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mercoledì, Aprile 15, 2026

IndyCar | Palou indomabile a St. Pete: il caso McLaren è storia

Alex Palou domina la gara inaugurale IndyCar 2026 con un overcut perfetto e mette a tacere la lunga querelle giudiziaria con McLaren.

La NTT IndyCar Championship è finalmente tornata in pista a St. Pete per la prima gara della stagione 2026. A vincere è stato Alex Palou, secondo posto per Scott McLaughlin (Team Penske) partito dalla pole position. Terzo, un ottimo Christian Lundgaard (Arrow McLaren). Cento giri dove, a farla da padrone, sono stati la visione di gara e la capacità di stare lontano dai guai.

Lo avevamo osservato già dalle qualifiche: a St. Pete la posizione di partenza e la tattica di gara avrebbero giocato un ruolo fondamentale. E così, per fortuna di qualcuno e per poca scaltrezza di qualcun altro, è stato. Sì, perché in una pista dove il giro è corto e la traiettoria è spesso una soltanto, ogni decima di vantaggio ai box può valere oro. Se esci dai box al momento giusto e rientri in pista con traffico alle spalle, ottieni un vantaggio enorme sugli avversari. Con una tattica di gara così determinante, il favorito d’obbligo era uno soltanto: Alex Palou. Partito dalla quarta posizione, nei primi trenta giri si è limitato a preservare gomme e monoposto, aspettando il momento giusto. La mossa decisiva è arrivata durante il primo ciclo di soste: mentre McLaughlin rientrava ai box al giro 35 e Marcus Ericsson al 36, Palou ha optato per un audace overcut, restando in pista fino al giro 38 sulle gomme alternate ancora vive, rientrando davanti a entrambi. Da quel momento, lo spagnolo del Team Ganassi ha fatto quello che sa fare meglio: prendere il largo, sparendo letteralmente all’orizzonte con un passo gara devastante. I pensieri e i fantasmi legati alla querelle giudiziaria con McLaren sembrano ormai alle spalle per il campione spagnolo: il tribunale britannico aveva emesso a gennaio una sentenza per oltre 12 milioni di dollari in favore di McLaren, ma nelle ore precedenti alla gara era stato raggiunto un accordo stragiudiziale definitivo. Come detto da Biagio Maglienti durante la telecronaca: voi sareste preoccupati avendo uno come Chip Ganassi alle spalle? Io, personalmente, no.

Chip Ganassi lo aveva detto a più riprese già sul finire dello scorso anno: la squadra avrebbe dovuto compattarsi subito e lavorare duramente durante la pausa invernale, perché altrimenti non sarebbero riusciti a mantenere il vantaggio. E così hanno fatto. La visione di gara di Palou e la strategia del muretto hanno confezionato una gara perfetta. Nessuna sbavatura, nessun momento critico tranne alla partenza, quando Palou ha sopravanzato Dennis Hauger (Dale Coyne Racing). Peccato per Scott Dixon e per la gomma posteriore destra avvitata male al pit stop, e per la posizione finale di Kyffin Simpson. Per il resto, il Team Ganassi rimane il riferimento assoluto. Il messaggio è chiaro: venite a prenderci.

Team Penske a due facce, con qualche segnale incoraggiante rispetto alla stagione passata. Dopo la qualifica complicatissima di Josef Newgarden, scattato dalla casella 23 per aver valutato male il momento in cui uscire per fare il tempo, la pole position di Scott McLaughlin aveva fatto ben sperare. Il neo-arrivato David Malukas, scattato dalla quinta posizione sulla monoposto lasciata libera da Will Power, lasciava presagire un weekend solido per il team di The Captain. Purtroppo una strategia non ottimale ha portato McLaughlin a cedere la leadership a Palou. Il secondo posto rimane comunque un ottimo risultato, con una rimonta assolutamente eccezionale di Newgarden, giunto settimo. La pressione del correre in un top team ha forse fatto qualche brutto scherzo a Malukas che, dopo un testacoda alla partenza, è dovuto rientrare ai box per lo scoppio della gomma anteriore sinistra. Rientrato ultimo, è risalito fino alla tredicesima posizione. Nel complesso, per Penske si tratta di un weekend positivo, ma se si vuole tornare stabilmente nelle parti alte della classifica, occorre fare qualcosa di più. Contro gli uomini di Ganassi, al minimo errore, si paga dazio.

Arrow McLaren prestazione da squadra solida, con Christian Lundgaard scattato dodicesimo e arrivato terzo, e Pato O’Ward quinto. Meno brillante Nolan Siegel, addirittura doppiato all’ultimo giro da Alex Palou. Gran gara del team papaya che, dopo l’acquisizione dell’ex quartier generale di Andretti Global — completamente ristrutturato e triplicato negli spazi — sta facendo importanti investimenti nel motorsport americano. Era forse lecito attendersi qualcosa di più da O’Ward: un Kyle Kirkwood in difficoltà con il carburante andava sorpassato, ma, tutto sommato, si tratta di un weekend buono. Adesso, occorre continuità.

Andretti Global bene ma non benissimo. Era probabilmente il team più atteso, grazie soprattutto all’arrivo di Will Power dal Team Penske. Purtroppo, l’australiano è apparso in difficoltà fin dalle qualifiche, lamentando problemi ai freni e, in generale, con i riferimenti di guida. Dopo una carriera passata a guidare motori Chevrolet, passare ai motori Honda e a una squadra completamente nuova richiede un periodo di rodaggio. La sua gara si è conclusa con la rottura della sospensione posteriore destra, nella stessa curva dove era finito a muro al sabato. Non un bel modo per iniziare, soprattutto quando i due compagni di squadra Kyle Kirkwood e Marcus Ericsson sono arrivati rispettivamente quarto e sesto. Lo avevo detto a più riprese: con Will Power servirà pazienza. In questa IndyCar non si salta facilmente su una macchina totalmente diversa dopo anni e anni in un altro team. Più si è avanti con l’età, più è difficile combattere gli automatismi. Per Power sarà — nella migliore delle ipotesi — una prima parte di stagione di totale adattamento.

Le gradite sorprese non sono mancate, una su tutte Dale Coyne Racing. Quando piazzi Dennis Hauger terzo in qualifica e Romain Grosjean sesto, il volume delle chiacchiere si alza inevitabilmente. Se poi in gara metti Grosjean ottavo e Hauger decimo, la festa è grande. Ricordiamoci che Hauger è un rookie e ha vinto il campionato Indy NXT lo scorso anno. Attenzione, perché questo non è un risultato casuale: Dale Coyne Racing sta facendo bene già dalla seconda metà della scorsa stagione, e sarà molto meglio tenerli d’occhio.

Peccato per Mick Schumacher (Rahal Letterman Lanigan Racing), fuori dopo pochi giri per un tentativo di sorpasso molto ottimistico da parte di Sting Ray Robb (Juncos Hollinger Racing) ai danni di Santino Ferrucci (A.J. Foyt Racing). Mick avrebbe avuto bisogno di macinare tanti chilometri e fare pratica con le meccaniche di una categoria che non perdona — non tanto l’essere rookie, quanto il non avere ancora dimestichezza con questo tipo di monoposto e questo tipo di gare. Non si è schierata PREMA Racing: lo si sapeva, ma il futuro rimane purtroppo una grande incognita.

Non andate via, perché l’appuntamento è tra una settimana sull’ovale di Phoenix!

Fabrizio Bianchini
Fabrizio Bianchini
Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.

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