Poco più di un anno fa Otmar Szafnauer dichiarò, con tono volutamente criptico, di stare lavorando con “persone serie” per portare un dodicesimo team in Formula 1. A marzo 2026 la mossa si è materializzata: il romeno-americano è entrato come CEO e Managing Partner nella Van Amersfoort Racing, storica realtà delle categorie junior con 51 anni di storia alle spalle, oggi di proprietà del magnate messicano Rafael Villagómez Sr. Il puzzle sembrava completarsi. La realtà, guardandola da vicino, è più complicata.
Il progetto ha una logica interna riconoscibile. La fortuna della famiglia Villagómez affonda le radici nell’estrazione mineraria — oro e argento nello stato del Guanajuato, in Messico, sin dal 1934, quattro generazioni di attività estrattiva — e il magnate possiede oggi una società di gestione di miniere operativa non solo in patria. Il riferimento dichiarato — non da analisti esterni, dai diretti interessati — è il modello Lawrence Stroll: imprenditore che investe nel motorsport costruendo attorno alla carriera del figlio un ecosistema sportivo destinato a scalare verso la massima categoria. Szafnauer è la tessera tecnica del mosaico, l’uomo con i contatti giusti nel paddock e la credibilità operativa necessaria per sedere ai tavoli che contano.
Vale allora la pena porre una domanda scomoda: se il modello è davvero quello Stroll, chi sarebbe il pilota del futuro team F1 di Villagómez? Rafael Jr. corre già nella struttura, in Formula 2, nella stagione 2026. La coincidenza è quantomeno suggestiva. Costruire un team di Formula 1 attorno a un progetto sportivo meritocratico è una cosa. Costruirlo attorno a una traiettoria familiare è qualcosa di strutturalmente diverso — e il paddock lo sa distinguere.
Tutto corretto sulla carta. Nella realtà dei fatti, però, le porte restano chiuse.
La FIA ha risposto a richieste di chiarimento sull’argomento con una nota secca: al momento non esiste nessun processo formale aperto per l’ingresso di un nuovo team in Formula 1. Stefano Domenicali è stato ancora più diretto:
“Dobbiamo essere cauti. Valuteremo solo una candidatura di grande rilevanza, perché credo che siamo già a un punto in cui non c’è più spazio — logisticamente siamo al limite.”
La fee di diluizione stimata per un eventuale dodicesimo posto potrebbe toccare i 600 milioni di dollari, secondo fonti di settore — cifra che si somma ai costi operativi di un team di F1, stimati attorno ai 500 milioni annui nel regime del budget cap attuale.
C’è poi un elemento che emerge dalle fonti più accreditate e che vale la pena sottolineare. Secondo RacingNews365 — che cita fonti con diretta conoscenza della situazione — il vero motore del progetto non è la Van Amersfoort Racing in quanto tale, bensì un gruppo di investitori americani non ancora identificati. Lo stesso nome VAR, forte di una reputazione costruita su piloti come Max Verstappen e Charles Leclerc, quasi certamente resterà confinato nelle categorie junior. Il brand con cui un eventuale team di F1 si presenterebbe al via sarebbe qualcosa di diverso.

Szafnauer ha citato IndyCar e sport prototipi come alternative concrete, con l’obiettivo dichiarato di “espandersi strategicamente e accrescere il valore dell’intera entità”, ragionando — parole sue — in un’ottica di “breve più che lungo termine”. Un piano B dichiarato in anticipo è raramente il segnale di un progetto blindato.
Szafnauer resta un profilo che il paddock rispetta per le stagioni a Silverstone, quando il team era ancora Force India: tra le gestioni più efficienti nella storia recente nel rapporto budget/risultati. Quello che viene dopo, però, richiede una lettura più attenta. Estromesso da Aston Martin dopo il rebranding, liquidato da Alpine a metà stagione 2023 — nel weekend del Belgio, con modalità tutt’altro che eleganti. Due uscite di scena in due team a proprietà familiare o comunque a forte impronta personale del proprietario. Il progetto VAR-F1 si regge esattamente su quella struttura. Che Szafnauer abbia imparato a navigarla meglio di quanto non abbia fatto in passato è possibile. Che lo abbia dimostrato, per ora, non risulta.
Il dodicesimo team in Formula 1 resta un’idea lecita. Oggi, però, è ancora solo un’idea.





