sia Ganassi che Andretti hanno frainteso la tipologia di bandiera gialla esposta. Per chi non lo sapesse, in IndyCar esiste una distinzione fondamentale tra caution locale e full-course yellow: nel primo caso il gruppo non si compatta e chi rientra ai box perde posizioni. Ed è stata questa l’incomprensione: scambiando la caution locale per una full-course yellow, Palou e Kirkwood sono rientrati ai box al giro 24 cedendo la testa della corsa, mentre gli altri team — che avevano correttamente interpretato la situazione — sono rimasti in pista e si sono ritrovati davanti a loro. In pratica, lo spagnolo stava dominando il week end, partiva dalla pole position e si è ritrovato ultimo per colpe non sue. Poco male, lo spagnolo ha rimontato fino alla quinta posizione e, con Kyle Kirkwood (Andretti Global) giunto nono, ha rafforzato la leadership in campionato. Avete capito perché Alex Palou è il campione di categoria? Se non può vincere, riesce sempre a metterci una pezza. Sesto posto per Scott Dixon e dodicesimo per Kyffin Simpson. Mentre gli altri vincono una volta ogni tanto, Ganassi è sempre lì. Così, per gradire.
Andretti Global, week-end incolore. Hanno avuto la stessa interpretazione (errata) di Chip Ganassi Racing, solo che Kyle Kirkwood è giunto nono, quattro posizioni dietro a Palou. Tredicesimo posto per Will Power, ritirato Marcus Ericsson per un problema meccanico. C’è quasi la sensazione che, la squadra, si aggrappi solo e unicamente alle magie di Kirkwood sui circuiti cittadini. A livello di piloti, l’addio di Colton Herta inizia a farsi sentire oltre il dovuto. Per Will Power si sapeva che non sarebbe stato semplice cambiare totalmente aria (e macchina) a quarant’anni, mentre per quanto riguarda Ericsson forse sarebbe ora di farsi qualche domanda.
Guai a rilassarsi. La prossima è la Indy500, nel week end del 24 maggio!
WHAT. A. RACE. pic.twitter.com/j3YyaxEMoW
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