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F1 | Test Bahrain, prima settimana: valori veri o sabbia negli occhi?

Una settimana di test non fa una stagione. Ma può raccontare molto più di quanto i team vogliano ammettere. In Bahrain si sono viste macchine diversissime per filosofia, gestione energetica e approccio al giro: nessun dominio, tanti dubbi e almeno quattro progetti che, se sviluppati nella direzione giusta, possono giocarsi il Mondiale. La vera partita, però, è appena iniziata — ed è molto più tecnica di quanto dica la classifica dei tempi.

In F1 la prima settimana di test in Bahrain si chiude con una sensazione chiara: la griglia 2026 è molto più compatta di quanto ci si aspettasse. Ma sotto la superficie dei long run e delle simulazioni gara, si nascondono filosofie tecniche radicalmente diverse che potrebbero cambiare gli equilibri quando si inizierà a spingere davvero.

Perché se è vero che nessuno ha scoperto le carte fino in fondo, è altrettanto vero che alcune tendenze sono già emerse. E raccontano di una F1 meno “Newey-centrica” e più aperta a sorprese.

Russell in azione con la W17 in Bahrain durante i test.
Credits: Mercedes-AMG PETRONAS F1 Team
#F1Testing

Mercedes: velocità pura, ma metà del potenziale è nascosto

La sensazione più forte lasciata dalla Mercedes è legata alla velocità di punta. La W17 sembra progettata per sfruttare una power unit molto raffinata, con rapporti lunghi e una filosofia energetica differente rispetto ai rivali.

Sul giro secco il potenziale intravisto è altissimo — probabilmente riferimento — ma l’affidabilità resta il vero punto interrogativo. I run interrotti e alcune fasi fuori finestra indicano che la mappatura PU-ERS è ancora in fase di ottimizzazione.

Tradotto: Mercedes potrebbe aver mostrato solo il 50% del pacchetto. Ma quel 50% basta per capire che il motore spinge forte. Resta da vedere quanto sia sfruttabile.

Ferrari: passo gara solido, ma il posteriore inquieta

La Ferrari esce dalla prima settimana con sensazioni più complete rispetto al 2025. Il passo gara è apparso costante, con una gestione energetica efficace soprattutto nelle fasi freno-gas dove la monoposto riesce a ricaricare senza perdere troppo tempo sul giro.

Il dato sull’affidabilità — tanti giri completati — è un segnale importante in ottica mondiale.

Il limite? L’instabilità del retrotreno. In ingresso e soprattutto in uscita, la SF-26 ha mostrato movimenti che obbligano i piloti a non sfruttare completamente il potenziale. Il tema sembra più di bilanciamento che di carico puro, quindi teoricamente risolvibile via setup. Se sistemano il posteriore, la Ferrari può stare stabilmente nel gruppo di testa.

McLaren: la macchina più completa del lotto

Se c’è una monoposto che ha convinto in quasi tutte le aree, è la McLaren. Carico aero solido, retrotreno stabile, buona integrazione telaio-power unit.

Non è sembrata la più veloce in assoluto, ma probabilmente la più equilibrata. E in F1 moderna l’equilibrio vale quanto il picco prestazionale.

Interessante la scelta di rapporti più corti, segno di una filosofia opposta a Mercedes: meno velocità di punta, più trazione e risposta.

Occhio perché nei long run simulati era lì con Ferrari — e qualcuno nel paddock la vede persino leggermente avanti come gestione complessiva.

Hadjar, Red Bull, Test Bahrain 2026.
Credits: Oracle Red Bull Racing via X
#F1Testing

Red Bull: forte, ma non dominante (per ora)

La RB nuova lascia una sensazione insolita: competitiva, ma “normalizzata”.

La filosofia energetica appare la più integrata del gruppo, con prima marcia lunga per favorire la ricarica nelle curve lente. Il problema è che il telaio, almeno per ora, sembra più pesante e meno efficace nelle curve medio-basse.

Risultato: macchina costante, ma non devastante.

Il potenziale di sviluppo però è enorme. Se trovano grip meccanico, il salto può arrivare in fretta — già dai primi aggiornamenti.

Alpine: power unit buona, integrazione da rifinire

La PU Mercedes é chiaramente molto valida, ma il telaio non la sfrutta ancora al meglio. La monoposto anglo-francese ha mostrato buoni spunti, ma senza continuità nel passo gara.

Serve lavoro di integrazione, soprattutto sul bilanciamento nelle fasi di rilascio.

Haas: concreta e affidabile

Pochi picchi, ma tanta sostanza. Haas ha completato il programma senza grandi intoppi, il pacchetto é sembrato efficiente ma non estremo.

Da centro gruppo solido, almeno per ora.

Racing Bulls: buona base, ma pochi run spinti

La sensazione è che il team abbia lavorato più sulla comprensione che sulla prestazione pura. La PU sembra affidabile, ma mancano riferimenti sui giri push.

Williams: meccanica interessante, ma tempi alti

Buona base telaistica, ma ancora lontani come performance pura. Serve carico aerodinamico.

Audi: rivoluzione in corso

Innovazioni radicali, ma tempi ancora lontani. È la classica wildcard: o trovano la chiave, o rischiano di restare indietro.

Alonso in azione con la AMR26 durante i test in Bahrain.
Credits: Aston Martin Aramco F1 Team
#F1Testing

Aston Martin: progetto acerbo

Problemi su power unit Honda, aerodinamica e peso. Per ora lontani dai riferimenti, ma è un progetto che necessita tempo.

Cadillac: fanalino di coda

Sembrano davvero molto indietro rispetto a tutti, ma d’altronde in F1 c’è bisogno di tempo e loro si sono appena affacciati nel Circus. Probabilmente si prospetta un anno di sofferenza dove raccogliere più esperienza possibile.

Il vero dato politico: la PU 2026 è già la partita decisiva

Il Bahrain ha confermato una cosa: la nuova era tecnica in F1 si giocherà moltissimo sull’integrazione power unit-telaio.

Non basta avere cavalli. Serve saperli usare, ricaricare, distribuire.

E qui le differenze viste sono enormi:

  • Mercedes punta su efficienza e velocità massima
  • Ferrari su recupero energetico in percorrenza
  • Red Bull su integrazione totale
  • McLaren sull’equilibrio telaistico

Quattro strade diverse per arrivare allo stesso obiettivo.

Sarà una stagione combattuta?

Dopo una settimana non esiste una vera gerarchia, ma esiste una sensazione:

– Nessuno sta dominando.

– Tutti hanno potenziale nascosto.

– La stagione potrebbe aprirsi con almeno 4 team in lotta reale.

E forse è la notizia migliore per la F1.

Davide Rossi

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