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Aston Martin: disastro apparente, Alonso lancia i guanti

Test Bahrain 2026: Aston Martin in crisi, la frustrazione di Alonso che lancia i guanti, ammissioni choc di Stroll su un gap di quattro secondi e mezzo, sidepod estremi che soffrono già di surriscaldamento e dubbi pesanti su Newey e la nuova Honda. Dopo due giorni di test a Sakhir l’Aston Martin 2026 è sotto esame. Ma è un bluff o la dura realtà?

Il cronometro nei test mente quasi sempre, ma il linguaggio del corpo? O, per usare termini a noi cari, “l’ufficio facce”? Quello è una sentenza.

Dopo la seconda giornata di test in Bahrain, l’aria che si respira nel box Aston Martin non è solo calda per via del sole di Sakhir; è elettrica, carica di una tensione che non vedevamo da anni. Abbiamo raccolto dati, analizzato i long run e ascoltato i sussurri dietro le serrande dei box.

Non servono i sensori pitot per capire che qualcosa non va. Vedere Fernando Alonso scendere dalla AMR26 e scaraventare i guanti con quella furia agonistica che lo contraddistingue è un segnale d’allarme rosso fuoco. Lo spagnolo non accetta di fare la comparsa, specialmente nell’anno che potrebbe essere quello finale in Formula 1 e che – secondo i suoi piani – poteva e doveva essere quello della famosa “numero 32” (inteso come vittoria che insegue da 13 anni) se non anche qualcosa di più. In pratica non sono neanche lontanamente dove volevano essere. 

A rincarare la dose ci ha pensato Lance Stroll, solitamente molto abbottonato. Al termine della sua sessione (solo 36 giri, causa “data anomaly” sulla Honda), non ha girato intorno al problema: “In questo momento sembriamo quattro secondi, quattro e mezzo, dalla squadra più veloce. Dobbiamo trovare quattro secondi di performance”. Quattro secondi. Non decimi. Secondi. E quando gli hanno chiesto un aspetto positivo della nuova AMR26, la risposta è stata lapidaria: «La livrea è bella».

La AMR26 che abbiamo ammirato in pista è esattamente quella che Adrian Newey aveva promesso: estrema, aggressiva, al limite del regolamento. Sidepod a “tubo” sottilissimi, radiatori alloggiati in un packaging strettissimo, airbox triangolare, cofano motore rastremato al massimo. Un concetto spinto fino all’estremo per guadagnare carico e minimizzare la resistenza.

Il prezzo da pagare è già visibile: surriscaldamento. Già nella sessione pomeridiana di giovedì la squadra ha dovuto aprire nuove griglie di aerazione sulle fiancate, sacrificando parte dell’efficienza aerodinamica pur di far respirare la Honda. Problemi che con 30 °C in Bahrain sono gestibili a fatica; con 40-45 °C in estate o l’umidità di Singapore rischiano di diventare cronici.

Per la prima volta nella sua leggendaria carriera, il “mago dell’aria” sembra aver sbattuto contro il muro della realtà. Newey stesso ha ammesso che il programma wind-tunnel è partito con quattro mesi di ritardo. La storia insegna che non ha mai fallito un cambio regolamentare importante ma questa volta il ritardo nello sviluppo in accoppiamento con una power-unit Honda nuova di zecca e un telaio estremo complicano tutto.

Il ritorno ufficiale di Honda (è stata sempre in Formula 1 ma mascherata da Red Bull Powertrain) doveva essere il tassello mancante per il titolo. Invece i primi feedback sulla Power Unit RA626H parlano di una cronica mancanza di sincronizzazione tra MGU-K e i nuovi carburanti sostenibili, oltre a problemi termici evidenti. I “data anomalies” citati da Mike Krack nascondono una verità più amara: la PU giapponese sembra aver mancato completamente il target di efficienza termica e dispiegamento dell’energia. Cannare il progetto nell’anno del cambio regolamentare significa condannarsi a un inseguimento lungo anni, visto che questi regolamenti resteranno in vigore a lungo.

C’è però un’altra scuola di pensiero che qualcuno, tra paddock e addetti ai lavori, (noi compresi) sposa. Lawrence Stroll ha investito centinaia di milioni in questa struttura. È davvero possibile che Newey e Honda abbiano sbagliato tutto?

 

L’ipotesi del sandbagging è sul tavolo. Girare con mappature ultra-conservative, serbatoi pieni e simulare una crisi nervosa potrebbe essere una strategia per far abbassare la guardia a Ferrari e Red Bull. Ma quattro secondi restano una messa in scena troppo plateale anche per un attore come Alonso. E le modifiche visibili alla carrozzeria (le nuove feritoie) non si fanno per nascondere la performance.

Siamo solo al secondo giorno di test, quando scriviamo è in pieno svolgimento il terzo. La storia è piena di squadre che hanno sofferto a febbraio e dominato a marzo. Ma questa Aston Martin non è una squadra qualunque: è il progetto più atteso del decennio, con l’uomo più geniale della storia recente del Circus e un costruttore giapponese che torna dopo aver vinto tutto con Red Bull.

Se i problemi sono reali e profondi, il 2026 rischia di trasformarsi in un altro 2015 McLaren-Honda: tanto hype, tanta delusione. Se invece è “solo” un inizio difficile, Newey ha dimostrato mille volte di saper ribaltare le situazioni.

Per ora, però, l’immagine che resta è quella di Fernando Alonso che lancia i guanti. E quella di Lance Stroll che, con la sincerità disarmante di chi sa di non poter nascondere la realtà, dice: “Dobbiamo trovare quattro secondi!”.

L’allarme, a Sakhir, è già scattato. La stagione è lunga ma il conto alla rovescia per Melbourne corre veloce.

Francesco Svelto
Francesco Svelto
Non tifo e non simpatizzo squadre e piloti. Amo tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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