Quando un tecnico del calibro di Wolf Zimmermann lascia un progetto alla vigilia del più grande cambio regolamentare degli ultimi anni, difficilmente si tratta di una coincidenza. È da questo dettaglio che Mattia De Filippi, conosciuto online come Deffo, costruisce una delle analisi più interessanti emerse nell’ultima puntata di Pit Talk.
Secondo il creator emiliano, i segnali di difficoltà del progetto Ferrari erano già evidenti molti mesi prima dell’inizio della stagione.
“Ho iniziato a dire anche sui miei social: è un po’ strano che il capo del progetto con cui vai a presentarti a un nuovo ciclo regolamentare se ne vada. C’è qualcosa che non quadra.”
Una frase che oggi assume un significato ancora più pesante alla luce delle indiscrezioni tecniche emerse negli ultimi mesi.
Un errore che ha cambiato tutto
Il nodo centrale sarebbe stato un errore nei calcoli relativi al potenziale calorifico nella camera di combustione. Un problema che avrebbe costretto Ferrari a mettere da parte il progetto originario e a ripiegare su una soluzione molto più conservativa.
“È poi uscita la notizia del fatto che fossero stati sbagliati dei calcoli sul potenziale calorifico nella camera di combustione, e che si sia dovuto ricominciare adattando il motore vecchio.”
Tradotto in termini pratici, la power unit Ferrari 2026 non sarebbe il frutto di un concetto completamente nuovo, ma l’evoluzione di una base già esistente, modificata per rispettare le nuove normative.
“Non è un’innovazione, ma una scelta sicura”
È proprio questo il passaggio più duro dell’analisi di Deffo.
“Quindi questo motore non è un’innovazione, ma una scelta sicura.”
In una F1 che si appresta a vivere una rivoluzione tecnica senza precedenti, presentarsi con un progetto prudente potrebbe rappresentare un handicap pesante. La storia insegna che i grandi cambi regolamentari premiano chi osa, non chi si limita a ridurre i rischi.
Ecco perché le voci di un deficit di circa 30 cavalli rispetto ai migliori concorrenti continuano a preoccupare tifosi e addetti ai lavori.
ADUO: occasione o semplice cerotto?
La Ferrari potrebbe beneficiare del meccanismo di concessioni previsto dal regolamento, l’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), che garantisce maggiori possibilità di sviluppo ai costruttori in ritardo.
Esistono però forti dubbi sulla reale efficacia di questo strumento. Recuperare un gap così importante non significa semplicemente aggiungere qualche aggiornamento: significa correggere le fondamenta di un progetto nato sotto il segno del compromesso.
Una scelta che può segnare un intero ciclo
Il 2026 avrebbe dovuto rappresentare la grande occasione per riportare la Ferrari al vertice. Se però la base di partenza è meno ambiziosa del previsto, il rischio è quello di iniziare il nuovo ciclo regolamentare già all’inseguimento.
Deffo non emette sentenze definitive, ma il suo ragionamento è estremamente chiaro: quando un progetto rivoluzionario si trasforma in una “scelta sicura”, significa che qualcosa si è inceppato molto prima del debutto in pista.
E in F1, quando si parte con il freno tirato, recuperare terreno diventa sempre un’impresa titanica.





