La stagione 2026 della NTT IndyCar Series sta per accendere i motori, con il primo appuntamento a St.Petersburg che andrà in scena questo week end, partenza alle 18.20 ora italiana. La stagione scorsa si è conclusa a fine agosto, pertanto dopo un lunghissimo inverno cercheremo di fare il punto della situazione. Tanti cambiamenti, graditi ritorni e qualche situazione che desta troppe preoccupazioni, sono gli antipasti di un campionato che si preannuncia avvincente.
A scombinare i piani della stagione IndyCar 2026 ci sarà, ovviamente, il mondiale di calcio organizzato da Canada, Messico e Stati Uniti. Questo ha portato all’uscita dell’appuntamento di Toronto (sostituito dal tracciato di Markham – NdR), al ritorno di Phoenix e al nuovo ingresso di Arlington. Per festeggiare i 250 anni dell’indipendenza americana, inoltre, si correrà a Washington D.C. Phoenix e Arlington saranno subito dopo la gara inaugurale di “St.Pete”, la stagione finirà il 6 settembre sul leggendario tracciato californiano di Laguna Seca.
E, adesso, via con i temi!
Tutti a caccia del Chip Ganassi Racing e Alex Palou
E non potrebbe essere altrimenti. Sì, perché dopo la manata violentissima data alla stagione 2025, le aspettative per il 2026 sono immutate. Certo, sarà difficile ripetersi perché otto vittorie, una Indy500 e 13 podi sono qualcosa di incredibile in una categoria come la IndyCar, senza contare che gli avversari non sono stati a guardare e i giovani rampanti non mancano. La filosofia del vecchio leone (Scott Dixon) e del giovane fenomeno (Alex Palou) ha sempre dato ragione a Ganassi, senza mai tralasciare il know how tecnico che contraddistingue il team: nessuno fa girare i motori Honda, le gomme Firestone e la tattica di gara come loro. Le incertezze sono tante, ma una cosa è certa: chiunque voglia mettere le mani sul titolo 2026 dovrà fare i conti con Chip e i suoi ragazzi.
Andretti con Will Power per puntare al titolo
Se firmi con uno come Will Power, significa che vuoi sederti al tavolo che conta. Sì, perché Andretti è, tra i top team, quello che in questi anni è cambiato più di tutti. Dalla progressiva uscita di Michael Andretti a favore di Dan Towriss, all’addio di Colton Herta, approdato in Formula 2 alla corte di Hitech Grand Prix per cercare il grande salto in Formula 1, fino all’arrivo di Will Power. Confermati Kyle Kirkwood e Marcus Ericsson. Lo svedese, vincitore della Indy500 del 2022 (quando correva con Chip Ganassi Racing – NdR) è all’ultimo anno di contratto e, in questa stagione, dovrà decisamente cercare di fare qualcosa di più per mantenere il sedile o cercarne uno altrove. Will Power, dal canto suo, non è in Andretti per fare la comparsa o per fare da chioccia agli altri. Nel 2025 è stato di gran lunga il migliore dei piloti Penske e, quest’anno, sarà certamente carico per dimostrare a tutti il suo valore. Andretti Global, dal canto suo, deve necessariamente alzare il livello, perché senza la costanza di rendimento non si va da nessuna parte. Power porta con se esperienza e talento, qualità che vanno poi messe a frutto e fatte rendere al meglio.
Will a fresh start spark @Team_Penske this season?
Meet the 2026 lineup: @josefnewgarden, @smclaughlin93 and @malukasdavid. pic.twitter.com/qo7ZasdACn
— NTT INDYCAR SERIES (@IndyCar) February 23, 2026
Papaya rules? Pato O’Ward ci spera
Arrow McLaren è lo stesso team che ha chiuso il 2025 al secondo posto. Nessun cambiamento, nessuna sostituzione. Pato O’Ward, Christian Lundgaard e Nolan Siegel sono i tre alfieri chiamati a dare finalmente soddisfazione a Zak Brown e Tony Canaan. La macchina c’è, i piloti anche -Siegel deve però darsi una mossa- e la continuità è una di quelle caratteristiche che, nel motorsport, spesso premiano. Se vuole puntare al bersaglio grosso, Pato O’Ward deve ricordarsi di essere un top driver durante tutta la stagione, senza alternare prestazioni mostruose a pure e semplici comparsate.
Team Penske chiamato al riscatto
L’addio di Will Power ha portato alla promozione di David Malukas dal team di A.J. Foyt (al suo posto Caio Collet – NDR), con Josef Newgarden e Scott McLaughlin confermati. Malukas ha ben figurato durante i test, ma come abbiamo già ampiamente detto durante tutta la scorsa stagione, è la squadra che deve ricomporsi. Occorreva infatti un reset, a partire dalla mentalità dei vertici del team. Chissà che l’uscita di Power non possa, involontariamente o meno, dare la scossa di cui c’è bisogno. Il valore e l’esperienza del team di “The Captain” non sono in discussione, ma questa IndyCar ha raggiunto un livello stellare rispetto al passato e, se si vuol vincere, il blasone non basta più. Urge rispondere presente fin da subito, perché un’altra annata come quella passata, fatta di risultati orripilanti e scandali al muretto, non è più ammissibile. E, soprattutto, c’è da migliorare la qualifica: in questa categoria, se parti dietro, fai troppa fatica.
Started 2025 out HOT 🏆
Can @smclaughlin93 back up his pole performance this weekend at St. Pete? pic.twitter.com/E9dgnM3Uci
— NTT INDYCAR SERIES (@IndyCar) February 23, 2026
L’incognita PREMA Racing
Le avvisaglie di un futuro nebuloso c’erano già dal finale della stagione scorsa. Volti scuri, dichiarazioni di circostanza, risposte evasive. Le assenze di Robert Shwartzman e Callum Ilott alle giornate in cui i piloti si dedicano alla stampa, la dice lunghissima sul momento che sta vivendo la squadra. L’addio della famiglia Rosin per motivi finanziari ha aperto ufficialmente la crisi sul programma sportivo oltreoceano. C’è da trovare un compratore, ma al momento sembra che non ci siano novità all’orizzonte. Quasi sicuramente non vedremo le due PREMA in griglia almeno fino a Long Beach, ma la situazione potrebbe peggiorare. Il regolamento IndyCar non impedisce di partecipare al campionato come part-timer, ma occorre capire se il motorista e altri fornitori sono disponibili a questa soluzione. Di certo, qualche pezzo si è già perso: Ryan Briscoe, sporting director di Prema nel 2025, è passato al Team Rahal Letterman Lanigan per seguire Mick Schumacher.
Vecchie e nuove conoscenze
Lo aveva detto, l’aveva ripetuto e, alla fine, l’ha fatto. Romain Grosjean è tornato dopo una stagione di “Purgatorio” nella quale si è alternato tra pilota di riserva PREMA Racing e le gare in IMSA con Lamborghini Squadra Corse. A dargli fiducia è Dale Coyne Racing che, accanto a lui, schiera Dennis Hauger. La speranza è che Romain faccia parlare di se per il suo talento e per i risultati in pista, piuttosto che per le risse sfiorate con Santino Ferrucci. La new entry dell’anno è, ovviamente, Mick Schumacher. Vincitore della Formula 2 nella stagione 2020 e lasciato a piedi da HAAS in Formula 1 nel 2022, dopo un’annata come terzo pilota Mercedes e una promettente militanza nel WEC con Alpine, ha deciso di sposare la causa del Rahal Letterman Lanigan Racing. Il pilota tedesco con cittadinanza svizzera sarà impiegato a tempo pieno, ma chiaramente si tratterà necessariamente di una stagione di apprendistato. La squadra non è assolutamente di prima fascia, ma nel caso in cui dimostrasse il suo valore, non è escluso che le porte di un team più quotato possano aprirsi in ottica 2027. Certo è che Mick dovrà tenere la testa bassa e lavorare, perché l’idea che la IndyCar sia una categoria in cui ex piloti di F1 vanno a sparare le ultime cartucce, è tramontata da un pezzo.
A balance of legacy and leadership.
Meet the 2026 @RLLracing lineup: @GrahamRahal, @_LouisFoster and @SchumacherMick. pic.twitter.com/tSWPcSY64I
— NTT INDYCAR SERIES (@IndyCar) February 19, 2026
Occhio agli outsider
La stagione scorsa lo ha ampiamente dimostrato: tutti possono vincere le gare, tutti possono essere della partita. Il continuo miglioramento di squadre come A.J. Foyt Racing e Meyer Shank, ormai vere e proprie squadre “B” rispettivamente di Penske e Ganassi, hanno reso molto complicata la lotta per le prime posizioni. Puoi essere un top team, ma se non fai un week end perfetto fin dalle prove libere, la “corsa alle medaglie” si fa decisamente dura. Piloti come Rinus Veekay -finito in Juncos Hollinger Racing- e squadre come quella di Ed Carpenter che schiera Alexander Rossi e Christian Rasmussen, hanno già pienamente dimostrato di sapere come si sta nelle parti alte della classifica. Pensare che la stagione sia soltanto una questione tra top team, sarebbe un grosso errore. In IndyCar, chi ha sa crearsi le migliori opportunità e lavora meglio, sta davanti.
There’s no backin’ down in this livery 🎸 pic.twitter.com/GtX9hoEWDf
— Meyer Shank Racing (@MeyerShankRac) February 24, 2026
Correte a prendere il telecomando e tenetevi pronti. Domenica 1 Marzo, 18:00: giù tutto!





