La NTT IndyCar è tornata subito in pista sull’ovale di Phoenix, in Arizona. 250 giri dove nessuno si è risparmiato e che hanno visto vincere Josef Newgarden (Team Penske) davanti a Kyle Kirkwood (Andretti Global) e David Malukas (Team Penske). Malukas era scattato dalla pole position, la prima della sua carriera. Ritiro per Alex Palou (Chip Ganassi Racing) per incidente nella prima parte di gara. Con questo risultato, Josef Newgarden passa momentaneamente a condurre la classifica del campionato con 78 punti, seguito da Kyle Kirkwood con 73 e Scott McLaughlin con 66.
Team Penske, finalmente un week end di livello, come ci aveva abituato in passato. Pole position stratosferica di David Malukas, secondo posto per il re incontrastato degli ovali, Josef Newgarden. Sembrava una gara segnata, perché nelle fasi centrali Newgarden era praticamente a metà classifica, poi però è cambiato tutto. Strategia di gara perfetta, ventinove sorpassi e ultimi cinque giri come fossero la passerella perfetta per lanciare il messaggio che tutti volevamo sentire: i ragazzi di Penske sono tornati. L’aveva già parzialmente detto il week end scorso a St.Pete, quando dal fondo dello schieramento Newgarden rimontò fino al settimo posto, ma questo è stato un week end decisamente importante. È tornato Tim Cindric come stratega (non più presidente, allontanato dopo gli scandali dell’anno passato), l’innesto del giovane Malukas ha portato nuova linfa alla squadra e questi sono i risultati. Ottavo posto per Scott McLaughlin, a sancire tutte e tre le auto di The Captain in top ten. Bene così.
WHERE DID HE COME FROM?! 🤯@JosefNewgarden WINS at @phoenixraceway! pic.twitter.com/UTFmrLYViO
— NTT INDYCAR SERIES (@IndyCar) March 7, 2026
Andretti Global ci aveva quasi creduto nel colpaccio, quando Will Power nell’ultimo stint di gara era in testa con Kyle Kirkwood in zona podio. Peccato per il contatto con Rasmussen che ha causato a Power la foratura, però nel complesso si tratta di un week end solido. Will Power è tornato, ma deve ancora farne di strada: sì, perché tra questa gara e la precedente, ha messo a muro la macchina tre volte. L’adattamento continua, probabilmente non avrebbe vinto anche senza l’inconveniente con Rasmussen, ma per lo meno si sono finalmente rivisti sprazzi del miglior Power. Dall’altro lato del box, Kirkwood è un pilota di talento, ma deve trovare costanza. Notte fonda per Marcus Ericsson, giunto sedicesimo, che continua a faticare a trovare passo.
Arrow McLaren, ci risiamo! Dopo la bella gara di apertura, arriva il risultato al di sotto delle aspettative. Pato O’Ward quarto, Christian Lundgaard quattordicesimo e l’evanescente Nolan Siegel disperso nei bassifondi della classifica. O’Ward è uno dei più forti sugli ovali, ma non ha avuto il guizzo che ha avuto Newgarden sul finale di gara. Se si vuole lottare stabilmente per le posizioni di vertice, bisogna massimizzare il risultato nei week end negativi degli avversari, cosa che al team papaya non è riuscito. L’alibi della pista nuova regge fino a un certo punto: la prossima è ad Arlington, ed è nuova anche quella. C’è da svegliarsi ragazzi!
Chip Ganassi Racing, i gran delusi del week end. Alex Palou ritirato, Scott Dixon settimo e Kyffin Simpson decimo. A fare notizia è, senza alcun dubbio, il ritiro del campione spagnolo. Il contatto con Rinus Veekay lo ha estromesso dalla gara, ma sono evidenti le responsabilità dello spotter che non gli ha segnalato la presenza dell’olandese nel punto cieco dello specchietto. Un vero peccato, perché vincere era improbabile, ma sicuramente avrebbe portato a casa punti in ottica campionato. Phoenix è un ovale strano, un “tri-ovale” per la precisione, con curve insidiose e momenti delicati, specie durante i sorpassi. Servirà più attenzione per evitare altri passi falsi. Ganassi sugli ovali non si è mai espresso al meglio, tranne sporadici exploit, ma l’aver messo due macchine in top ten testimonia comunque la solidità della squadra.
Menzione di merito assoluta per Ed Carpenter Racing: Christian Rasmussen è tanto ansiogeno quanto spettacolare da vedere. Il suo mazzo di carte contiene più jolly che semi e, infatti, alla fine gli è andata male. Era il più veloce, senza alcun dubbio, ma ha rischiato di finire a muro almeno dieci volte. Peccato per il contatto con Will Power che, di fatto, ha danneggiato la sua Dallara e l’ha fatto finire dodicesimo, ma siamo di fronte a un pilota che farà sicuramente parlare di se negli anni a venire, soprattutto sugli ovali. Ottima gara anche di Alexander Rossi, giunto sesto dopo 250 giri a tutta, sempre in rimonta.
Mick Schumacher è partito quarto e ha chiuso diciottesimo, dopo un problema al pit stop. Diciamolo subito: non parti quarto a Phoenix, al primo ovale della tua carriera, se sei uno che va piano. Solo che, 250 giri in mezzo a gente con esperienza e piede di ghisa, sono tutt’altra storia. La sostanza c’è, diamogli tempo. Se vi piacciono i bei numeri, andate a rivedervi il salvataggio del rookie Dennis Hauger (Dale Coyne Racing). Fidatevi, non ve ne pentirete.
Prossima gara domenica 15 marzo, sul nuovissimo circuito texano di Arlington!
The dust has settled 🏜️
Where did your favorite driver finish at @phoenixraceway? ⤵️ pic.twitter.com/rs4CCdgVbM
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There’s a new face at the top after Round 2 👀 pic.twitter.com/yt3HH8KYiD
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