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mercoledì, Aprile 15, 2026

Indycar | Kirkwood vince ad Arlington, Andretti domina la gara

Kyle Kirkwood conquista la vittoria nella gara inaugurale di Arlington, beffando Alex Palou con un sorpasso deciso a 15 giri dal termine e portando Andretti Global sul gradino più alto del podio. Tre gare, tre vincitori diversi: Andretti, Penske e Ganassi hanno un successo ciascuno, ma è nelle retrovie — pit stop, strategie fallite e rookie sotto pressione — che si capisce già chi potrà davvero lottare per il titolo.

La NTT IndyCar Series è arrivata sul nuovo circuito di Arlington per l’ultima tappa del triple-header di inizio stagione. A vincere è stato Kyle Kirkwood (Andretti Global), davanti ad Alex Palou (Chip Ganassi Racing) e Will Power (Andretti Global). Quarta posizione per Marcus Ericsson (Andretti Global) che era partito in pole position. Settanta giri su un circuito cittadino estremamente tecnico e difficile, per via di un manto stradale molto sconnesso. La partenza è stata anticipata di un’ora per via del forte vento che minacciava di aumentare ulteriormente di intensità nel pomeriggio. Tre gare, tre vincitori diversi. I tre team storici hanno ora una vittoria a testa. Il bello di questa categoria è proprio questo: chiunque può vincere se lavora bene. Il livello è altissimo e basta una piccola sbavatura per compromettere un intero weekend.

Andretti Global, finalmente una buona prestazione. E lo si sapeva. Kyle Kirkwood nei circuiti cittadini ha una marcia in più e lo si è visto anche oggi. Partito settimo, strategia di gara perfetta con overcut sul compagno Will Power. Sorpasso su Palou con manovra da cineteca e controllo fino alla fine. Le due caution hanno soltanto rallentato l’esito inevitabile. Andretti piazza tre macchine nelle prime quattro, con un ritrovato Will Power finalmente in sintonia con la macchina. Kirkwood non lo scopriamo di certo ora: anche la passata stagione sembrava essere l’unico rivale credibile di Palou, salvo poi sciogliersi nella seconda parte del campionato. Ci sarebbe davvero di che gioire, invece i motivi per essere scontenti ci sono eccome. Marcus Ericsson partiva in pole e stava conducendo la gara, quando una sosta ai box scellerata per via di un problema con un dado lo ha fatto finire nelle retrovie. Niente di irreparabile, avendo poi concluso al quarto posto, ma Andretti ha avuto problemi con tutti e tre i piloti al pit stop ed è onestamente inaccettabile per una squadra che ambisce al titolo. Oggi è arrivata la vittoria, e va benissimo, ma se si vuole rivaleggiare con Ganassi bisogna essere perfetti.

Chip Ganassi Racing, gara solida. Dopo Phoenix il team doveva reagire, e lo ha fatto prontamente. Alex Palou partiva secondo e ha mantenuto la posizione al traguardo, perché la filosofia di casa non cambia: se non si può vincere, si punta al massimo e così è stato. La sensazione è che il team avesse previsto una gara con delle caution, circostanza in cui Ganassi non ha assolutamente rivali. Senza le interruzioni, il campione spagnolo si è limitato a stare lontano dai guai e a fare punti pesanti. A parte il guaio di Phoenix, stiamo parlando di un pilota che ha fatto un primo e un secondo posto su tre gare. Scott Dixon era nelle ultime posizioni durante il primo terzo di gara ed è giunto ottavo con una strategia basata su esperienza e gestione ai massimi livelli. Poche storie ragazzi, gli errori capitano anche a loro ma riescono quasi sempre a venirne fuori. La grande differenza rispetto agli altri è tutta qui.

Arrow McLaren, così non ci siamo. Al momento, la squadra rispecchia l’andamento della controparte in Formula 1. Zak Brown era al muretto ad Arlington sperando di avere risultati migliori rispetto alla debacle del duo Papaya a Shanghai, ma anche nella serie americana i motivi per sorridere non sono poi molti. Pato O’Ward è giunto quinto ma senza mai essere davvero in lotta per le posizioni che contano e Christian Lundgaard ha salvato un po’ la gara giungendo settimo dopo un testacoda al via che lo aveva spedito in ultima posizione. Grave insufficienza per Nolan Siegel, fuori gara negli ultimi due giri causa incidente. Purtroppo, le cartucce per il buon Nolan si stanno rapidamente esaurendo. Se la regia si ricorda di te solo quando stai per essere doppiato, c’è un problema evidente. Nonostante l’apporto economico, senza risultati sarà addio a fine stagione. Con il ritorno prepotente di Andretti, McLaren è assolutamente chiamata a uno sforzo in più e, soprattutto Pato O’Ward, deve dimostrare di aver fatto finalmente quella svolta decisiva.

Team Penske, nei cittadini, è notte fonda. Errori in qualifica, in gara, passo poco consistente. Si salva solo David Malukas, giunto sesto, anche se la rimonta di Scott McLaughlin — undicesimo — partendo dall’ultima posizione è comunque meritevole di elogio. Josef Newgarden quindicesimo dopo una gara sempre in salita e un contatto con lo stesso Malukas. La qualifica rimane sempre un grosso punto interrogativo per la squadra di The Captain, con i piloti che sbagliano il momento in cui uscire o, ancora peggio, commettono errori che li portano a dover partire dal fondo. Sugli ovali ci siamo, per il resto bisogna correre rapidamente ai ripari perché, altrimenti, la stagione rischia di essere compromessa. Il ritmo c’è, manca la visione dell’intero weekend di gara, ma il problema non sono i piloti. Il reparto strategico deve trovare una soluzione, perché non si può fare nulla in questa IndyCar se si continua a partire dal fondo per problemi in qualifica. Tutti questi errori dei piloti vengono, in gran parte, dalla non tranquillità: si esce al momento sbagliato — magari con un solo tentativo utile — si dà il tutto per tutto e si sbaglia. David Malukas è giovane ed è un ottimo innesto, ma non bisogna bruciarlo.

Andando nelle retrovie, non si può non menzionare la prestazione di Caio Collet (A.J. Foyt Enterprises), giunto dodicesimo e migliore dei rookie. Weekend decisamente complicato per Mick Schumacher (Rahal Letterman Lanigan Racing), giunto ventiduesimo. Il processo di adattamento è complicato, anche perché i test non sono poi tanti e il calendario compresso non ti dà semplicemente il tempo che vorresti avere. Bisogna arrivare e performare il prima possibile e, se non sei abituato, tutto si complica enormemente.

Adesso settimana di pausa, poi nel weekend del 27-29 marzo si va in Alabama al Barber Motorsports Park, primo tracciato permanente della stagione!

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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